Quanta radiazione, davvero?

Dr. Ernesto Bruschi · · 9 min di lettura
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Dente stilizzato che emette onde di radiazione, con un piccolo aereo come riferimento di scala: il confronto tra la dose di una radiografia dentale e quella di un volo

In sala d’attesa la domanda è sempre la stessa. Arriva prima della poltrona, a volte prima ancora della diagnosi. Dottore, ma quante radiazioni sono?

È una buona domanda. Merita una risposta che non sia un numero buttato lì.

Il problema è che il numero, da solo, non dice niente. La dose efficace si misura in millisievert, mSv. Una radiografia endorale è 0,005 mSv. Cinque millesimi. A chi non vive di fisica medica quella cifra non racconta nulla: né rassicura, né spaventa. È muta.

Per farla parlare bisogna tradurla. E il modo più onesto è tradurla in tempo.

Il fondo del mondo

Viviamo immersi nella radiazione. Viene dal cosmo, dalle rocce, dal radon che sale dal terreno, dal potassio dentro le nostre stesse ossa. È il fondo naturale: in media circa 3 mSv l’anno, qualcosa meno nella media mondiale. Non lo sentiamo. Non possiamo spegnerlo. È la quota fissa che paghiamo per stare al mondo.

Allora la dose di un esame si può leggere così: a quanti giorni, mesi o anni di quel fondo equivale.

Una radiografia endorale, 0,005 mSv, vale circa un giorno. Un solo giorno di vita sulla Terra. Una panoramica, intorno a 0,025 mSv, tre giorni. Una Cone Beam dipende molto dal campo di vista e dalla macchina: per i volumi piccoli e medi ci si tiene tra 0,08 e 0,2 mSv — da qualche settimana a un mese di fondo — ma sui campi grandi, e su certi apparecchi, si sale parecchio. Numeri piccoli, se li si guarda da vicino.

Il volo come metro

C’è un paragone che funziona meglio di mille spiegazioni. Chi sale su un aereo e attraversa l’oceano, una sola volta, ad alta quota raccoglie i raggi cosmici che a terra l’atmosfera ci risparmia. Una tratta intercontinentale di sola andata vale circa 0,05 mSv; andata e ritorno fra l’Europa e New York, intorno a 0,1. Dieci volte la dose di una radiografia endorale, per il solo gusto di partire. Eppure nessuno, prima di un viaggio, si chiede quante radiazioni prenderà lassù.

Messe in fila con la medicina, poi, le dosi odontoiatriche si riducono a una linea. Una TC del torace è dell’ordine di 6 mSv, una dell’addome e della pelvi quasi 8, una PET/TC total body oltre 20. Due anni di fondo naturale, tre, quasi otto. È un altro ordine di grandezza. L’endorale, accanto, quasi scompare.

Infografica a barre in scala lineare che confronta la dose efficace di vari esami: radiografia endorale (0,005 mSv), panoramica (0,025 mSv), Cone Beam, volo intercontinentale andata e ritorno (0,1 mSv), TC torace (6 mSv), TC addome-pelvi (8 mSv) e PET/TC total body (oltre 20 mSv). Il distretto dentale è evidenziato e il volo intercontinentale fa da riferimento.

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Dose più alta non vuol dire pericolo

Qui serve onestà, perché è facile scivolare. Una dose più alta non è, di per sé, pericolosa; una più bassa non è automaticamente innocua. Il punto non è la dose in assoluto: è il rapporto fra il beneficio diagnostico e il piccolo rischio che ogni esposizione porta con sé. Una radiografia giustificata, fatta quando serve, vale molto più dei millisievert che costa. Una radiografia inutile, per quanto leggera, è solo dose regalata.

È il cuore della radioprotezione: giustificare ogni esame, e poi ottimizzarlo. La Commissione internazionale lo chiama principio della dose ragionevolmente più bassa possibile — il vecchio ALARA, che in radiologia è diventato ALADA: la più bassa che permetta comunque di vedere ciò che dobbiamo vedere.

