Volete togliervi tutti i denti e mettervi impianti perché così non ci pensate più? Oppure vi hanno proposto di farlo?
In breve — Nessuna terapia odontoiatrica, inclusi gli impianti, ha successo del 100%. Gli impianti hanno sopravvivenza del 93-95% a 10-13 anni e 78-92% a 20 anni. Ogni operatore, anche il più esperto, affronta occasionali insuccessi. La consapevolezza è essenziale per una terapia minimamente invasiva che riduce i “fastidi” in caso di correzione.
Summary (EN) — No dental therapy, including implants, has 100% success. Implants have 93-95% survival at 10-13 years and 78-92% at 20 years. Even the most skilled operator faces occasional failures. Awareness is essential for minimally invasive therapy that reduces complications if correction is needed.
Vi hanno detto che gli impianti sono meglio dei denti e e durano per sempre?
Ebbene, sappiate che ogni terapia medica e odontoiatrica, inclusi gli impianti, ha sempre una piccola percentuale di insuccessi o di guarigioni imperfette. In altre parole, la maggioranza dei pazienti avrà una guarigione perfetta, mentre una piccola parte avrà qualche problema. Putroppo è così, senza ombra di dubbio. Chi dice il contrario mente sapendo di mentire. Purtroppo, anche il “collega più bravo del mondo” - creatura mitologica di unicornica memoria - avrà qualche fallimento nella sua casistica personale.
Il 100% non esiste, anche se è giusto e sacrosanto per ogni operatore aggiornarsi e studiare costantemente, utilizzare materiali moderni e più performanti proprio per cercare di ridurre al minimo le complicanze e gli insuccessi.
Sono numerosi i fattori che favoriscono il’efficacia delle terapie, non ultimo l’operatore con la sua esperienza e capacità. Tuttavia, anche l’operatore più esperto (il dentista unicorno di cui sopra) ogni tanto qualche impianto lo perde. E ciò è vero non solo in implantologia, ma anche in tutte le altre terapie odontoiatriche (e anche mediche).
Riassumo di seguito alcune percentuali di successo riportate in letteratura:
Impianti dentali
- Tasso di sopravvivenza: il tasso di sopravvivenza degli impianti dentali per un periodo medio di follow-up di 10-13 anni è di circa il 93-95% (Jung et al., 2014).
- Dopo 20 anni le percentuali di successo scendono a 78-92% (Kupka et al., 2024, Clinical Oral Investigations).
Numeri belli, su carta. Ma c’è un dettaglio che chi promette l’eternità si guarda bene dal raccontare: l’impianto può sopravvivere e ammalarsi nello stesso tempo. La revisione sistematica più ampia mai pubblicata su questo punto — 102 studi, oltre 13.000 pazienti, coordinata da AO e AAP (Galarraga-Vinueza et al., 2025, Journal of Periodontology) — ha contato una mucosite peri-implantare nel 46% dei pazienti e una peri-implantite, l’infiammazione che mangia l’osso intorno alla vite, in circa 1 paziente su 5. Non sono impianti caduti: sono impianti in funzione che però richiedono cure, controlli, a volte una chirurgia. Quando leggete “quanto durano gli impianti” tenetelo a mente — ne ho parlato per esteso in quanto durano davvero gli impianti dentali. E un dato concreto, non da brochure: in una coorte seguita per dieci anni reali (Zamparini et al., 2023) il 95,6% degli impianti era ancora lì, ma a tenerli in piedi è stato il controllo ossessivo dell’igiene e dell’occlusione. Non la fortuna. La superficie stessa dell’impianto pesa su questo equilibrio, come racconto in siete ancora innamorati degli impianti lisci?.
Restauri protesici (corone e ponti) su denti trattati endonticamente (devitali) e non trattati (Vitali)
Una recente revisione sistematica della letteratura [https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/jopr.13735 ] ci elenca i vari scenari e le relative percentuali di successo.
- Corone singole su denti vitali: tasso di sopravvivenza a 5 anni 95-98%.
- Corone singole in metallo-ceramica con perno in metallo fuso su denti devitali: tasso di sopravvivenza a 5 anni 90%.
