I Denti dei Volsci
In breve — Sotto piazzale De Matthaeis a Frosinone riposano 26 sepolture volsce del VI-V secolo a.C. Nessuno ha mai condotto un’analisi paleopatologica sui loro denti. Attraverso studi su popolazioni italiche coeve — etruschi, sanniti, comunità campane — possiamo immaginare cosa quei denti racconterebbero: parodontite, Porphyromonas gingivalis, e una dieta ricca di carboidrati fermentabili. I resti, conservati al Museo Archeologico di Frosinone, attendono ancora uno studio dedicato.
Summary — Beneath Piazzale De Matthaeis in Frosinone (central Italy) lie 26 Volscian burials from the 6th–5th century BCE. No dental paleopathological analysis has ever been performed on these remains. Drawing on recent studies of contemporary Italic populations — Etruscans, Samnites, Iron Age Campanian communities — we explore what those teeth might reveal: periodontitis, Porphyromonas gingivalis, and a pro-inflammatory diet rich in fermentable carbohydrates. The skeletal remains, held at the Archaeological Museum of Frosinone, still await dedicated investigation.
Ventisei corpi sotto un parcheggio
A Frosinone, sotto il cemento di piazzale De Matthaeis — parcheggi, cantieri, il rumore del traffico di una città di provincia — dormono ventisei corpi. Sono Volsci. Guerrieri, donne, almeno un bambino. Sepolti tra il VI e il V secolo avanti Cristo, in tombe a fossa coperte da tegole di terracotta o lastre di pietra. Accanto a loro: vasellame, anfore, brocche in miniatura. E, nelle tombe maschili, armi. Una spada di ferro col suo elsa. Una punta di lancia in legno — un reperto raro, perché il legno non sopravvive ai millenni — che la soprintendente Sandra Gatti definì una rarità assoluta.
I corredi sono stati catalogati. Gli scheletri recuperati. I reperti esposti al Museo Archeologico di Frosinone.
Ma i denti di quei ventisei Volsci non li ha studiati nessuno?
Eppure i denti sono reperti sempre importanti, in quanto si conservano perfettamente dopo la morte, in assenza dei patogeni parodontali e dei cariogeni.
Com’erano i denti degli antichi abitanti di Frosinone? Avevano carie? Soffrivano di parodontite? Il tartaro che si accumulava sui loro denti — quel tartaro che nessun igienista rimuoveva— cosa conteneva?
Non lo sappiamo. Non esiste, a oggi, uno studio paleopatologico dentale sui resti volschi del frusinate. Nessuna analisi del tartaro, nessuna valutazione della malattia parodontale, nessun profilo proteomico. Quei denti esistono, e sono conservati. Ma non hanno ancora raccontato la propria storia.
Eppure, dagli studi di popolazioni contemporanee e vicine, qualcosa si può immaginare.
Cosa sappiamo dei loro vicini
I Volsci non vivevano isolati. Tra il VII e il IV secolo a.C., l’Italia preromana era un mosaico di popoli con diete, strutture sociali e stili di vita in parte sovrapponibili: etruschi, sanniti, comunità campane dell’Età del Ferro.
Nel 2025, Riccomi e colleghi dell’Università di Pisa hanno analizzato il tartaro depositato sui denti di 63 individui provenienti da sei necropoli etrusche e sannite, datate tra il VII e il IV secolo a.C. — lo stesso arco temporale dei Volsci di Frosinone. Con tecniche paleoproteomiche hanno letto le proteine intrappolate nella placca mineralizzata (il tartaro, appunto). Su 1890 setti ossei interdentali esaminati, il 23% mostrava segni di parodontite. Nei maschi, la frequenza era significativamente più alta.
E in dieci campioni su diciannove, è stato identificato Porphyromonas gingivalis — lo stesso patogeno “chiave di volta” che oggi troviamo nelle tasche parodontali dei nostri pazienti.