Per chi preme il pulsante questo si traduce in gesti concreti. La collimazione rettangolare sulle endorali abbatte la dose rispetto al cono tondo. Sul grembiule piombato, invece, la radioprotezione ha cambiato idea. Nel 2023 l’American Academy of Oral and Maxillofacial Radiology ne raccomanda l’abbandono come pratica di routine — grembiule gonadico e collarino tiroideo insieme. Non fermano la radiazione diffusa che il corpo stesso genera — quasi tutta la dose che finisce fuori campo; semmai coprono ciò che serve vedere, costringono a ripetere lo scatto, si sporcano di saliva. La protezione vera sta altrove: giustificare l’esame, collimare stretto, scegliere bene la tecnica. La Cone Beam si prescrive solo dopo l’esame clinico, mai come screening, e sempre con il campo di vista più piccolo che risponda al quesito. E con i bambini la prudenza vale doppio: tessuti più sensibili, una vita più lunga davanti, dosi da pesare con cura.

La paura e i raggi

Restituire le proporzioni non serve a minimizzare. Serve a decidere bene. Il paziente che rifiuta la radiografia che gli servirebbe, per paura, rischia più di chi la fa. E il clinico che ne prescrive una di troppo, per abitudine, tradisce lo stesso principio.

In mezzo c’è la misura giusta. Un giorno di fondo per una endorale. Tre per una panoramica. Meno di un volo intercontinentale per entrambe.

La paura, a volte, pesa più dei raggi.


I dati di confronto fra esami sono tratti dalla tabella di RadiologyInfo.org (RSNA e ACR), coerente con le raccomandazioni ICRP 103. L’infografica che accompagna questo articolo li riporta in scala lineare, con il distretto dentale in evidenza e il volo intercontinentale come riferimento.

Riferimenti

  1. RadiologyInfo.org (RSNA, ACR). Patient Safety — Radiation Dose in X-Ray and CT Examinations. Revisione aprile 2025.
  2. ICRP. The 2007 Recommendations of the International Commission on Radiological Protection. ICRP Publication 103. Ann ICRP 2007;37(2–4).
  3. Ludlow JB, Davies-Ludlow LE, White SC. Patient risk related to common dental radiographic examinations: the impact of 2007 ICRP recommendations regarding dose calculation. J Am Dent Assoc 2008;139(9):1237–1243. doi:10.14219/jada.archive.2008.0339. PMID: 18762634.
  4. Ludlow JB, Timothy R, Walker C, Hunter R, Benavides E, Samuelson DB, et al. Effective dose of dental CBCT—a meta analysis of published data and additional data for nine CBCT units. Dentomaxillofac Radiol 2015;44(1):20140197. doi:10.1259/dmfr.20140197. PMID: 25224586.
  5. European Commission. Radiation Protection No. 172. Cone Beam CT for Dental and Maxillofacial Radiology: Evidence-Based Guidelines (progetto SEDENTEXCT). Lussemburgo: European Commission; 2012.
  6. National Council on Radiation Protection and Measurements. Radiation Protection in Dentistry and Oral & Maxillofacial Imaging. NCRP Report No. 177. Bethesda: NCRP; 2019.
  7. White SC, Scarfe WC, Schulze RKW, et al. The Image Gently in Dentistry campaign: promotion of responsible use of maxillofacial radiology in dentistry for children. Oral Surg Oral Med Oral Pathol Oral Radiol 2014;118(3):257–261. doi:10.1016/j.oooo.2014.06.001. PMID: 25066244.
  8. Johnson KB, Ludlow JB. Intraoral radiographs: a comparison of dose and risk reduction with collimation and thyroid shielding. J Am Dent Assoc 2020;151(10):726–734. doi:10.1016/j.adaj.2020.06.019. PMID: 32979952.
  9. Bundesamt für Strahlenschutz (BfS). Cosmic radiation during flights. (Francoforte–New York andata e ritorno ≈ 0,1 mSv.)
  10. UNSCEAR. Sources and Effects of Ionizing Radiation. UNSCEAR 2008 Report. New York: United Nations; 2010. (Fondo naturale, media mondiale ≈ 2,4 mSv/anno.)
  11. Benavides E, Bhula A, Gohel A, Lurie AG, Mallya SM, Ramesh A, et al. Patient shielding during dentomaxillofacial radiography: recommendations from the American Academy of Oral and Maxillofacial Radiology. J Am Dent Assoc 2023;154(9):826–835. doi:10.1016/j.adaj.2023.06.015. PMID: 37530694.

Referenze

  1. https://doi.org/10.14219/jada.archive.2008.0339
  2. https://doi.org/10.1259/dmfr.20140197
  3. https://doi.org/10.1016/j.oooo.2014.06.001
  4. https://doi.org/10.1016/j.adaj.2020.06.019
  5. https://doi.org/10.1016/j.adaj.2023.06.015

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