L’osso non è statico.
Lo sembra, ma non lo è.
Siamo abituati a pensare allo scheletro come a una semplice impalcatura: qualcosa che sostiene i muscoli, protegge gli organi e, una volta completata la crescita, rimane invariato nel tempo. Nell’immaginario comune l’osso è ciò che resta, la parte dura e immutabile del corpo.
È una visione riduttiva. Ed è sbagliata.
Sommario Rapido | Quick Summary
Sommario Rapido
Argomento: Rimodellamento osseo e Unità Multicellulari di Base (BMU) – fondamenti biologici per l’implantologia moderna
Concetti chiave:
- Le BMU (Basic Multicellular Units) rinnovano l’osso in 3-6 mesi attraverso la sequenza A-R-F-T (Attivazione-Riassorbimento-Formazione-Terminazione)
- Il coupling tra osteoclasti (cellule che demoliscono l’osso vecchio) e osteoblasti (cellule che costruiscono osso nuovo) determina successo o fallimento implantare
- Il “Bone Balance” del paziente – l’equilibrio tra riassorbimento e formazione – predice la risposta agli impianti dentali
Applicazione clinica: Valutare il bone balance preoperatorio (età, menopausa, farmaci, fumo) permette di anticipare perdita ossea perimplantare e adattare protocolli chirurgici
Tempo lettura: 15 minuti
Quick Summary
Topic: Bone Remodeling and Basic Multicellular Units (BMU) – biological foundations for modern implantology
Key concepts:
- The BMU (Basic Multicellular Units) renew the bone in 3-6 months through the A-R-F-T sequence (Activation-Resorption-Formation-Termination)
- The coupling between osteoclasts (cells that demolish old bone) and osteoblasts (cells that build new bone) determines the success or failure of implants.
- The patient’s “Bone Balance” – the equilibrium between resorption and formation – predicts the response to dental implants
Clinical application: Evaluating the preoperative bone balance (age, menopause, medications, smoking) allows for anticipating bone loss around the implant and adapting surgical protocols.
Reading time: 15 minutes
Per chi studia il metabolismo minerale, il tessuto osseo è tutt’altro che inerte. È un organo vivo, dinamico, attraversato da un continuo processo di rinnovamento. Ogni giorno viene demolito e ricostruito. Ogni giorno si adatta alle forze che lo attraversano e alle esigenze dell’organismo.

Il Paradigma dell’Osso come Organo Metabolico e Sensoriale
Nel panorama odierno della chirurgia orale e dell’implantologia, assistiamo a una trasformazione fondamentale che ridefinisce il substrato stesso del nostro operare: l’osso.
Per decenni, l’approccio clinico predominante ha trattato il tessuto osseo alla stregua di un materiale di supporto strutturale la cui unica funzione rilevante fosse quella di fornire una densità fisica sufficiente per l’ancoraggio meccanico di viti in titanio. Questa visione riduzionistica, che potremmo definire “meccanicistica” o “da bonedriller”, ha guidato lo sviluppo di tecniche chirurgiche focalizzate quasi esclusivamente sull’ancoraggio meccanico immediato, sulla forza di inserimento, su fantasiose geometrie implantari inclinate necessarie per evitare innesti ossei, e sulla stabilità primaria intesa come attrito fisico.
Tuttavia, la ricerca scientifica avanzata e l’esperienza clinica moderna, incarnata dalla filosofia di Bonebenders, ci chiedono un cambio di paradigma radicale: l’osso non è una tavola di legno inerte da trapanare.
È un organo vivo, un tessuto biologico altamente specializzato, metabolicamente attivo, endocrinamente competente e finemente innervato, capace di percepire stimoli meccanici e tradurli in risposte biologiche complesse.
L’espressione “L’osso vivo” trascende la metafora poetica per divenire un imperativo clinico. Riconoscere l’osso come organo implica comprendere che il successo a lungo termine di una riabilitazione implantare — misurato in decenni e non in mesi — dipende dalla capacità del chirurgo di dialogare con la biologia dell’ospite.
Non è sufficiente inserire un impianto in un volume osseo radiograficamente adeguato. È necessario che quel volume sia popolato da cellule vive e non cotte dalla strumentazione. Ed è fondamentale che il letto vascolare sia intatto e capace di sostenere il rimodellamento.
Inoltre, l’equilibrio metabolico e ormonale del paziente deve essere fisiologico e predisponente alla riparazione del sito e alla formazione di nuovo tessuto osseo.

