Fluoro in compresse ai bambini: quanto serve davvero
In breve — Le compresse e le gocce di fluoro nascono per aggiungere questa sostanza dove l’acqua non è fluorata. Le revisioni Cochrane trovano effettivamente un beneficio del 24% sui denti permanenti, che rimane incerto, però, sui denti da latte. E nessun vantaggio rispetto al fluoro applicato in superficie. Il conto da pagare è la possibile fluorosi. Le linee guida europee mettono al primo posto il dentifricio e non l’aggiunta terapeutica sistematica.
Servono davvero le gocce e le compresse di fluoro?
Le compresse nascono da un’idea degli anni Sessanta. Dove l’acqua del rubinetto non conteneva fluoro, si pensò di darlo per bocca. Il bambino lo ingerisce, il fluoro circola, e i denti che si stanno formando lo incorporano nello smalto prima ancora di spuntare.
Lo smalto si forma come “fluorapatite” e non come la normale “idrossiapatite”. La fluorapatite è più stabile dal punto di vista energetico (termodinamico) e, quindi, sicuramente più resistente a tutto.
È un’ipotesi ragionevole, per quello che si sapeva allora. Tuttavia, dal 1990 in poi diversi Paesi hanno cominciato a rivedere la questione.
Cosa hanno trovato gli studi
La revisione Cochrane di Tubert-Jeannin e colleghi ha raccolto undici studi randomizzati su 7.196 bambini, tutti con almeno due anni di follow-up.
Sui denti permanenti, confrontando le compresse con nessun supplemento, il beneficio c’è: riduzione del 24% delle superfici cariate, otturate o perse (intervallo di confidenza 16–33%). Solo che quel numero poggia su tre studi.
Sui denti da latte il risultato resta incerto. Uno studio non ha visto alcun effetto, un altro una riduzione consistente. Con due risultati opposti, la revisione si ferma e lo dice.
E poi c’è il confronto che pesa di più. Quando le compresse vengono messe al confronto con il fluoro applicato in superficie — dentifricio, gel, vernici — la differenza sparisce. Nessun vantaggio, né sui permanenti né sui decidui.
C’è un ultimo dato che gli autori mettono in chiaro e che io non nasconderei mai a un genitore. Dieci studi su undici hanno un rischio di bias poco chiaro, e uno è a rischio alto. La conclusione testuale parla di evidenza debole. Quel 24% è il migliore che abbiamo, e non è granché.
In gravidanza, nessun vantaggio
Una seconda revisione Cochrane, di Takahashi e colleghi, ha cercato studi sulle compresse date alla donna incinta per proteggere i denti del bambino che nascerà.
Ne ha trovato uno. Un solo studio randomizzato. A tre anni nessuna differenza (RR 1,46; intervallo 0,75–2,85 su 938 bambini), a cinque anni nemmeno (RR 0,84; 0,53–1,33 su 798). La qualità dell’evidenza è giudicata molto bassa.
Sulla base di quel poco che esiste, prendere fluoro in gravidanza per i denti del bambino non ha una ragione valida.
Il rischio di fluorosi
Il fluoro ingerito mentre lo smalto si sta formando può alterarlo. Si chiama fluorosi dentale, e va dalle macchioline biancastre che nota solo il dentista fino a difetti che il ragazzo si porta addosso e che gli danno fastidio allo specchio.
La revisione di Jullien sui bambini sotto i cinque anni è netta su entrambi i lati della bilancia: l’evidenza sugli effetti dei supplementi orali è «limitata e incoerente», mentre l’assunzione di supplementi nella prima infanzia risulta associata al rischio di fluorosi, nelle forme lievi come in quelle esteticamente rilevanti.
Casaglia e colleghi, misurando il fluoro nell’area vulcanica dei Castelli Romani, aggiungono un tassello che riguarda proprio le compresse: l’aumento di fluorosi osservato in aree con acqua a basso contenuto di fluoro viene attribuito all’assunzione eccessiva e inappropriata di supplementi in gocce e pastiglie, e all’ingestione di dentifricio.
Beneficio incerto da una parte, danno documentato dall’altra. Con una bilancia così, la domanda giusta smette di essere «quanto fluoro do» e diventa «perché glielo sto dando».
La domanda sul quoziente intellettivo
Nel marzo 2025 è uscita su JAMA Pediatrics una revisione sistematica con meta-analisi firmata da ricercatori del National Institute of Environmental Health Sciences americano. Settantaquattro studi, oltre ventimila bambini nell’analisi principale, e un’associazione inversa fra esposizione al fluoro e punteggi di QI.
Va letta per intero, perché i dettagli cambiano il significato.
L’esposizione misurata è quella totale, soprattutto dall’acqua potabile, e gran parte degli studi arriva da Cina e India, regioni con fluoro naturalmente alto nelle falde, su concentrazioni molto superiori a quelle dei nostri acquedotti. Cinquantadue studi su settantaquattro sono classificati ad alto rischio di bias. Nell’analisi sull’acqua l’associazione resta quando si guardano concentrazioni sotto 4 mg/L e sotto 2 mg/L, e si annulla sotto 1,5 mg/L — che è il valore di riferimento dell’OMS. Restringendo ai soli studi a basso rischio di bias, invece, il segnale sotto 1,5 mg/L riappare. Gli autori stessi scrivono che a quelle concentrazioni i dati sono limitati e l’incertezza resta.
