Jumping Gap
Definizione
Il jumping gap — letteralmente “distanza di salto” — è lo spazio vuoto che resta tra un impianto posizionato immediatamente dopo l’estrazione di un dente e le pareti dell’alveolo. Il termine descrive ciò che l’osso, per integrarsi con l’impianto, deve letteralmente saltare per riempire.
Il problema
L’impianto post-estrattivo non ha contatto completo con l’osso. L’alveolo è più largo del corpo implantare. In quello spazio — tipicamente vestibolare, talvolta circonferenziale — non c’è ancora nulla. Solo coagulo. L’osteointegrazione, in quella zona, non avviene per contatto diretto ma per neoformazione ossea a distanza: un processo più lento, meno prevedibile, soggetto al collasso dei tessuti se il gap è troppo ampio.
Cosa sappiamo
Fino a 2 mm il gap è considerato gestibile senza riempimento, con buone probabilità di rigenerazione spontanea. Oltre i 2 mm la letteratura suggerisce l’uso di biomateriali riempitivi — xenoinnesti, osso autologo, materiali alloplastici — per stabilizzare il coagulo e guidare la formazione ossea.
Perché conta
Il jumping gap è uno dei fattori che determina il rimodellamento verticale e orizzontale della cresta dopo l’impianto post-estrattivo. Più grande è il gap, più si rischia la recessione della corticale vestibolare nei mesi successivi. Una variabile che si misura in millimetri ma decide in centimetri di estetica.
Termini correlati
Hai bisogno di un parere?
Prenota una visita nello studio del Dr. Bruschi a Frosinone. Prima visita con diagnosi completa e piano di trattamento personalizzato.
Resta aggiornato
Nuovi articoli su parodontologia, implantologia e chirurgia orale — nella tua casella email.