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30 Anni di Relazione tra Denti e Salute Generale

Dr. Ernesto Bruschi · · Agg. · 10 min di lettura
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30 Anni di Relazione tra Denti e Salute Generale

In breve — La malattia parodontale è un fattore di rischio cardiovascolare quanto il fumo. Lo Stockholm Study trentennale dimostra che batteri orali raggiungono cuore, cervello e polmoni, con odds ratio di 1,79 per la mortalità. La prevenzione dentale è prevenzione generale.

Per trent’anni ho osservato un fenomeno che mi inquietava.

Da sempre, sono abituato a studiare ogni aspetto dei pazienti e a riconoscere in particolar modo le patologie parodontali, grazie all’orientamento dei miei studi universitari e post-universitari.

Inizialmente, lo facevo in modo meno sistematico. Poi, ho imparato ad essere molto meticoloso.

Da subito, ho notato un collegamento di cui si parlava poco all’università.

Pazienti con gravi malattie parodontali sembravano avere più frequentemente anche patologie cardiovascolari, diabete, ed altro.

Ma le mie statistiche di singolo dentista hanno poco valore scientifico. E allora iniziai a fare ciò che mi riesce meglio: studiare.

Cercando sui database della letteratura scientifica, trovai migliaia di articoli che collegavano varie malattie sistemiche alla parodontite.

In particolare, fui colpito da uno di questi articoli.

Lo Studio che Ha Cambiato la Prospettiva

Nel 1985, al Karolinska Institutet di Stoccolma, il professor Per-Östen Söder avviò uno studio che sarebbe diventato il database più importante al mondo sul rapporto tra salute orale e salute generale.

Ritratto in bianco e nero di Per-Östen Söder (1928–2020) elegante, sorridente, su sfondo scuro.

Professor Per-Östen Söder (1928–2020). Tratto da Meurman e Söder (2022), licenza CC BY 4.0.

È il cosiddetto Stockholm Study, che segue (e continua a seguire) da oltre trent’anni 1676 adulti tra i trenta e i quarant’anni, registrando meticolosamente le condizioni dentali di ciascun soggetto e l’evoluzione della loro salute generale fino alla morte.

I risultati sono inequivocabili. I pazienti affetti da parodontite presentavano aterosclerosi significativamente più grave rispetto alla popolazione parodontalmente sana. Il dato più impressionante riguardava il rapporto con la mortalità: l’indice di placca elevato si associa a un Odds Ratio (OR) di 1,79 rispetto all’evento morte, mentre l’infiammazione gengivale raggiungeva un OR di 1,29, quasi quanto il fumo di sigaretta con il suo OR di 1,32.

La malattia parodontale è, quindi, un fattore di rischio importante quanto i più noti killer cardiovascolari.

I dati più recenti confermano la traiettoria, con qualche distinguo che vale la pena riportare per onestà. Wu e colleghi, in una meta-analisi del 2024 su pazienti con insufficienza renale cronica, hanno trovato che la parodontite — definita tramite perdita di attacco clinico — si associa a un rischio significativamente più alto di mortalità cardiovascolare (HR 1,57). Non tutti i sottogruppi confermano però la stessa forza del legame: un’altra revisione dello stesso anno su pazienti in fase terminale di malattia renale non ha trovato un’associazione significativa con la mortalità per tutte le cause. La relazione, insomma, resta solida a livello di popolazione generale ma si affievolisce nei quadri clinici più compromessi, dove altri fattori (dialisi, comorbidità multiple) pesano di più — un promemoria che vale anche per chi gestisce pazienti fragili dal punto di vista immunitario e metabolico.

Alla ricerca di libri sull’argomento

Cercai anche libri di testo sull’argomento.

Mi saltò subito all’occhio un testo di un cardiologo statunitense, Thomas E. Levy.

Copertina del libro

Come dice già la copertina, l’autore cita numerosi studi che collegano le malattie cardiache e il cancro del seno alle infezioni dentali e parodontali.

Per quanto riguarda il cancro del seno, secondo Levy, ci sarebbe un collegamento netto con la presenza di cure canalari (secondo l’autore, anche se apparentemente perfette e senza segni di infezione secondaria), le cui tossine viaggerebbero attraverso il sistema linfatico.

Il libro è molto interessante e lo consiglio a chiunque voglia approfondire questi argomenti. Ritengo che alcune argomentazioni siano probabilmente troppo indirizzate verso un’unico risultato, ma rimane una buona lettura.

Il fatto è che parliamo sempre di malattie che hanno, con ogni probabilità, più di una causa.

Nel 2023 uscì su Netflix anche il controverso film “The Root Cause”, poi rimosso per le proteste di numerose associazioni odontoiatriche e università degli Stati Uniti. Effettivamente, anche il film giunge a conclusioni tropppo nette, che demonizzano procedure odontoiatriche assolutamente sicure se eseguite nel modo corretto.

