Il Dentista Che Cambia la Vita
In breve — Non operiamo a cuore aperto. Non rianimiamo nessuno. Eppure il dentista cambia la vita dei pazienti in un modo che la medicina tradizionale spesso trascura: restituisce identità, relazioni, fiducia in sé. Perdere un dente è un lutto. Restituire il sorriso è restituire una persona a se stessa.
Non salviamo vite
Non salviamo vite. Non direttamente.
Certo, la prevenzione e la cura delle infezioni dentali e gengivali le salvano eccome, nel tempo, evitando una quota non trascurabile di malattie generali. La parodontite, da sola, è oggi associata a un rischio aumentato di malattie cardiovascolari, diabete, patologie neurodegenerative e diversi tipi di tumore 1. Ma non siamo operatori di pronto soccorso. Non siamo rianimatori. Non siamo cardiochirurghi.
Talvolta, capita di dover far fronte a situazioni urgenti. Tuttavia, non è lavoro di tutti i giorni.
Il drenaggio di un ascesso dentale o di un flemmone, per esempio, può davvero salvare una vita — e spesso va fatto immediatamente, prima che l’infezione raggiunga il mediastino. La mediastinite necrotizzante discendente di origine odontogena ha una mortalità tra il 25% e il 40% 23. Ne ricordo diversi, di questi drenaggi urgenti. Ma sono eccezioni.
Eppure il dentista ha un ruolo nella vita dei pazienti che nessuna statistica cattura del tutto.
Può cambiare la vita. Non in senso retorico. In senso letterale.
Può influire sulla vita di relazione, aiutando i pazienti a riguadagnare fiducia in se stessi. Li vedi proprio cambiare. Totalmente. La postura, lo sguardo, il modo di parlare, di sorridere, di entrare in una stanza. Chi è stato a lungo senza denti, o con denti che si vergognava di mostrare, conosce bene quella trasformazione. E per chi la osserva dall’altra parte — dal lato del clinico — è la più grande soddisfazione professionale che esista.
Abbiamo, quindi, un ruolo importante nel sostegno alla salute anche psichica. Più di quanto si creda.
Il lutto di un molare
Prendiamo un caso apparentemente banale: la perdita di un molare. Un dente posteriore, non immediatamente visibile. Come la vivrà il paziente?
Potrebbe sembrare una cosa da poco per alcuni. Non lo è.
Spesso, il paziente la vive con un piccolo lutto. Si sentirà più vulnerabile. Penserà che sia sintomo di invecchiamento. Avrà paura di perderne altri.
E se ne perde altri o, addirittura, tutti?
Davis et al. 4 hanno dimostrato che la perdita dentale innesca reazioni sovrapponibili al lutto: calo dell’autostima, alterazione dell’immagine corporea, ritiro sociale, senso di vulnerabilità. Fiske et al. 5 hanno intervistato 50 pazienti edentuli e hanno documentato temi ricorrenti: bereavement, perdita di fiducia in sé, disgusto per la propria immagine. Nel loro studio quantitativo successivo, il 45% dei pazienti dichiarava difficoltà nell’accettare la perdita dei denti, con conseguenze dirette sulle attività quotidiane e sulle relazioni 6.
Un molare, dunque. Non lo vede nessuno. Ma il paziente lo sente. Sente il vuoto con la lingua, ogni giorno. Sente che qualcosa manca.
L’assenza si allarga
Perché c’è un aspetto che i pazienti non immaginano: la bocca non tollera i vuoti. Quando un dente manca, quelli vicini migrano, si spostano per cercare di compensare il vuoto. I denti antagonisti estrudono (escono). L’osso sottostante, privo dello stimolo meccanico del legamento parodontale, si riassorbe — è la legge di Wolff, economia biologica pura 7. In pochi mesi, un problema locale diventa un problema architetturale.
E a quel punto, il paziente non ha perso solo un molare. Ha perso osso. Ha perso spazio. Ha perso opzioni.
Ecco perché insistiamo tanto sulla tempistica. Non per vendere un impianto in più, ma per preservare ciò che il tempo, progressivamente, demolisce.
