Il solco che nessuno guarda: concavità mesiale e parodontite nei primi premolari

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Dr. Ernesto Bruschi · · 6 min di lettura
CBCT di primo premolare mascellare con concavità mesiale e misurazione angolare

Il 65% dei tuoi primi premolari superiori ha un solco che il filo interdentale non pulirà mai.


C’è un dettaglio anatomico che la maggior parte dei pazienti — e non pochi clinici — ignora. Un solco sulla radice. Piccolo, invisibile a occhio nudo, quasi mai visibile nella radiografia periapicale. Ma capace di cambiare la prognosi parodontale di un dente.

Si chiama concavità mesiale del primo premolare mascellare. Ed è uno di quei casi in cui l’anatomia decide il destino clinico molto più di quanto faccia l’igiene domiciliare.

Un’anatomia che non perdona

La superficie mesiale della radice del primo premolare superiore non è piatta. Nella stragrande maggioranza dei casi presenta una depressione longitudinale — una concavità — che parte dalla giunzione smalto-cemento e si estende in direzione apicale. Questa concavità non è un’anomalia. È la norma.

Chen et al. (2024), in uno studio trasversale su Scientific Reports che ha analizzato 343 primi premolari mascellari in 226 pazienti con parodontite, hanno trovato una prevalenza del 65,6%. Ma il dato varia enormemente tra gli studi: Zhao et al. (2014), su Journal of Periodontal Research, riportano il 100% di prevalenza della concavità mesiale nei premolari superiori. Beycioglu et al. (2024), su BMC Oral Health, confermano il 100% su un campione di 200 denti. Le differenze dipendono dai criteri di classificazione, ma il messaggio è chiaro: quasi tutti i primi premolari superiori ce l’hanno.

E qui sta il problema. Un solco che è presente in almeno due denti su tre — e forse in tutti — non è una curiosità anatomica. È un fattore di rischio.

Perché la concavità mesiale è una trappola

Angolo della concavità mesiale misurato alla sezione assiale CBCT: 151,6° in un primo premolare mascellare. Immagine: Chen et al., 2024, Scientific Reports — CC-BY 4.0

Pensa a cosa succede nella bocca del paziente. Le particelle di cibo si infilano nella depressione. La placca batterica si stratifica nel fondo del solco, dove lo spazzolino non arriva e il filo interdentale scivola sopra senza mai toccare la superficie concava. Il tartaro si forma in una zona che nemmeno l’igienista vede facilmente senza un sondaggio attento.

Lo studio di Chen et al. lo conferma con numeri: l’indice di placca è significativamente più alto sul lato mesiale dei premolari con concavità. Il lato vestibolare concavo mostra tassi più elevati di sanguinamento al sondaggio (BOP), segnale di uno stato infiammatorio più grave. La perdita di attacco clinico (CAL) è maggiore nei denti con concavità marcata.

Non è la mancanza di igiene del paziente. È l’anatomia che crea una nicchia ecologica — un micro-habitat dove i batteri parodontopatogeni prosperano indisturbati. Il paziente può spazzolare tre volte al giorno, usare il filo, l’idropulsore, il collutorio. Se la concavità è profonda e il solco gengivale è già compromesso, non basterà.

La profondità conta — e la CBCT la rivela

Punti di repere anatomici per la misurazione della concavità mesiale e del riassorbimento osseo alveolare: schema e correlazione CBCT. Immagine: Chen et al., 2024, Scientific Reports — CC-BY 4.0

Non tutte le concavità sono uguali. Chen et al. hanno fatto qualcosa che nessuno studio precedente aveva tentato: misurare l’angolo della concavità alla sezione assiale CBCT. Non solo la profondità, non solo la presenza o assenza — l’angolo. Un dato che quantifica la “chiusura” del solco e quindi la difficoltà di accesso strumentale.

Beycioglu et al. (2024) portano il discorso ancora più in profondità. Su 200 premolari mascellari, trovano che il punto di partenza della concavità è nel terzo cervicale della radice nel 58,5% dei casi — esattamente dove la perdita ossea parodontale inizia. La profondità media è di 0,96 mm, ma il dato rilevante è la correlazione: la profondità della concavità è significativamente associata alla quantità di perdita ossea alveolare (F = 5,834, p = 0,001). La massima profondità media — 1,29 mm — si trova nel gruppo con il 50% di bone loss.