Tuttavia, cosa accade se queste stesse procedure sono mal eseguite e conducono a infezioni croniche silenti?

La nascita del mio libro divulgativo

Sospinto da mio instancabile amico Giulio Cesare Leghissa, al quale avevo comunicato il mio pensiero sull’argomento, selezionai i più recenti e significativi articoli scientifici che documentavano questi rapporti patologici e ne condensai i risultati nel mio libro “Killer 32”, pubblicato nel 2023.

Copertina del libro

Il titolo provocatorio vuole stimolare la curiosità del lettore.

I 32 denti ospitano oltre 700 specie batteriche che, se lasciate proliferare indisturbate, producono infezioni silenziose con impatto devastante su corpo e mente.

L’aggettivo “silenziose” è cruciale. Le infezioni dentali e gengivali sono spesso prive di sintomi evidenti, e questa caratteristica le rende particolarmente insidiose.

L’idea, nasceva nell’ambito del nostro sindacato SIOD, che vuole sensibilizzare le istituzioni, i dentisti, igienisti dentali, e pazienti verso l’importanza della prevenzione dentale per prevenire anche le malattie generali.

Il libro ha avuto un’ottimo successo con belle e gratificanti recensioni. È scritto in modo semplice e non tecnico, proprio per renderlo di facile comprensione per ognuno.

Sarebbe bene che anche i nostri governanti responsabili per la sanità pubblica ne ordinassero una copia.

Visita qui la pagina di Killer32.

La valanga di studi recenti

L’analisi bibliometrica più recente, pubblicata nel gennaio 2025 su Periodontology 2000, ha identificato 6.106 record nel database Web of Science nel periodo 1989-2024, di cui 1.519 articoli hanno soddisfatto i criteri di inclusione per lo studio della relazione tra parodontite e malattie sistemiche.

Un dato notevole: il 46,73% della letteratura su questo tema è stato pubblicato negli ultimi cinque anni, con il picco di pubblicazioni raggiunto nel 2023 con 180 articoli.

Il Risveglio della Comunità Scientifica

La frammentazione della medicina moderna ostacola la visione d’insieme.

Il dentista cura i denti, il cardiologo il cuore, l’oncologo i tumori, ma pochi guardano al paziente come sistema integrato dove ogni parte influenza le altre.

Oggi qualcosa sta cambiando. Alcune società scientifiche e operatori del settore stanno finalmente divulgando questi aspetti con maggiore forza. Era ora.

La ricerca continua a produrre evidenze, i database crescono, gli studi longitudinali confermano i collegamenti. Non si tratta più di intuizioni empiriche ma di dati statisticamente significativi che nessuno può più ignorare.

Il Meccanismo dell’Infiammazione Silenziosa

Lo studio svedese suggerì che il collegamento tra parodontite e aterosclerosi risiedesse nell’aumentata formazione di leucotrieni, molecole lipidiche che contribuiscono ai processi infiammatori e immunitari.

La produzione di leucotrieni si accompagna al rilascio di istamina, innescando cambiamenti patogeni nella parete interna dei vasi sanguigni. L’accumulo di lipidi e minerali porta alla formazione delle placche ateromatose, quelle degenerazioni delle pareti arteriose che causano perdita di elasticità, rotture vascolari, trombosi ed embolie.

La parodontite produce anche un aumento delle metalloproteinasi della matrice, proteine coinvolte nella degradazione della matrice extracellulare sia in processi fisiologici normali sia in processi patologici e tumorali. Le MMP contribuiscono alla patogenesi degli ateromi e spiegano perché le infezioni orali si associano tanto alle malattie cardiovascolari quanto all’infiammazione cronica asintomatica.

La buona notizia è che questa infiammazione è reversibile, almeno in parte. Meng e colleghi, in una meta-analisi del 2024 su ventuno trial randomizzati, hanno dimostrato che la sola terapia parodontale non chirurgica riduce in modo significativo interleuchina-6 e pressione sistolica, con evidenza più debole ma presente anche sulla proteina C-reattiva. Detartrasi e levigatura radicolare, cioè la pulizia di base che ogni igienista esegue in poltrona, spengono parte del fuoco infiammatorio che poi raggiunge organi distanti come il cervello attraverso il circolo sistemico.

Dal Cuore ai Tumori

Lo Stockholm Study non si fermò alle malattie cardiovascolari. Il gruppo di Söder studiò anche il ruolo delle infezioni orali nel cancro al seno, scoprendo che l’incidenza aumenta con la gravità della malattia parodontale.

