Alt aiutami! Io sono Manola e ho la parodontite

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Dr. Ernesto Bruschi · · Aggiornato il · 13 min di lettura
Alt aiutami! Io sono Manola e ho la parodontite

In breve — La storia di Manola illustra come la parodontite richieda non solo trattamento clinico ma anche comunicazione empatica tra clinico e paziente. La levigatura radicolare rappresenta il primo passo essenziale ma frequentemente insufficiente; la rivalutazione periodica determina se interventi rigenerativi sono necessari. La continuità di cura e la fiducia sono fattori prognostici determinanti.

Summary (EN) — Manola’s story illustrates how periodontitis requires not only clinical treatment but also empathetic communication between clinician and patient. Root scaling represents the essential but often insufficient first step; periodic reassessment determines if regenerative interventions are needed. Continuity of care and trust are determining prognostic factors.

Da dentisti, alcune persone ci toccano profondamente con il loro modo di affrontare i problemi dentali. Ogni storia può donarci un prezioso insegnamento, offrendo spunti di riflessione e ispirazione per affrontare le sfide future con maggiore consapevolezza ed empatia.

Infatti, a patto di saper riconoscere i propri errori, da questi stessi si può sempre trarre insegnamento per cercare di evitare o affrontare meglio situazioni simili quando esse si presentano.

Quando ci siamo conosciuti

Lei è una ragazza bella e vivace, anche se, in fondo, molto rispettosa e timida. In ogni caso, la sua presenza porta allegria.

È una di quelle persone che ti dona tutta la sua attenzione. Ti guarda negli occhi. Ascolta le tue parole. Durante le visite, si dimentica totalmente di avere un telefono cellulare.

Questo modo di porsi, di per sé, impone empatia e rispetto.

Immagine di Presley Hirsch

Immagine di Presley Hirsch su Unsplash

Quando le consegnai il certificato diagnostico (che eseguiamo per tutti i pazienti affetti da malattia parodontale - vedi immagine sotto), Manola capì di avere un problema dentale grave. Certo, non è un dentista, ma prima che potessi spiegare in parole semplici la situazione, il suo viso si fece pallido e una sensazione di ansia la pervase.

L’ansia era palpabile.

Facilmente, immaginava che le conseguenze di non affrontare questa situazione, che già da molto rimandava pur essendone, almeno in parte, consapevole, potessero essere potenzialmente spiacevoli. Si rese conto che, oltre ai dolori e ai fastidi di cui già soffriva, c’era anche il rischio concreto di perdere i denti e che sarebbe stata necessaria una terapia lunga e complessa per ripristinare il suo sorriso e la sua funzionalità.

 consegnamo ai pazienti affetti da Parodontite

Il certificato diagnostico che consegnamo ai pazienti affetti da Parodontite

Come si affrontano questi casi?

Proposi alla paziente un primo trattamento con levigature radicolari in anestesia locale e con specifica profilassi antibiotica, alle quali far eventualmente seguire una chirurgia rigenerativa per i siti più gravi.

Le levigature, classicamente, si eseguivano con le curettes (strumenti manuali). Oggi, a questi strumenti è possibile affiancare anche altri strumenti, incluse punte a ultrasuoni e airflow. Generalmente, si usa una combinazione di questi strumenti.

In ogni caso i trattamenti successivi, come spiegai a Manola, si sarebbero dovuti decidere in una seduta successiva di rivalutazione, a distanza di tempo dalla levigatura radicolare.

Perché non decidere tutto subito?

La malattia parodontale, l’infezione causata dal biofilm carico di parodontopatogeni, causa una distruzione dei tessuti di sostegno dei denti. Tutto questo avviene attraverso un’interazione tra i batteri, le loro tossine e l’organismo che tenta di difendersi.

Non tutti i batteri pesano allo stesso modo. Alcuni, come il Porphyromonas gingivalis, riescono persino a invadere le cellule dei tessuti gengivali e a nascondersi al sistema immunitario. Altri, come l’Aggregatibacter actinomycetemcomitans, sono associati alle forme più aggressive, quelle che corrono veloci nei pazienti giovani. Capire chi hai di fronte cambia la prognosi.

Forshaw, R. Dental calculus - oral health, forensic studies and archaeology: a review. Br Dent J 233, 961–967 (2022). https://doi.org/10.1038/s41415-022-5266-7

Immagine di biofilm sottogengivale da Holliday et al., 2015. Licenza CC 4.0. Microfotografia al SEM di placca dentale sottogengivale che mostra una fitta rete di matrice extracellulare (freccia continua). Erano presenti cellule a bastoncello (r) con filamenti extracellulari originati dalla superficie cellulare.

La competizione avviene lungo le radici dei denti e il tessuto circostante, in particolare l’osso alveolare, rammollisce e viene sostituito dal tessuto di granulazione reattivo.