La trasformazione
Ma la buona notizia è che si può tornare indietro. Non sempre, non in ogni caso, ma più spesso di quanto si pensi.
Quando ricostruiamo l’osso — con la rigenerazione sartoriale, su misura, che è il cuore del metodo Bonebenders — e posizioniamo un impianto, e su quell’impianto ancoriamo un dente nuovo, il paziente non recupera solo la funzione masticatoria. Recupera un pezzo di sé.
Lo vedi negli occhi. Nel modo in cui si guarda allo specchio la prima volta. Nel sorriso che torna spontaneo, senza la mano davanti alla bocca.
Non è un dato clinico. Non finirà in una meta-analisi. Ma è la ragione per cui facciamo questo mestiere.
Il privilegio
Non salviamo vite come i rianimatori, i cardiochirurghi, o altri fantastici specialisti.
Ma prendiamo persone che hanno smesso di sorridere, che evitano le cene con gli amici, che parlano con la mano davanti alla bocca, che si sentono meno — e le restituiamo a se stesse.
È un privilegio enorme. E ogni volta che accade, io lo sento.
Bibliografia
Foto di copertina: Se. Tsuchiya su Unsplash.
Footnotes
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Huang D, Wang YY, Li BH, Wu L, Xie WZ, Zhou X, Ma B. Association between periodontal disease and systemic diseases: a cross-sectional analysis of current evidence. Mil Med Res 2024; 11(1):74. DOI: 10.1186/s40779-024-00583-y · PubMed ↩
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González-García R, Risco-Rojas R, Román-Romero L, Moreno-García C, López García C. Descending necrotizing mediastinitis following dental extraction. Radiological features and surgical treatment considerations. J Cranio-Maxillofac Surg 2011; 39(5):335-339. DOI: 10.1016/j.jcms.2010.10.001 · PubMed ↩
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Roccia F, Pecorari GC, Oliaro A, Passet E, Rossi P, Nadalin J, Garzino-Demo P, Berrone S. Ten years of descending necrotizing mediastinitis: management of 23 cases. J Oral Maxillofac Surg 2007; 65(9):1716-1724. DOI: 10.1016/j.joms.2006.10.060 · PubMed ↩
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Davis DM, Fiske J, Scott B, Radford DR. The emotional effects of tooth loss: a preliminary quantitative study. Br Dent J 2000; 188(9):503-506. DOI: 10.1038/sj.bdj.4800515 · PubMed ↩
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Fiske J, Davis DM, Frances C, Gelbier S. The emotional effects of tooth loss in edentulous people. Br Dent J 1998; 184(2):90-93. DOI: 10.1038/sj.bdj.4809551 · PubMed ↩
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Kudsi Z, Fenlon MR, Johal A, Baysan A. Assessment of Psychological Disturbance in Patients with Tooth Loss: A Systematic Review of Assessment Tools. J Prosthodont 2020; 29(3):193-200. DOI: 10.1111/jopr.13141 · PubMed ↩
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Araújo MG, Lindhe J. Dimensional ridge alterations following tooth extraction. An experimental study in the dog. J Clin Periodontol 2005; 32(2):212-218. DOI: 10.1111/j.1600-051X.2005.00642.x · PubMed ↩
Domande frequenti
Perdere un dente ha conseguenze psicologiche?
Un'infezione dentale può diventare pericolosa per la vita?
In che modo il dentista influisce sulla salute generale?
Referenze
- https://doi.org/10.1016/j.jcms.2010.10.001
- https://doi.org/10.1016/j.joms.2006.10.060
- https://doi.org/10.1038/sj.bdj.4800515
- https://doi.org/10.1038/sj.bdj.4809551
- https://doi.org/10.1111/j.1600-051X.2005.00642.x
- https://doi.org/10.1111/jopr.13141
- https://doi.org/10.1186/s40779-024-00583-y
- PubMed 10859849
- PubMed 15691354
- PubMed 17719388
- PubMed 21074449
- PubMed 31913534
- PubMed 39633497
- PubMed 9489217
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39633497/
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21074449/
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/17719388/
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/10859849/
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/9489217/
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31913534/
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/15691354/
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