C’è anche un dato sulla forcazione: quando la biforcazione radicolare è nel terzo cervicale, il 100% dei pazienti presenta una perdita ossea superiore al 50%. Quando è nel terzo apicale, solo il 9,5%. La posizione della forcazione amplifica o attenua l’effetto della concavità. Anatomia su anatomia.

Il tipo di difetto osseo cambia

Zhao et al. (2014) aggiungono un’osservazione che ha implicazioni dirette sulla terapia parodontale. Nei denti senza concavità mesiale, il difetto osseo interproximale è prevalentemente a rampa — un riassorbimento orizzontale uniforme. Nei denti con concavità, il difetto è prevalentemente a cratere — una perdita ossea verticale, localizzata, più profonda.

La differenza non è accademica. I difetti a cratere rispondono diversamente alla terapia rispetto ai difetti a rampa. Richiedono approcci chirurgici diversi. Hanno una prognosi diversa. E se il clinico non sa che quel cratere è lì perché l’anatomia radicolare lo ha scavato, rischia di attribuire la progressione della malattia alla sola igiene del paziente — o peggio, alla sua “non compliance”. Quando il vero colpevole è un solco nella radice che nessuno ha guardato.

Cosa significa per il clinico

Chen et al. concludono con una raccomandazione che dovrebbe diventare pratica corrente: la concavità mesiale del primo premolare superiore va riconosciuta nella diagnosi e nella pianificazione del trattamento. Non è un dettaglio accademico. È clinica e deve influenzare il piano di trattamento.

La CBCT, dove disponibile, è lo strumento elettivo — la periapicale mostra la concavità solo in proiezione bidimensionale, senza rivelare la profondità né l’angolo. Il sondaggio mesiale va interpretato con cautela: un valore profondo sul primo premolare superiore potrebbe non essere solo segno di malattia. Potrebbe essere un’anatomia sfavorevole. La distinzione cambia la terapia.

E poi c’è il nodo dell’igiene domiciliare. Dire al paziente “spazzola meglio” quando il problema è un solco radicolare inaccessibile non è una terapia. È uno scaricabarile.

Se la CBCT mostra una concavità profonda con difetto osseo a cratere, il debridement non chirurgico potrebbe non bastare. La chirurgia rigenerativa va pianificata sapendo che la morfologia radicolare condizionerà il risultato. Chi non conosce la forma della radice che sta trattando non sta facendo diagnosi.

Ma c’è una buona notizia. La forma può essere modificata per favorire la guarigione e impedire la recidiva.


Riferimenti

  1. Chen F, Liu Q, Liu X, Fang Q, Zhou B, Li R, Shen Z, Zheng KX, Ding C, Zhong L. Periodontitis was associated with mesial concavity of the maxillary first premolar: a cross-sectional study. Sci Rep. 2024;14(1):2955. doi:10.1038/s41598-024-53371-y. PMID: 38316868.
  2. Beycioglu Z, Acar B, Ocak M, Bayrakdar IS, Guncu GN, Akman AC. Evaluation of the relationship between periodontal bone destruction and mesial root concavity of the maxillary first premolar. BMC Oral Health. 2024;24(1):735. doi:10.1186/s12903-024-04494-1. PMID: 38926720.
  3. Zhao H, Wang H, Pan Y, Pan C, Jin X. The relationship between root concavities in first premolars and chronic periodontitis. J Periodontal Res. 2014;49(2):213-9. doi:10.1111/jre.12097. PMID: 23668795.

Domande frequenti

Cos'è la concavità mesiale del primo premolare mascellare?
È una depressione anatomica presente sulla superficie mesiale della radice del primo premolare superiore, a livello della giunzione smalto-cemento (CEJ). È presente nel 65–100% dei casi a seconda degli studi.
Perché la concavità mesiale peggiora la parodontite?
La depressione crea una nicchia dove cibo, placca batterica e tartaro si accumulano in modo preferenziale. Il filo interdentale non riesce a pulire il fondo della concavità. Il risultato è un indice di placca e un sanguinamento al sondaggio (BOP) significativamente più alti sul lato mesiale.
Come si diagnostica la concavità mesiale?
Con la tomografia computerizzata a fascio conico (CBCT), che consente di misurare sia la profondità della concavità sia l'angolo in sezione assiale. La radiografia periapicale tradizionale non è sufficiente per valutarne l'estensione.
La concavità mesiale influenza il riassorbimento osseo?
Sì. Studi CBCT mostrano una correlazione significativa tra profondità della concavità e perdita ossea alveolare (p = 0,001). I difetti ossei associati sono prevalentemente a cratere, non a rampa.

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