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Vi hanno detto che gli impianti sono meglio dei denti e e durano per sempre?

Ebbene, sappiate che ogni terapia medica e odontoiatrica, inclusi gli impianti, ha sempre una piccola percentuale di insuccessi o di guarigioni imperfette. In altre parole, la maggioranza dei pazienti avrà una guarigione perfetta, mentre una piccola parte avrà qualche problema. Putroppo è così, senza ombra di dubbio. Chi dice il contrario mente sapendo di mentire. Purtroppo, anche il “collega più bravo del mondo” – creatura mitologica di unicornica memoria – avrà qualche fallimento nella sua casistica personale.

Il 100% non esiste, anche se è giusto e sacrosanto per ogni operatore aggiornarsi e studiare costantemente, utilizzare materiali moderni e più performanti proprio per cercare di ridurre al minimo le complicanze e gli insuccessi. 

Sono numerosi i fattori che favoriscono il’efficacia delle terapie, non ultimo l’operatore con la sua esperienza e capacità. Tuttavia, anche l’operatore più esperto (il dentista unicorno di cui sopra) ogni tanto qualche impianto lo perde. E ciò è vero non solo in implantologia, ma anche in tutte le altre terapie odontoiatriche (e anche mediche). 

Riassumo di seguito alcune percentuali di successo riportate in letteratura:

Impianti dentali

Restauri protesici (corone e ponti) su denti trattati endonticamente (devitali) e non trattati (Vitali)

Una recente revisione sistematica della letteratura [https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/jopr.13735 ] ci elenca i vari scenari e le relative percentuali di successo. 

  • Corone singole su denti vitali: tasso di sopravvivenza a 5 anni 95-98%.
  • Corone singole in metallo-ceramica con perno in metallo fuso su denti devitali: tasso di sopravvivenza a 5 anni 90%.
  • Corone singole in metallo-ceramica con perno in fibra su elementi devitali: tasso di sopravvivenza a 5 anni 91%. 
  • Corone singole in metallo-ceramica senza perno su denti devitali: tasso di sopravvivenza a 5 anni 86%.
  • Corone singole in ceramica integrale con perno in fibra su denti devitali: tasso di sopravvivenza a 5 anni 95%
  • Ponti sostenuti da elementi vitali: tasso di sopravvivenza a 5 anni 85%
  • Ponti sostenuti da monconi non vitali: tasso di sopravvivenza a 5 anni 81%

Questo vuol dire che ogni trattamento deve essere affrontato in modo consapevole sia dal paziente che dal collega che lo tratterà, con sicurezza e fiducia ma anche con la consapevolezza che nella stragrande maggioranza dei casi andrà tutto bene, ma raramente potrebbe rendersi necessario affrontare guarigioni inadeguate o fallimenti. Tali condizioni sono quasi sempre risolvibili con un secondo trattamento, che condurrà al successo finale della terapia.

È chiaro che ogni operatore farà sempre del suo meglio per evitare complicazioni e fallimenti, ma è difficile controllare tutte le variabili. Può capitare che, per esempio, il paziente per sue convinzioni personali non segua pedissequamente la terapia antibiotica prescritta o assuma dopo l’intervento degli antidolorifici che ostacolano il processo iniziale di osseontegrazione (anti cox-2). Sono molti i fattori che potrebbero influenzare il processo di guarigione.

Un altro aspetto molto importante è l’invasività. Il fallimento di un trattamento molto esteso ed invasivo sarà potenzialmente più difficile da correggere. Al contrario, nel caso di un trattamento cucito su misura per la minore invasività e la massima efficacia possibile i “fastidi” per il paziente nell’eventuale fase di correzione saranno ridotti al minimo.

Foto di Eleonora Francesca Grotto su Unsplash

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E. Bruschi DDS, MS
Fondatore di Bonebenders, autore e coautore di articoli scientifici sulle tecniche implantoprotesiche, si dedica alla chirurgia orale, parodontologia e implantologia con approccio evidence-based “su misura” del paziente.

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