Nel 2026, Germano e colleghi hanno pubblicato su PLOS ONE uno studio sulla comunità di Pontecagnano, in Campania, VII-VI secolo a.C. Hanno analizzato trenta denti di dieci individui. Nel tartaro: granuli di amido da cereali e legumi, spore di Saccharomyces (lieviti da fermentazione), fibre vegetali. Una fotografia biochimica della dieta quotidiana di un popolo dell’Età del Ferro nel sud della penisola.
Non erano Volsci. Non abitavano a Frosinone. Ma erano loro contemporanei, mangiavano cose simili, vivevano nello stesso mondo.
Immaginiamo la dieta
I corredi funerari delle tombe di piazzale De Matthaeis raccontano una società stratificata: élite guerriere con armi di ferro, classi non privilegiate con corredi più semplici. Una struttura sociale compatibile con quella descritta dallo studio di Riccomi, dove l’accesso differenziato alle proteine animali influenzava il profilo infiammatorio.
La dieta dei Volsci nel frusinate non doveva essere molto diversa da quella dei loro vicini: cereali, legumi, formaggi di pecora. Pane e zuppa. Fermentati. Non troppo lontana dalla cucina ciociara che conosciamo — sagne e fagioli, pecorino, pane casereccio.
Letta con gli occhi del parodontologo, questa dieta suggerisce un quadro preciso: substrato fermentabile abbondante, biofilm che prospera, infiammazione cronica che erode l’osso alveolare millimetro dopo millimetro. Lo studio di Riccomi lo conferma per etruschi e sanniti. Per i Volsci, resta un’ipotesi ragionevole.
Che potrebbero dirci i denti?
Se qualcuno decidesse di studiare i denti dei ventisei Volsci di piazzale De Matthaeis, cosa potrebbe trovare?
Le tecniche esistono. La paleoproteomica del tartaro dentale può identificare patogeni orali, proteine alimentari, marcatori di infiammazione. L’analisi dei setti interdentali può quantificare la perdita ossea parodontale. La microscopia dei microresti nel tartaro può ricostruire la dieta — quali cereali, quali legumi, se c’era fermentazione.
I denti sono l’ultimo archivio. Resistono al fuoco, all’acqua, al tempo. Quando tutto il resto si dissolve — la carne, il legno, il tessuto, perfino il bronzo — i denti restano. E dentro di loro, nel tartaro che nessuno ha mai rimosso, si conservano le risposte alle domande che non abbiamo ancora fatto.
Un guerriero volsco sepolto a Frosinone nel V secolo a.C. portava con sé, nella tomba, la sua spada. Con ogni probabilità portava anche il suo P. gingivalis. Non sapeva di avere la parodontite. Non aveva un nome per quella cosa. Ma l’osso attorno ai suoi denti si riassorbiva — forse — con la stessa biologia, la stessa cascata infiammatoria, le stesse citochine di oggi.
Riferimenti
- Riccomi G, Rosselli L, Marchesi M, Guidi F, Taloni M, Ricci G, Pellegrino C, Wilkin S. Palaeoproteomic characterization of archaeological dental calculus reveals precarious periodontal health in pre-Roman Italy (7th–4th century BCE). J Proteomics 320:105503, 2025. DOI
- Germano R, Higgins OA, Cristiani E, Galbusera A, Esposito C, Neves D, Pellegrino C, Sperduti A, Manzi G, Bondioli L, Nava A. Health and lifestyle in the Iron Age Italian community of Pontecagnano (Campania, Italy, 7th–6th century BCE). PLoS ONE 21(1), 2026. DOI
- Museo Archeologico di Frosinone — Necropoli volsche di Piazzale De Matthaeis, VI–V sec. a.C.
Cerchi uno specialista?
Parodontologia a Frosinone →Diagnosi e trattamento della parodontite nello Studio Denti Più
Hai bisogno di un parere?
Prenota una visita nello studio del Dr. Bruschi a Frosinone. Prima visita con diagnosi completa e piano di trattamento personalizzato.
Resta aggiornato
Nuovi articoli su parodontologia, implantologia e chirurgia orale — nella tua casella email.
Commenti
Caricamento commenti...
Lascia un commento