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Bonebending

Il bonebending è il cuore di questo blog e della mia pratica clinica. L'idea è semplice, quasi ovvia: invece di aggiungere osso dall'esterno con membrane e innesti, si sfrutta la plasticità naturale dell'osso alveolare per espanderlo dall'interno. Una cresta sottile viene aperta, allargata, rimodellata — e dentro quello spazio appena creato si inserisce l'impianto.

Non è magia. È biomeccanica applicata alla biologia. La tecnica di split crest esiste dagli anni '90, ma la mia evoluzione — il metodo Bonebenders — punta su strumenti specifici, sequenze chirurgiche codificate e un approccio mini-invasivo che riduce i tempi di guarigione e le complicanze. Le meta-analisi confermano tassi di sopravvivenza implantare superiori al 97% con questa tecnica.

Qui trovi tutto quello che ho scritto sull'espansione ossea: dall'evidenza scientifica ai casi clinici, dal confronto con la GBR tradizionale alla scelta dello spessore del lembo.

Domande frequenti

Cos'è il bonebending?
È una tecnica di espansione della cresta ossea alveolare che sfrutta la plasticità dell'osso per creare spazio sufficiente all'inserimento implantare, senza ricorrere a innesti ossei esterni.
Il bonebending è adatto a tutti i pazienti?
La tecnica è indicata quando esiste una cresta ossea residua con altezza sufficiente ma spessore ridotto. L'osso deve avere una componente spongiosa che ne consenta l'espansione. Le creste completamente corticali o con altezza insufficiente richiedono approcci diversi.

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