L’Unità Multicellulare di Base (BMU) e la Teoria di Frost
Harold Frost e la Genesi della Moderna Biologia Ossea
Per comprendere “l’osso vivo”, dobbiamo inevitabilmente tornare alle fondamenta teoriche gettate da Harold Frost nel 1969.
Prima di Frost, l’osso era visto staticamente. Frost introdusse il concetto rivoluzionario che l’unità funzionale del tessuto osseo non è la singola cellula, ma un “organo in miniatura” transitorio e coordinato che chiamò Unità Multicellulare di Base (BMU – Basic Multicellular Unit). Questa intuizione, pubblicata nel suo lavoro fondamentale sulla cinetica del rimodellamento osseo, ha cambiato per sempre la nostra comprensione del turnover scheletrico.
Immaginate la BMU come una squadra operativa temporanea. Diverse cellule lavorano in una sequenza precisa: rimuovono pacchetti di osso vecchio e li sostituiscono con matrice nuova. In condizioni normali, il sistema è perfetto. La quantità di osso rimosso è identica a quella ricostruita. Questo fenomeno è noto come “coupling” (accoppiamento tra riassorbimento e formazione).
Quando questo accoppiamento salta, nascono le patologie. Se il riassorbimento è eccessivo e non compensato, si va incontro all’osteopenia e all’osteoporosi. Le ossa diventano fragili, il rischio di frattura sale. Al contrario, un difetto nel riassorbimento o una formazione incontrollata portano all’osteopetrosi o all’iperostosi.
BMU vs BRC
È necessario distinguere tra la BMU, che è il team di cellule che esegue il rimodellamento osseo, da quello che alcuni autori chiamano il Comparto di Rimodellamento Osseo (o BRC) e che indica lo specifico microambiente o “spazio di lavoro” in cui opera la BMU. La BMU è composta da tre tipi cellulari principali: osteoclasti (cellule multinucleate giganti che demoliscono l’osso vecchio attraverso acidificazione e proteolisi), osteoblasti (cellule che sintetizzano e depositano nuova matrice ossea), e osteociti (cellule immerse nella matrice che funzionano come sensori meccanici e coordinatori del processo). Il BRC è invece il cantiere isolato da una linea di cellule, completo di infrastruttura vascolare temporanea, che consente al team di lavorare in modo efficiente.

La BMU rappresenta un’entità operativa temporanea, assemblata “su richiesta” per svolgere un compito specifico: sostituire pacchetti discreti di tessuto osseo vecchio, micro-danneggiato o metabolicamente inerte con nuovo tessuto meccanicamente competente.
Il Cutting Cone
Nell’osso corticale (la parte densa e compatta delle ossa), la BMU assume una geometria tridimensionale specifica, descritta come un “cono di taglio” (cutting cone) che avanza attraverso la matrice mineralizzata. Sulla superficie dell’osso trabecolare (la struttura spugnosa interna), invece, la BMU opera scavando lacune di riassorbimento a forma di trincea (lacune di Howship) che vengono successivamente riempite.

Vedi https://doi.org/10.1016/j.bone.2011.10.021
È fondamentale distinguere, come fece Frost, tra due processi biologici distinti che spesso vengono confusi nella pratica clinica: il Modeling (Modellamento) e il Remodeling (Rimodellamento).
| Caratteristica | Modeling (Modellamento) | Remodeling (Rimodellamento) |
| Definizione | Cambiamento della forma e dimensione dell’osso. | Rinnovamento del tessuto senza cambio di forma (in equilibrio). |
| Accoppiamento | Disaccoppiato: Formazione e riassorbimento avvengono su superfici diverse. | Strettamente accoppiato: La formazione segue sempre il riassorbimento nello stesso sito (A-R-F). |
| Scopo Biologico | Adattamento ai carichi meccanici (Legge di Wolff), crescita. | Riparazione del microdanno (fatica), omeostasi del calcio. |
| Attori | Osteoblasti o Osteoclasti agiscono indipendentemente. | L’intera BMU (Osteoclasti + Osteoblasti coordinati). |
| Rilevanza Clinica | Ortodonzia, espansione ossea (Bone Splitting), guarigione fratture. | Mantenimento osso perimplantare, osteoporosi, turnover fisiologico. |
Questa distinzione è cruciale per il chirurgo orale: quando eseguiamo un’espansione, stiamo inducendo un fenomeno di Modeling attivando gli osteoblasti periostali (sulla superficie esterna dell’osso) e endostali (sulla superficie interna) per depositare osso in risposta alla tensione meccanica.
Quando invece inseriamo un impianto e attendiamo l’osteointegrazione (la fusione biologica tra osso e titanio), stiamo osservando un processo di Remodeling accelerato attorno all’interfaccia osso-impianto.
La Sequenza A-R-F-T: Una Coreografia Cellulare
Il ciclo di vita di una BMU segue una sequenza temporale rigorosa, nota come sequenza A-R-F (Attivazione-Riassorbimento-Formazione), a cui oggi aggiungiamo la fase di Inversione (Reversal) e Terminazione.
Analizzare questa sequenza ci permette di capire cosa accade biologicamente nei mesi successivi all’inserimento di un impianto.
Fase di Attivazione
Tutto inizia con un segnale. Questo può essere meccanico (microfratture rilevate dagli osteociti attraverso il loro network canalicolare, carico implantare), ormonale (PTH o paratormone, mancanza di estrogeni nella post-menopausa) o infiammatorio (citochine pro-infiammatorie come IL-1 e TNF-α rilasciate durante la chirurgia).
Le cellule di rivestimento (bone lining cells – osteoblasti quiescenti che ricoprono le superfici ossee) si retraggono dalla superficie ossea, esponendo la matrice mineralizzata e creando un compartimento sigillato (canopy) sopra il sito di futura attività. Precursori degli osteoclasti vengono reclutati dal circolo ematico o dal midollo e si fondono per formare osteoclasti multinucleati attivi.
Vedi https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5603083/
Insight Clinico: La preparazione del sito implantare, sia con frese che con piezoelettrico, rappresenta un potente stimolo di attivazione (RAP – Regional Acceleratory Phenomenon). Tuttavia, un trauma eccessivo (surriscaldamento oltre 47°C) può indurre necrosi ossea invece di attivazione fisiologica.
Fase di Riassorbimento
Gli osteoclasti attivati aderiscono alla matrice ossea formando una “zona di sigillo” (sealing zone) ricca di actina. All’interno di questo compartimento isolato, la membrana cellulare si ripiega formando l’orletto a spazzola (ruffled border), attraverso il quale vengono secreti ioni idrogeno (H+) tramite pompe protoniche V-ATPasi e enzimi proteolitici come la Catepsina K.
L’ambiente acido (pH 4.5) dissolve la componente minerale (cristalli di idrossiapatite – Ca10(PO4)6(OH)2), mentre gli enzimi degradano la matrice organica (prevalentemente collagene di tipo I).

Questa fase dura circa 2-3 settimane nell’uomo. Durante questo periodo, si ipotizza che la stabilità primaria meccanica dell’impianto diminuisca inevitabilmente, poiché l’osso che “stringeva” la vite viene riassorbito.
Questo ipotetico fenomeno è noto come “buco della stabilità” o stability dip.
Fase di Inversione (Reversal Phase)
Spesso trascurata, questa fase è critica per l’accoppiamento (coupling). Una volta che gli osteoclasti hanno terminato il loro lavoro e vanno incontro ad apoptosi (morte cellulare programmata) o si spostano, il fondo della lacuna viene colonizzato da cellule mononucleate di origine incerta (probabilmente macrofagi di tipo M2 o pre-osteoblasti). Queste cellule “puliscono” i detriti di collagene e preparano la superficie depositando uno strato di “cemento” (cement line) ricco di glicoproteine non collageniche, essenziale per l’adesione dei futuri osteoblasti. È in questa fase che vengono rilasciati segnali chimici (fattori di accoppiamento) liberati dalla matrice ossea riassorbita – come TGF-β (Transforming Growth Factor beta), IGF-1 (Insulin-like Growth Factor 1), e BMPs (Bone Morphogenetic Proteins) – che istruiscono il reclutamento e la differenziazione degli osteoblasti.
Insight Clinico: Se questa fase viene disturbata (es. da infezione batterica o micromovimenti eccessivi dell’impianto), l’accoppiamento fallisce e la lacuna non viene riempita, portando a perdita ossea netta e, talvolta, fibrointegrazione (tessuto connettivo invece di osso attorno all’impianto).
Fase di Formazione
Gli osteoblasti, reclutati e differenziati da cellule mesenchimali stromali, si allineano sulla superficie preparata e iniziano a secernere una matrice organica non mineralizzata (osteoide), composta principalmente da collagene di tipo I (90%), osteocalcina e osteopontina.