Quindi: quello studio non dice che una compressa da 0,25 mg abbassa il QI di tuo figlio. Nessuno l’ha misurato. Dice che l’esposizione sistemica al fluoro, complessivamente, è finita sotto osservazione seria — e che aggiungerne senza una ragione è una scelta che oggi una ragione la deve avere.
Ti devi preoccupare del QI di tuo figlio che ha preso il fluoro? Se vuoi la mia opinione, no. Questo rischio, alle dosi di cui parliamo, non lo vedo. Ci possono essere mille fattori inesplorati che confondono i dati di questi studi.
Cosa raccomanda chi scrive le linee guida
L’European Academy of Paediatric Dentistry ha aggiornato le sue indicazioni nel 2019, con un gruppo di lavoro dedicato proprio a latte fluorato, sale fluorato, compresse, pastiglie e gocce, e valutazione GRADE della qualità delle prove.
La raccomandazione per la maggior parte dei Paesi europei è una: dentifricio al fluoro nella quantità giusta per l’età, insieme a una buona igiene, come regime di base. I genitori vanno istruiti sulla dose di dentifricio e devono assistere o supervisionare lo spazzolamento almeno fino ai sette anni. Il fluoro è considerato sicuro quando si seguono le istruzioni del produttore, e l’uso va sempre bilanciato fra rischio di carie stimato e possibili effetti avversi.
Il fluoro non è finito in disgrazia. Ha cambiato via di somministrazione. Meglio l’uso topico.
Cosa farei io?
Se tuo figlio ha rischio di carie basso e si lava i denti con un dentifricio fluorato adatto all’età, le compresse aggiungono poco e portano un rischio possibile, non dimostrato, che si può evitare. Questo vale per la stragrande maggioranza dei bambini che vedo.
Se invece il rischio è alto — carie già presenti, smalto difettoso, patologie o terapie che riducono la saliva, situazioni familiari in cui l’igiene quotidiana non è la priorità assoluta — allora il discorso cambia, potenzialmente. In quel caso il prescrittore deve sapere quanto fluoro c’è nell’acqua che bevete. Non è un dettaglio: nella stessa area vulcanica del Lazio il rubinetto misura fra 0,35 e 1,11 ppm, e alcune acque minerali arrivano a 1,50. Valori lontani dalle zone endemiche asiatiche, ma sufficienti a far entrare quella dose nel conto totale.
Una cosa la chiedo esplicitamente: non sospendere di tua iniziativa una terapia prescritta perché hai letto un articolo, questo compreso. Portalo al pediatra o al dentista di tuo figlio e chiedi che ti spieghino il perché di quella prescrizione. Se una ragione c’è, te la sanno dire.
E il resto continua a valere: lo spazzolino due volte al giorno, gli zuccheri sotto controllo, i controlli periodici. È la parte noiosa. Ma è anche quella che porta le persone a ottant’anni con quasi tutti i loro denti.
Vale anche qui il principio che ho scritto a proposito del sorriso gengivale negli adolescenti: su un bambino sano non si aggiunge un trattamento per rassicurare l’adulto.
Riferimenti bibliografici
- Tubert-Jeannin S, Auclair C, Amsallem E, Tramini P, Gerbaud L, Ruffieux C, et al. Fluoride supplements (tablets, drops, lozenges or chewing gums) for preventing dental caries in children. Cochrane Database Syst Rev. 2011;2011(12):CD007592. doi:10.1002/14651858.CD007592.pub2. PMID: 22161414.
- Takahashi R, Ota E, Hoshi K, Naito T, Toyoshima Y, Yuasa H, et al. Fluoride supplementation (with tablets, drops, lozenges or chewing gum) in pregnant women for preventing dental caries in the primary teeth of their children. Cochrane Database Syst Rev. 2017;10(10):CD011850. doi:10.1002/14651858.CD011850.pub2. PMID: 29059464.
- Toumba KJ, Twetman S, Splieth C, Parnell C, van Loveren C, Lygidakis NA. Guidelines on the use of fluoride for caries prevention in children: an updated EAPD policy document. Eur Arch Paediatr Dent. 2019;20(6):507-16. doi:10.1007/s40368-019-00464-2. PMID: 31631242.
- Jullien S. Prophylaxis of caries with fluoride for children under five years. BMC Pediatr. 2021;21(Suppl 1):351. doi:10.1186/s12887-021-02702-3. PMID: 34496756.
- Taylor KW, Eftim SE, Sibrizzi CA, Blain RB, Magnuson K, Hartman PA, et al. Fluoride exposure and children’s IQ scores: a systematic review and meta-analysis. JAMA Pediatr. 2025;179(3):282-92. doi:10.1001/jamapediatrics.2024.5542. PMID: 39761023.
- Casaglia A, Cassini MA, Condò R, Iaculli F, Cerroni L. Dietary fluoride intake by children: when to use a fluoride toothpaste? Int J Environ Res Public Health. 2021;18(11):5791. doi:10.3390/ijerph18115791. PMID: 34071256.
Domande frequenti
Le gocce di fluoro servono a mio figlio?
Il fluoro in gravidanza protegge i denti del bambino?
Che cos'è la fluorosi dentale?
Il fluoro abbassa il quoziente intellettivo?
Cosa raccomandano le linee guida europee?
Referenze
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