Usiamo il solito esempio: il Porphyromonas gingivalis (PG).
Il PG è un caratteristico patogeno opportunista (specificamente un patobionte) delle tasche gengivali della malattia parodontale, attacca le cellule dell’ospite anche grazie alle sue fimbrie.
Le fimbrie batteriche sono sottili estensioni filamentose che si trovano sulla superficie di molti batteri. Queste strutture, visivamente simili a peli microscopici, hanno un’importanza fondamentale nella biologia batterica.
Le fimbrie originano dalla membrana citoplasmatica e hanno una lunghezza compresa tra 0,2-2 µm. Sono strutture rigide di forma cilindrica composte da una proteina denominata pilina, che si organizza in strutture elicoidali.
All’estremo libero della fimbria sono presenti in numero variabile altre proteine dette adesine, ognuna delle quali possiede una sua struttura del tutto peculiare e complementare ad altre strutture presenti sulle cellule organiche di altri organismi viventi: queste adesine rappresentano il meccanismo con cui il batterio può aderire alle cellule dell’organismo ospite, per poi invaderle direttamente.
Questo è cruciale per la colonizzazione e l’infezione.
In alcuni casi, le fimbrie possono aiutare i batteri a muoversi verso fonti di nutrienti o a scappare da sostanze nocive. Nel caso di Porphyromonas gingivalis, le fimbrie consentono al patobionte di spostarsi anche all’interno delle cellule dell’ospite già invase e anche di spostarsi da una cellula a quella adiacente.
Il punto di attacco (il cavallo di Troia) che permette alle fimbrie del Porphyromonas gingivalis di attaccare le cellule dell’ospite è l’integrina beta-1 (β1) sulla superficie delle cellule.
L’integrina beta-1, nota anche come CD29, è una proteina di superficie cellulare che svolge un ruolo cruciale nelle interazioni tra cellule e matrice extracellulare (MEC). È parte della famiglia delle integrine, che sono eterodimeri composti da due subunità: una subunità alfa e una subunità beta. L’integrina beta-1 si può associare a diverse subunità alfa, formando complessi integrinici che funzionano come recettori-trasmettitori per vari componenti della MEC, come il collagene e la fibronectina.
Le integrine, inclusa l’integrina beta-1, sono coinvolte in vari processi biologici, tra cui:
1) Adesione cellulare: Le integrine mediano l’adesione delle cellule alla MEC, permettendo loro di mantenere la posizione nello spazio e resistere alle forze meccaniche.
2) Trasduzione del segnale: Quando le integrine si legano ad altre proteine nella MEC, trasmettono segnali biochimici all’interno della cellula. Questo processo è fondamentale per regolare funzioni cellulari come proliferazione, migrazione e differenziazione.
In alcuni casi, il legame è poi la trasduzione sono il primo passo dell’aggressione batterica diretta. Questo è ciò che si verifica con il PG con il riconoscimento delle adesine sulle fimbrie da parte dell’integrina beta-1 espressa sulla superficie delle cellule dell’ospite.
La trasduzione del riconoscimento delle fimbrie causa, a sua volta, un riarrangiamento del citoscheletro allo scopo di l’internalizzare i batteri nel citoplasma! Sono, quindi, le stesse cellule eucariote dell’organismo ospitante a favorire l’aggressione batterica.
Questo meccanismo ha sicuramente una chiara logica nel caso delle cellule del sistema difensivo/immunitario che internalizzano gli aggressori allo scopo di neutralizzarli, come nel caso dei macrofagi.
Tuttavia, lo stesso fenomeno si verifica anche con cellule che hanno capacità di difesa ridotte. Infatti, PG invade le cellule epiteliali gengivali (e non solo…), e all’interno delle stesse egli rimane vitale e si replica!
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