- Corone singole in metallo-ceramica con perno in fibra su elementi devitali: tasso di sopravvivenza a 5 anni 91%.
- Corone singole in metallo-ceramica senza perno su denti devitali: tasso di sopravvivenza a 5 anni 86%.
- Corone singole in ceramica integrale con perno in fibra su denti devitali: tasso di sopravvivenza a 5 anni 95%
- Ponti sostenuti da elementi vitali: tasso di sopravvivenza a 5 anni 85%
- Ponti sostenuti da monconi non vitali: tasso di sopravvivenza a 5 anni 81%
Questo vuol dire che ogni trattamento deve essere affrontato in modo consapevole sia dal paziente che dal collega che lo tratterà, con sicurezza e fiducia ma anche con la consapevolezza che nella stragrande maggioranza dei casi andrà tutto bene, ma raramente potrebbe rendersi necessario affrontare guarigioni inadeguate o fallimenti. Tali condizioni sono quasi sempre risolvibili con un secondo trattamento, che condurrà al successo finale della terapia.
È chiaro che ogni operatore farà sempre del suo meglio per evitare complicazioni e fallimenti, ma è difficile controllare tutte le variabili. Può capitare che, per esempio, il paziente per sue convinzioni personali non segua pedissequamente la terapia antibiotica prescritta o assuma dopo l’intervento degli antidolorifici che ostacolano il processo iniziale di osteointegrazione (anti cox-2). Sono molti i fattori che potrebbero influenzare il processo di guarigione.
E qui la letteratura recente è impietosa nel ricordarci che le variabili non sono tutte sul tavolo operatorio. Una scoping review del 2025 (Shenoy et al., Frontiers in Oral Health) ha mappato gli insuccessi su oltre quarant’anni di dati: i fallimenti precoci viaggiano fra lo 0,5% e il 5,2%, quelli tardivi fra lo 0,5% e il 7,8%, e i nomi che tornano sempre sono gli stessi — fumo, diabete non controllato, parodontite, sovraccarico occlusale. Niente di esotico. La buona notizia è che molte di queste variabili si governano: la revisione sistematica di Carra e colleghi (2023, Journal of Clinical Periodontology) ha mostrato che chi salta i controlli di mantenimento ha un rischio di fallimento implantare quasi quadruplo (odds ratio 3,76) rispetto a chi torna con regolarità, e che nel paziente diabetico un buon compenso glicemico riduce drasticamente la peri-implantite. Tradotto: l’impianto non lo si “mette e si dimentica”. E quando qualcosa va storto, raramente è un “rigetto” nel senso che la gente immagina — su questo equivoco ho scritto perché il rigetto dell’impianto dentale non esiste.
Un altro aspetto molto importante è l’invasività. Il fallimento di un trattamento molto esteso ed invasivo sarà potenzialmente più difficile da correggere. Al contrario, nel caso di un trattamento cucito su misura per la minore invasività e la massima efficacia possibile i “fastidi” per il paziente nell’eventuale fase di correzione saranno ridotti al minimo.
Foto di Eleonora Francesca Grotto su Unsplash
Domande frequenti
Qual è il reale tasso di successo degli impianti dentali? A 10-13 anni il tasso di sopravvivenza è 93-95%. Dopo 20 anni scende a 78-92%. Questi dati sottolineano che il 100% di successo non esiste, ma la stragrande maggioranza dei pazienti ha una guarigione perfetta.
Perché alcuni operatori hanno fallimenti mentre altri no? Tutti gli operatori, anche i migliori, hanno qualche fallimento nella loro casistica. La differenza è nella percentuale e nella capacità di gestire le complicanze. L’esperienza, i materiali moderni e l’aggiornamento costante riducono al minimo, ma non eliminano, i problemi.
Quali fattori influenzano il successo implantare? Sono numerosi: l’esperienza dell’operatore, la qualità e densità dell’osso, la salute generale del paziente, l’aderenza alle prescrizioni terapeutiche, lo stile di vita (fumo, dieta), le condizioni sistemiche (diabete, osteoporosi). Controllarli tutti è difficile anche per l’operatore più abile.
Perché l’invasività della terapia è importante in caso di fallimento? Un approccio molto invasivo che fallisce crea un problema più grande da correggere. