Francesco era solo un ragazzo quando fu chiamato alle armi per il servizio di leva. Era bello, biondo e con gli occhi chiari. E aveva un sorriso luminoso, pieno di vita.

Avrebbe evitato volentieri il servizio militare. Era corteggiato dalle ragazze e aveva già trovato un buon lavoro. Lo vedeva come una perdita di tempo prezioso.
Francesco incontrò per strada il dentista del paese e, parlando del più e del meno, egli raccontò anche questa sua preoccupazione al “dottore”. E quest’ultimo non si fece scappare l’occasione: “Vieni da me. Ti tolgo qualche dente. Ti dichiareranno inabile al servizio militare e poi te li rimetto più belli di prima!”
E fu così che il nostro Francesco perse gli incisivi superiori.
Sfortunatamente, il medico militare che lo visitò successivamente si rese conto delle recenti estrazioni e della logica malsana che le aveva causate. Francesco era un ragazzo molto prestante fisicamente e divenne presto un bravo soldato, anche senza denti.
Dopo i tre mesi del C.A.R. (Centro Addestramento Reclute), fu destinato a una caserma di Cuneo. Qui, la sua vita prese una piega inaspettata grazie all’incontro con un medico militare di buon animo, il quale si dedicò a trovare una soluzione per il suo problema. Con i pochi mezzi a disposizione, realizzò per lui una protesi rimovibile dotata di ganci, un dispositivo semplice che migliorò la sua qualità della vita e gli permise anche di tornare a mangiare quasi normalmente, restituendogli una parvenza di normalità e un senso di autonomia che pensava di aver perso per sempre.
Francesco si sentiva prigioniero in caserma. Non vedeva l’ora di tornare alla sua vita.

Quando, finalmente, poté rientrare a casa, andò subito a cercare il “dottore” che gli aveva promesso di poter rimediare alla mutilazione con dei denti “più belli di prima!”. E i denti più belli di prima erano un ponte (fisso) che si ancorava ai denti residui.
Francesco per alcuni anni indossò questo ponte, e poi un secondo perché alcuni dei denti pilastro che sostenevano il primo furono colpiti da carie secondaria. A questo punto, tutti i denti superiori di Francesco erano dei ponti o delle corone (volgarmente “capsule”) in oro e resina.
Nel corso del tempo, egli si rese conto della cattiva scelta fatta all’epoca del servizio militare.
Quando lo visitai, ormai pensionato e con figli grandi, mi raccontò con rammarico tutta la vicenda dall’inizio. Si vergognava e non era contento della sua situazione attuale: il ponte aveva subito numerose riparazioni e ormai non si reggeva più in modo affidabile e l’estetica era irrimediabilmente compromessa. E ricordo che lo rassicurai dicendo che (come infatti è) avevo già efficacemente curato persone con una storia analoga. Perdi più, Francesco è un uomo con una vitalità fuori dal comune ed ero certo che la sistemazione dei denti avrebbe comportato per lui una vera rinascita. Lo immaginavo già con i nuovi denti e con una rinnovata capacità relazionale.
Dal punto di vista tecnico il problema era avere dei pilastri fissi sui quali poggiare il nuovo restauro. Le estrazioni traumatiche e il tempo avevano ridotto l’osso residuo, indispensabile per poter ancorare degli impianti in titanio, a una struttura esile, troppo sottile. E, nei settori posteriori, le infezioni ricorrenti dei denti ormai rovinati in modo irrimediabile avevano ridotto la dimensione dell’osso alveolare sia in senso verticale (al di sotto del seno mascellare), sia in senso orizzontale (dal lato della guancia).
Si trattava di uno di quei casi che molti colleghi definiscono “gravemente atrofici”, termine che vuole indicare un’assenza di ancoraggio osseo adeguato per gli impianti. Tuttavia, tale dicitura si usa troppo spesso per giustificare degli approcci efficaci ma molto invasivi. I casi veramente “gravemente atrofici” sono pochi e in molti di questi è preferibile usare un approccio rigenerativo. E così ho fatto io per Francesco.
Gli dissi: “Non ti preoccupare, dammi un po’ del tuo tempo e tornerai come nuovo.
La vita ha un modo tutto suo di rinnovarci, di farci ricominciare da capo e di regalarci nuove opportunità. E io ricevuto il dono di incontrarti per poterti dimostrare che questo è possibile.”
Sei mesi più tardi Francesco aveva risolto il suo problema. Ora sono passati otto anni e ci vediamo solo per i controlli periodici con me e con l’igienista dentale. E lui è molto bravo nel mantenimento d’igiene domiciliare.
Queste sono le vere soddisfazioni del nostro lavoro.

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Una risposta a “La storia di Francesco”
[…] Si tratta del caso di Francesco, la cui storia personale ho già raccontato in questo post. […]