Comunemente, noi dentisti leggiamo questo tessuto infiammatorio come parte della riduzione della struttura ossea alveolare.

Si, è vero che questo processo infettivo/infiammatorio danneggia la struttura ossea e compromette la stabilità dei denti. Tuttavia, dobbiamo sempre tenere a mente che con la levigatura radicolare, una quota variabile di tessuto mineralizzato può essere recuperata.

La malattia silenziosa

Man mano che l’infezione avanza e il tessuto di granulazione si sviluppa, possono insorgere sintomi come gonfiore e dolore; tuttavia, più spesso, la malattia è poco o nulla sintomatica e il paziente non si accorge di nulla.

In quest’ottica, la logica dell’intervenire prima con una decontaminazione (levigatura radicolare) è legata al fatto che questa - pur se, possibilmente, incompleta nelle zone più profonde e meno accessibili - ridurrà il livello di infiammazione.

Come accennato nella sezione precedente, la riduzione del livello di infiammazione, con la riduzione delle molecole che sono coinvolte, riconvertirà una quota di tessuto di granulazione reattivo in tessuto mineralizzato. Infatti, le cellule ossee sono ancora presenti, anche nella zona demineralizzata. Altre ancora compaiono come parte del processo di guarigione.

In sostanza, l’osso alveolare inizia a rigenerarsi già con i primi trattamenti.

Ma può bastare la levigatura radicolare per trattare questa malattia?

In una parola, si. Il nome sofisticato di questo trattamento è cura non chirurgica della parodontite. Ma è un nome poco veritiero: si esegue con l’anestesia, ed è molto più di un richiamo di igiene periodico.

E qui voglio essere onesto, perché di mode, negli anni, ne ho viste passare tante. Laser, gel antibiotici, terapia fotodinamica: ogni stagione porta la sua promessa di fare meglio della vecchia, faticosa levigatura. La revisione Cochrane di Jervøe-Storm e colleghi (2024), che ha messo in fila 50 studi controllati, è netta su questo punto: aggiungere la terapia fotodinamica alla strumentazione sottogengivale non produce miglioramenti clinicamente rilevanti. A contare davvero, insomma, è la rimozione meccanica del biofilm. Tutto il resto è contorno. Una rete-meta-analisi del 2025 (Lin et al.) sui casi più severi, gli Stadio III/IV Grado C, conferma la stessa musica: i coadiuvanti danno benefici reali ma piccoli, e mai sostituiscono lo strumento in mano all’igienista.

È bene sapere che più spesso è insufficiente. Nei casi più gravi, la profondità delle lesioni, unita alla complessità dell’anatomia delle radici dei denti, rende impossibile una decontaminazione completa senza esporre direttamente le radici dei denti (come si fa in chirurgia).

Come si fa a capire quando la levigatura è insufficiente a curare la malattia?

È necessario rivalutare il paziente, dente per dente, almeno con il sondaggio parodontale e nuove radiografie.

Con la metodica del sondaggio, il dentista misura la profondità del solco gengivale, che sarà “tasca gengivale” dove c’è ancora la malattia. Se la tasca sanguina, permane un’infezione grave. Con la sonda, si misurano anche le recessioni gengivali — e dove queste diventano un problema estetico o di sensibilità, entra in gioco la chirurgia mucogengivale: ne ho scritto in quando occorre un innesto gengivale e quando no.

Tutti questi numeri non restano sparsi su un foglio. Confluiscono in una diagnosi e in una stadiazione, che è poi quella che traduco nel certificato che consegno a ogni paziente. Per renderla trasparente ho costruito anche uno strumento di calcolo della diagnosi parodontale: serve a me, ma soprattutto serve a chi, come Manola, vuole capire dove si trova.

Periodontal pocket and probe drawing

Sonda parodontale che penetra una tasca gengivale in sezione/ Disegno: Dott. Ernesto Bruschi

Con le radiografie, il dentista confronta la situazione pre e post-trattamento, e valuta dove il trattamento è stato efficace e sufficiente e dove, eventualmente, è necessario intervenire in modo diverso.

Dove resta un difetto osseo profondo — quei crateri verticali che la levigatura da sola non colma — si apre il capitolo della rigenerazione parodontale guidata. Qui i dati a lungo termine sono incoraggianti e, allo stesso tempo, un richiamo all’umiltà. La meta-analisi di Wang e colleghi (Periodontology 2000, 2025), che ha seguito i pazienti da 5 fino a 20 anni, mostra che le tecniche rigenerative producono un guadagno di attacco clinico stabile attorno ai 3,3 mm e una riduzione delle tasche di circa 4 mm. Ma — ed è il “ma” che conta — non dimostrano una superiorità netta rispetto al semplice lembo di accesso. La biologia, non il materiale, fa il grosso del lavoro. I concentrati piastrinici autologhi (la PRF), studiati da Miron e colleghi (Periodontology 2000, 2024), aggiungono qualcosa quando associati all’innesto, ma restano un acceleratore, non un miracolo.

