La Cura

Dr. Ernesto Bruschi · · 4 min di lettura
Due mani che si sfiorano in uno stile illustrativo — immagine evocativa del gesto della cura.

Esiste un testo a me molto caro. Il testo de “La Cura”, di Franco Battiato, il poeta, l’artista, il cantautore.

E sicuramente caro a tanti altri, e a molti di voi, che mi leggete in questo momento.

È stata scritta dallo stesso Battiato insieme al filosofo e scrittore siciliano Manlio Sgalambro.

È una meravigliosa danza di emozioni. Può sembrare una poesia d’amore, verso un uomo o una donna che sia. Pare che sia rivolta all’anima, alla nostra parte più profonda, vera e intima.

Può voler dire molte cose. Ognuno può dare un significato diverso.

Personalmente, la associo spesso proprio alla “cura”, che è il nostro lavoro. Forse banale, ma non per me. E si può imparare anche da questo.

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie Dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo Dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai

Le “ipocondrie”: quante ce ne sono nel nostro lavoro? Vengono tutte a galla. Dalla paura dei farmaci, a quella delle allergie, a quelle generate dalle notizie incomplete lanciate dalla stampa.

Quando un paziente affronta un nuovo trattamento, con strumenti e materiali nuovi per lui o per lei, è normale che si faccia tante domande sulla sicurezza dei materiali e delle procedure. Bisogna rassicurarlo — o rassicurarla — e sempre con sincerità assoluta.

Di ingiustizie e inganni, purtroppo, ce ne sono. La maggioranza della classe medica è onesta e sincera. Tuttavia, in tutti i campi e non solo in odontoiatria, esistono dei meccanismi da evitare come la peste: uno su tutti è quello delle estrazioni totali in nome degli “impianti per sempre”. Certo, a volte è necessario. Ma non così spesso.

Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore Dalle ossessioni delle tue manie Supererò le correnti gravitazionali Lo spazio e la luce per non farti invecchiare

Ecco: “i dolori”. Ti solleverò dai dolori. Esiste un gesto più nobile? Ed è un gesto molto applicabile alla medicina e, particolarmente, a quella odontoiatrica. Il dolore dentale e mascellare è devastante.

E poi, certamente, non voglio “farti invecchiare”. Perché l’invecchiamento, come da molte parti si dice, è malattia. Lo è certamente.

Nel nostro campo, l’invecchiamento significa tante cose. I danni biologici sui denti tendono ad accumularsi negli anni. I denti non si rigenerano come altri tessuti. Sono condannati a fratture, usura, malattie infettive. E, in coloro che sono più avanti nel percorso della vita, spesso si risveglia una sensibilità elevatissima alla carie, per varie cause sopraggiunte: le apnee notturne, la riduzione patologica del flusso salivare. Quando accade questo, i pazienti soffrono moltissimo, ed è nostro dovere individuare le cause per contrastare la patologia.

E guarirai da tutte le malattie Perché sei un essere speciale Ed io, avrò cura di te

Questo è un auspicio per tutti. E ci sono specialità mediche che hanno a che fare quotidianamente con malattie così gravi da mettere a repentaglio la stessa vita. La speranza della guarigione — sia donata che ricevuta — è una pianta delicata, da coltivare sempre. E, certamente, dobbiamo avere cura di “te” — di tutto te, non solo della tua bocca.

Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono

Ecco un argomento centrale per noi. Prima di poter curare dobbiamo studiare e impegnarci per “conoscere le leggi del mondo”. Senza questa conoscenza, i nostri sforzi di cura verso il prossimo saranno vani.

Perché sei un essere speciale Ed io avrò cura di te

Sì. In questo mondo, dove la legge della forza, dell’arroganza, dell’enorme corruzione dilagante in ogni campo delle società nostre e straniere, e del denaro che è il vero motore di ogni cosa — la prima cosa da fare è tornare a vedere “l’essere speciale” nel nostro prossimo. Talvolta, non c’è. Ma dobbiamo partire dal presupposto che ci sia, per cercare, nel nostro piccolo, di migliorare il mondo.


“La Cura” — testo di Franco Battiato e Manlio Sgalambro, dall’album “L’imboscata” (Mercury, 1996).

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