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Circa un anno fa Nadia Martina mi ha contattato per chiedermi se volevo organizzare un corso con loro.

Conoscevo già molto bene la loro azienda.

Suo padre aveva pubblicato con mio padre, Scipioni, Calesini e Di Felice il primo libro sulle tecniche espansive in implantoprotesi, un testo che conserva ancora oggi la sua bellezza.

La mia risposta affermativa è stata immediata. Ero (e sono) entusiasta.

Nadia è una persona solare, sincera, capace di quella empatia che rende ogni confronto un piacere.

Evento Bologna 109-2
Nadia Martina ed io

Ho subito contattato l’amico Stefano Comin per organizzare e abbiamo scelto insieme una data che permettesse anche ai rappresentanti di Kalodon di essere presenti: 8 novembre 2025, al Best Western Plus Tower Hotel di Bologna.

Mai Accontentarsi

Chi mi conosce bene sa che non sono mai soddisfatto.

Avevo già la presentazione di marzo scorso, che trattava sostanzialmente gli stessi argomenti, ma volevo cambiarla in modo radicale. Il corso si intitolava “Espansione Osteo-Mucosa 4.0. L’evoluzione continua: dalle basi alla maestria clinica”, per sottolineare la forte innovazione ed anche un distacco rispetto ai protocolli precedenti.

Il mio obiettivo era rendere i protocolli più comprensibili possibile.

Sono perfettamente consapevole che ciò che mostro è totalmente diverso da quello che si vede nei corsi tradizionali di implantologia.

Mi sono concentrato sui disegni, senza i quali è difficile immaginare come realizzare queste tecniche.

Volevo che emergesse il concetto centrale: non si tratta più solo di espandere, ma di rimodellare l’intera architettura tissutale, orchestrando la rigenerazione simultanea di osso e mucosa.

Ero leggermente in pensiero per l’esposizione orale. Per mia natura, non sono un grande chiacchierone. Tuttavia confidavo che emergesse la passione per ciò che faccio. E quella è veramente tanta, inesauribile. Io credo molto in ciò che faccio e ne conosco il potenziale anche per i colleghi, almeno per quelli che hanno la pazienza di ascoltarmi.

Non ho preparato alcun discorso, non mi sono allenato a parlare. Ho seguito il filo logico delle slide e ho detto ciò che penso, sinceramente, senza filtri. Credo sia andata bene così.

Mi premeva che si capisse una cosa: ciò che faccio io lo possono fare anche gli altri che già conoscono queste tecniche. Per questo ho presentato anche casi di Paolo Viganò, Marianna De Nale e Dario Tuscano, che mi hanno onorato con la loro presenza in qualità di tutor.

Volevo dimostrare che l’approccio Bonebenders 4.0 non è una questione di abilità eccezionali ma di filosofia chirurgica, di metodo che integra biomeccanica, estetica e rigenerazione tissutale per affrontare le atrofie mascellari complesse senza ricorrere alla GBR.

Ho visto molta partecipazione. I partecipanti hanno fatto domande interessanti, pertinenti. Erano coinvolti. Sono nate discussioni che ritengo costruttive. La discussione civile tra colleghi lo è sempre. Abbiamo affrontato insieme protocolli clinici, gestione delle complicanze, casi avanzati. I 13,2 ECM riconosciuti da ministero sono stati meritati.

Il confronto con la GBR

Anche chi preferisce e forse continuerà a preferire la GBR per la maggior parte dei casi, come il collega Alex che utilizza l’ottima tecnica del mio amico Enzo Foti, potrebbe considerare di provare qualche espansione. Spero di essere riuscito almeno a stimolare la curiosità in loro. In fondo si tratta di scegliere tra due visioni che mirano a raggiungere lo stesso risultato, anche se in modo radicalmente diverso.

Certo, sapete quale preferisco. Ma sono per la piena libertà di espressione, costi quel che costi.

I veterani: una gradita sorpresa!

C’erano i veterani dell’espansione, allievi di mio padre e Scipioni: come Alberto, Andrea, Flavio. Spero che anche per loro ci siano stati spunti da portare a casa.

Certamente hanno partecipato attivamente e mi hanno molto aiutato con le loro domande.

C’era anche chi inizia ora. Spero si sia entusiasmato e continui.

Grazie!

Ringrazio coloro che si sono cimentati con la parte pratica, nonostante le difficoltà legate ai modelli anatomici.

Abbiamo lavorato sul Sistema Newton e sugli espansori Bonebenders, ma i modelli erano buoni ma certamente troppo rigidi rispetto ai nostri pazienti.

Questa parte verrà migliorata nei prossimi appuntamenti con modelli diversi che permettano di apprezzare meglio quella elasticità del tessuto vivente che è alla base di tutto il nostro approccio.

Perché l’osso non è un pezzo di legno inerte da forare con un trapano, ma un tessuto vivo fatto di cellule, fibre e proteine, che si può piegare, espandere e modellare. Un tessuto che, se sollecitato nel modo giusto, ricresce dall’interno!

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E. Bruschi DDS, MS
Fondatore di Bonebenders, autore e coautore di articoli scientifici sulle tecniche implantoprotesiche, si dedica alla chirurgia orale, parodontologia e implantologia con approccio evidence-based “su misura” del paziente.

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