Il verdetto

Nel caso di Manola, le levigature, grazie anche all’impegno della paziente e la perizia dell’igienista, furono molto efficaci, e, con l’igienista decidemmo di continuare a monitorare la situazione con i richiami periodici. Saremmo, eventualmente, intervenuti per problemi sito-specifici.

Foto di Sophia Kunkel su Unsplash

Foto di Sophia Kunkel su Unsplash

L’incomprensione e il distacco

Passarono i mesi, e Manola veniva regolarmente alle sedute di igiene professionale con l’igienista. La situazione clinica era stabile. Confrontandomi con l’igienista, decidemmo di continuare ancora così per poi eventualmente rivalutare alcune situazioni, tra le quali anche alcune zone edentule.

Ma non avevo considerato che Manola non si sentisse più al centro della mia attenzione di dentista. Dal suo punto di vista, si sentiva abbandonata.

Mea culpa! Avevo commesso un madornale errore perché non le avevo comunicato con franchezza le mie intenzioni e le mie idee sul suo caso clinico.

Continuo a sbagliare

Un giorno, commisi un altro errore, che fece traboccare il vaso già colmo. Era una giornata clinicamente molto intensa. La vidi in segreteria, ma, preso da tante cose, la salutati rapidamente e, piuttosto che fermarmi a parlarle, mi dedicai al paziente successivo nella mia agenda.

Ero in leggero ritardo, ma anche una breve conversazione avrebbe forse sciolto un nodo già troppo teso.

Ne risultò una discussione e un allontanamento da entrambe le parti, anche per colpa del mio orgoglio. Avrei dovuto metterlo da parte e cercare di capire il suo punto di vista.

L’interruzione delle cure

Manola decise di rivolgersi ad altri colleghi per continuare le cure.

Ritirò la sua cartella clinica e le radiografie.

Passarono mesi, molti mesi. Io avevo solo vaghe notizie delle sue condizioni. Sapevo che si stava curando altrove e, sinceramente, mi auguravo si trovasse bene.

Tuttavia, in qualche modo, nelle dinamiche della nuova struttura che frequentava studio, probabilmente solo nel caso di Manola, venne a mancare la giusta coordinazione Medico-Igienista Dentale.

È vero anche che si trovarono un caso già in fase di trattamento e senza conoscere bene il pregresso.

Nei mesi successivi, Manola si accorge che qualcosa non va. Gradualmente peggiora e soffre di ascessi gengivali ricorrenti, accompagnati da dolori e mobilità.

Foto di Thiébaud Faix su Unsplash

Confusa, si sente nuovamente abbandonata e incompresa. Si rivolge ad altri parodontologi, ognuno dei quali presenta la sua personale opinione della malattia di Manola.

Come sempre, si apre un ventaglio di possibilità, che scaturisce dalle conoscenze di base, e dalle capacità cliniche e chirurgiche del singolo dentista. Chi proporrebbe mai un trattamento che non rientra nell’ambito delle sue capacità tecniche?

E meno male!

Il riavvicinamento

Mi scrive il marito di Manola.

Egli mi racconta le varie peripezie e i dubbi della moglie.

Io mi scuso e ci riavviciniamo.

Lei mi spiega che non è convinta dei trattamenti proposti. Io le dico che sostanzialmente mi sembrano corretti, tranne alcuni.

Mi dice che vorrebbe iniziare nuovamente il percorso da noi e io accetto.

Con la mia squadra, cerchiamo di riprendere da dove avevamo lasciato. Purtroppo, alcuni siti erano peggiorati molto (anche perché, probabilmente, la fase di incertezza e senza mantenimento era durata a lungo) ed è stato necessario intervenire più volte con levigature profonde.

Attualmente, abbiamo recuperato il possibile e programmeremo degli impianti singoli per sostituire alcuni elementi.

Foto di Alexander Krivitskiy su Unsplash

Foto di Alexander Krivitskiy su Unsplash

Hai dubbi o curiosità su questo trattamento o altri argomenti del mio blog? Contattami.

Sommario:

  1. Quando ci siamo conosciuti
  2. Come si affrontano questi casi?
  3. Perché non decidere tutto subito?
  4. La malattia silenziosa
  5. Ma può bastare la levigatura radicolare per trattare questa malattia?
  6. Come si fa a capire quando la levigatura è insufficiente a curare la malattia?
  7. Il verdetto
  8. L’incomprensione e il distacco
  9. Continuo a sbagliare
  10. L’interruzione delle cure
  11. Il riavvicinamento

Domande frequenti

Cos’è la parodontite e come si presenta clinicamente?