La calcificazione di questa matrice organica, nei casi che ci riguardano, avviene con un processo che privilegia la continuità sulla qualità. Una frattura, un’estrazione dentale, o l’inserimento di un impianto compromettono l’integrità strutturale dello scheletro. Il corpo percepisce questa lacuna come una crisi acuta a cui porre rimedio nel più breve tempo possibile. L’osso deposto rapidamente dagli osteoblasti in questi casi si chiama “woven bone” (osso a fibre intrecciate), un tessuto calcificato ma irregolare e disorganizzato che ingloba molte fibre in orientamento casuale (da cui il nome).
Il woven bone ha tassi di deposizione del minerale molto rapidi, che possono superare i 4.0 a 5.0 micron/giorno, mentre l’osso lamellare (osso maturo organizzato in strati paralleli) raramente supera 0.6 a 1.0 micron/giorno negli esseri umani (fino a 2.0 in specifici scenari di rapida crescita). (Kimmel, D.B., Jee, W.S.S. A quantitative histologic analysis of the growing long bone metaphysis. Calcif Tissue Int 32, 113–122 (1980). https://doi.org/10.1007/BF02408530)
Segue la mineralizzazione secondaria, un processo lento di maturazione progressiva dei cristalli di idrossiapatite che può durare 18-30 mesi prima di raggiungere il completamento.
Insight Clinico: Durante le fasi di guarigione, la nutrizione del paziente (proteine ad alto valore biologico, Vitamina D3, calcio, fosforo, magnesio) è il carburante indispensabile per sostenere la sintesi di matrice organica e la mineralizzazione.
Fase di Terminazione e Quiescenza
Una volta che la lacuna è stata riempita, l’attività degli osteoblasti cessa. Alcuni osteoblasti rimangono intrappolati nella matrice che hanno prodotto e si differenziano in osteociti (cellule stellate con lunghi prolungamenti citoplasmatici), divenendo i nuovi sensori meccanici dell’osso attraverso il loro network canalicolare. Altri muoiono per apoptosi o diventano cellule di rivestimento (bone lining cells), che coprono la superficie periosteale (esterna) e endosteale (interna) in attesa del prossimo ciclo di rimodellamento.
Il Concetto di “Bone Balance” e l’Implantologia
In un adulto sano giovane, la quantità di osso riassorbito da una BMU è esattamente uguale alla quantità di osso riformato (Bilancio = 0). Con l’età, o in condizioni patologiche (osteoporosi, infiammazione cronica), si verifica un bilancio negativo: la profondità della lacuna di riassorbimento è normale o aumentata, ma il riempimento da parte degli osteoblasti è incompleto. Questo porta a un assottigliamento progressivo delle trabecole e a una maggiore porosità corticale.
Per l’implantologo, comprendere che ogni intervento chirurgico scatena una tempesta di BMU è vitale. Se il paziente ha un “Bone Balance” negativo preesistente (es. donna in post-menopausa con carenza di estrogeni, fumatore con stress ossidativo aumentato, paziente diabetico con glicazione avanzata), il trauma chirurgico potrebbe esitare in una perdita ossea perimplantare maggiore del previsto, non per errore tecnico, ma per incapacità biologica dell’ospite di completare efficacemente la fase di formazione.
Dall’Ormone alla Citochina: La Regolazione Molecolare del Rimodellamento
La regolazione di questi processi è passata da una visione prevalentemente sistemica, dominata dagli ormoni calciotropi classici come il Paratormone (PTH – che stimola il riassorbimento osseo per aumentare la calcemia), la Vitamina D (che regola l’assorbimento intestinale di calcio) e gli estrogeni (che inibiscono l’attività osteoclastica), a una comprensione molecolare su base locale dominata da reti di citochine localizzate. Tra queste, la triade molecolare costituita dal Recettore Attivatore del Fattore Nucleare Kappa-B (RANK – presente sulla membrana degli osteoclasti), dal suo ligando (RANKL – prodotto da osteoblasti e cellule stromali) e dal recettore “esca” Osteoprotegerina (OPG – che blocca RANKL impedendogli di legarsi a RANK) rappresenta il fulcro centrale della comunicazione paracrina tra le cellule dell’osso.

Tuttavia, la ricerca contemporanea sta espandendo ulteriormente i confini di questo modello, integrando segnali metabolici e dello stress ossidativo. Recenti evidenze suggeriscono che ormoni gastrointestinali come la Ghrelina (ormone della fame prodotto dallo stomaco), noti per la regolazione dell’appetito, possiedano potenti proprietà anaboliche e anti-apoptotiche sul tessuto osseo, agendo attraverso vie di segnalazione non canoniche che intersecano la via di Wnt/β-catenina (pathway fondamentale per la differenziazione osteoblastica). Questa convergenza tra metabolismo energetico, stato redox cellulare e rimodellamento scheletrico apre nuove frontiere per la comprensione della fisiopatologia dell’invecchiamento osseo e per lo sviluppo di strategie terapeutiche mirate.