Quando la parodontite è severa e causa la perdita dei molari inferiori, l’incidenza raggiunge il 5,5% dei soggetti, mentre in quelli parodontalmente sani scende all’1%.

Gli indicatori clinici di scarsa salute orale si associano a un’aumentata mortalità per cancro. Un indice di placca elevato correla con un OR di 1,79 rispetto alla morte, mentre l’infiammazione gengivale raggiunge un OR di 1,29. Le stime indicano che l’infiammazione causata da infezioni è coinvolta nella patogenesi di circa il 15-20% dei tumori umani. L’analisi della coorte svedese dimostrò che giovani con parodontite e molari mancanti presentano rischio aumentato di morte prematura per neoplasie e malattie dell’apparato circolatorio e digerente.

L’osservazione di Söder sul tumore al seno non è rimasta isolata. Duan e colleghi, in una meta-analisi del 2026 su 26 studi di coorte e quasi 9.000 articoli vagliati, hanno confermato l’associazione della malattia parodontale con più tipi di cancro: pancreatico (RR 1,26), vescicale (RR 1,21), esofageo (RR 1,34), prostatico (RR 1,17), colorettale (RR 1,16), gastrico (RR 1,16) e mammario (RR 1,11). Quando la diagnosi di parodontite era autoriferita anziché clinica, le stime di rischio salivano ulteriormente per quasi tutte le sedi tumorali — un dettaglio che suggerisce quanto la percezione soggettiva della propria salute orale possa nascondere un quadro infiammatorio già avanzato.

La Paradossale Fortuna di Chi Sa

Esiste un paradosso inquietante in questa storia.

Chi sa di avere problemi dentali ha un vantaggio. Sono persone che si controllano spesso, eseguono manutenzioni igieniche periodiche e difficilmente sviluppano malattie con concausa dentale. Gli studi evidenziano mortalità ridotta in chi si prende cura della salute dentale.

Coloro che sono più a rischio sono quelli che pensano di stare bene.

I denti sembrano normali, magari qualche goccia di sangue sullo spazzolino, un lieve alito cattivo che attribuiscono a cattiva digestione.

Ma nel frattempo la flora batterica patogena lavora, raggiunge organi distanti come cuore, cervello e intestino, direttamente attraverso i vasi o indirettamente attraverso i prodotti di membrana e metaboliti. Ci sono finestre biologiche in cui il conto arriva più in fretta — la gravidanza è una di queste, così come il crocevia tra obesità e squilibrio metabolico, dove parodontite e patologia sistemica si alimentano a vicenda.

La bocca non è separata dal corpo.

È la porta d’ingresso di un ecosistema microbico che può essere amico o nemico. Sottovalutare la salute orale significa sottovalutare la salute generale. I trentadue denti non sono solo strumenti per masticare. Sono sentinelle che, se trascurate, possono trasformarsi in killer silenziosi.

La scienza lo ha dimostrato. Ora tocca a noi, professionisti e pazienti, agire di conseguenza.​​​​​​​​​​​​​​​​

Chiedi al tuo dentista un accurato controllo parodontale.

Riferimenti bibliografici

  1. Meurman JH, Söder B. The Stockholm Study: over 30 years’ observation of the effect of oral infections on systemic health. Dent J (Basel). 2022;10(4):68. doi:10.3390/dj10040068 · PMID 35448062
  2. Duan C, Wan W, Tureke M, Lin D, Zhu J, Feng L, Wu Z. Periodontal disease and incidence of cancers: a systematic review and meta-analysis of cohort studies. Int Dent J. 2026;76(3):109527. doi:10.1016/j.identj.2026.109527 · PMID 41889038
  3. Meng R, Xu J, Fan C, Liao H, Wu Z, Zeng Q. Effect of non-surgical periodontal therapy on risk markers of cardiovascular disease: a systematic review and meta-analysis. BMC Oral Health. 2024;24(1):692. doi:10.1186/s12903-024-04433-0 · PMID 38877442
  4. Wu H, Wang S, Wei Z. Periodontitis and risk of mortality in patients with chronic kidney disease: a systematic review with meta-analysis. J Periodontal Res. 2024;59(5):868-876. doi:10.1111/jre.13255 · PMID 38501242
  5. Chen H, Li J. Association between periodontitis and its treatment on mortality rates of end-stage renal disease: a systematic review and meta-analysis. Med Oral Patol Oral Cir Bucal. 2024;29(3):e334-e342. doi:10.4317/medoral.26307 · PMID 38150604

Referenze

  1. https://doi.org/10.3390/dj10040068
  2. https://doi.org/10.1016/j.identj.2026.109527
  3. https://doi.org/10.1186/s12903-024-04433-0
  4. https://doi.org/10.1111/jre.13255
  5. https://doi.org/10.4317/medoral.26307

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