La parodontite è un’infezione del biofilm batterico che distrugge i tessuti di sostegno dei denti. Spesso procede silenziosamente senza sintomi evidenti finché non compaiono sanguinamento, gonfiore, mobilità dentale o ascessi gengivali ricorrenti.

Perché la levigatura radicolare non risolve sempre la parodontite?

La levigatura radicolare decontamina le superfici radicolari e riduce l’infiammazione, permettendo parziale rigenerazione ossea. Tuttavia, nei casi gravi con profonde tasche gengivali e anatomia radicolari complessa, la decontaminazione incompleta richiede successivi interventi chirurgici rigenerativi o estrattivi.

Come si valuta se la levigatura è stata efficace?

La rivalutazione avviene dopo 4–6 settimane mediante sondaggio parodontale (misurazione della profondità delle tasche), valutazione del sanguinamento, confronto radiografico pre-post-trattamento, e mobilità dentale per identificare siti che necessitano interventi supplementari.

Quali sono gli errori clinici più comuni nel trattamento della parodontite?

Mancata comunicazione delle intenzioni terapeutiche, assenza di follow-up programmati, discontinuità di cura tra specialisti diversi, underestimation della compliance del paziente, e isolamento del clinico dalla vita psicosociale del paziente compromettono i risultati.

Riferimenti bibliografici

  1. Jervøe-Storm PM, Bunke J, Worthington HV, Needleman I, Cosgarea R, MacDonald L, et al. Adjunctive antimicrobial photodynamic therapy for treating periodontal and peri-implant diseases. Cochrane Database Syst Rev. 2024;7(7):CD011778. doi:10.1002/14651858.CD011778.pub2. PMID: 38994711.
  2. Lin SY, Lin HY, Sun JS, Chang JZ. Efficacy of adjunctive periodontal interventions in non-surgical periodontal therapy for Stage III/IV Grade C periodontitis: a systematic review and network meta-analysis. Jpn Dent Sci Rev. 2025;61:167-187. doi:10.1016/j.jdsr.2025.07.001. PMID: 40697931.
  3. Wang HL, Hazrati P, Calatrava J, Saleh MS, Alrmali AE. Long-term clinical outcomes of periodontal regeneration of intrabony defects: a systematic review and meta-analysis. Periodontol 2000. 2025. doi:10.1111/prd.70002. PMID: 40931709.
  4. Miron RJ, Moraschini V, Estrin N, Shibli JA, Cosgarea R, Jepsen K, et al. Autogenous platelet concentrates for treatment of intrabony defects — a systematic review with meta-analysis. Periodontol 2000. 2024;97(1):153-190. doi:10.1111/prd.12598. PMID: 39425513.
  5. Forshaw R. Dental calculus — oral health, forensic studies and archaeology: a review. Br Dent J. 2022;233(11):961-967. doi:10.1038/s41415-022-5266-7. PMID: 36494546.

Fonte delle evidenze: PubMed.

Domande frequenti

Cos'è la parodontite e come si presenta clinicamente?
La parodontite è un'infezione del biofilm batterico che distrugge i tessuti di sostegno dei denti. Spesso procede silenziosamente senza sintomi evidenti finché non compaiono sanguinamento, gonfiore, mobilità dentale o ascessi gengivali ricorrenti.
Perché la levigatura radicolare non risolve sempre la parodontite?
La levigatura radicolare decontamina le superfici radicolari e riduce l'infiammazione, permettendo parziale rigenerazione ossea. Tuttavia, nei casi gravi con profonde tasche gengivali e anatomia radicolari complessa, la decontaminazione incompleta richiede successivi interventi chirurgici rigenerativi o estrattivi.
Come si valuta se la levigatura è stata efficace?
La rivalutazione avviene dopo 4–6 settimane mediante sondaggio parodontale (misurazione della profondità delle tasche), valutazione del sanguinamento, confronto radiografico pre-post-trattamento, e mobilità dentale per identificare siti che necessitano interventi supplementari.
Quali sono gli errori clinici più comuni nel trattamento della parodontite?
Mancata comunicazione delle intenzioni terapeutiche, assenza di follow-up programmati, discontinuità di cura tra specialisti diversi, underestimation della compliance del paziente, e isolamento del clinico dalla vita psicosociale del paziente compromettono i risultati.

Referenze

  1. https://doi.org/10.1038/s41415-022-5266-7
  2. https://doi.org/10.1002/14651858.CD011778.pub2
  3. https://doi.org/10.1016/j.jdsr.2025.07.001
  4. https://doi.org/10.1111/prd.70002
  5. https://doi.org/10.1111/prd.12598

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