Questo sistema di regolazione ormonale e molecolare spiega perché i pazienti in terapia con farmaci anti-riassorbitivi (bifosfonati o denosumab che bloccano gli osteoclasti) o con squilibri metabolici (ipotiroidismo, iperparatiroidismo, deficit di vitamina D) presentano una risposta ossea alterata agli impianti dentali.
E non finisce qui…
Nei prossimi articoli esploreremo in dettaglio i meccanismi cellulari e molecolari che governano questo sistema. Partiremo dalle tre popolazioni cellulari protagoniste (osteoclasti, osteoblasti, osteociti), per poi analizzare il sistema RANKL/RANK/OPG che controlla la distruzione ossea, la via Wnt/β-catenina che guida la costruzione, e infine i meccanismi di coupling che garantiscono la transizione ordinata tra riassorbimento e formazione. Attraverso questa analisi integrata, delineeremo un quadro completo della biologia scheletrica moderna, evidenziando le implicazioni cliniche per il trattamento delle patologie metaboliche dell’osso e per l’ottimizzazione del successo implantare a lungo termine.
Domande Frequenti sul Rimodellamento Osseo
Cos’è l’Unità Multicellulare di Base (BMU)?
La BMU è una squadra operativa temporanea di cellule che lavora in modo coordinato per rinnovare l’osso. Include osteoclasti che demoliscono l’osso vecchio, osteoblasti che costruiscono nuovo tessuto, e osteociti che fungono da sensori meccanici. Questa struttura, descritta per la prima volta da Harold Frost nel 1969, rappresenta l’unità funzionale fondamentale del rimodellamento osseo.
Quanto tempo impiega l’osso a rinnovarsi completamente?
Il ciclo completo di una BMU dura circa 3-6 mesi nell’adulto. La fase di riassorbimento richiede 2-3 settimane, seguita dalla fase di inversione e poi dalla formazione che può durare 3-4 mesi. La mineralizzazione secondaria completa può richiedere fino a 18-30 mesi. L’intero scheletro umano si rinnova completamente ogni 10 anni circa, anche se la velocità varia tra osso trabecolare (più rapido) e corticale (più lento).
Qual è la differenza tra Modeling e Remodeling osseo?
Il Modeling cambia la forma e le dimensioni dell’osso attraverso formazione e riassorbimento su superfici diverse (processo disaccoppiato). Risponde ai carichi meccanici secondo la Legge di Wolff ed è tipico della crescita e dell’espansione ossea. Il Remodeling rinnova il tessuto senza modificare la forma complessiva, con formazione e riassorbimento accoppiati nello stesso sito. Serve per riparare microdanni e mantenere l’omeostasi del calcio.
Cosa succede all’osso dopo l’inserimento di un impianto dentale?
Il trauma chirurgico attiva numerose BMU attorno all’impianto. Nelle prime 2-3 settimane gli osteoclasti riassorbono l’osso traumatizzato, causando il fenomeno del “stability dip”. Segue la fase di inversione dove i macrofagi preparano la superficie. Poi gli osteoblasti depositano prima osso woven (4-5 micron/giorno) per chiudere rapidamente il gap, seguito da osso lamellare più lento ma più organizzato. La mineralizzazione completa richiede 18-30 mesi.
Perché alcuni pazienti perdono osso attorno agli impianti?
La perdita ossea perimplantare può derivare da un “Bone Balance” negativo dove il riassorbimento supera la formazione. Questo accade in pazienti con osteoporosi, carenza di estrogeni (post-menopausa), fumatori, o con squilibri metabolici. Anche i farmaci anti-riassorbitivi, infezioni persistenti, micromovimenti eccessivi e trauma chirurgico eccessivo possono compromettere il coupling tra osteoclasti e osteoblasti, impedendo il riempimento completo delle lacune di riassorbimento.
Il rimodellamento osseo continua per tutta la vita?
Sì, il rimodellamento osseo è un processo continuo che non si arresta mai. Serve a riparare microdanni da fatica, adattare l’osso ai carichi meccanici e regolare l’omeostasi del calcio. Con l’età la velocità del rimodellamento cambia e il bilancio può diventare negativo (più riassorbimento che formazione), portando a osteopenia e osteoporosi. Questo è il motivo per cui la salute metabolica e ormonale del paziente influenza direttamente il successo a lungo termine degli impianti dentali.7









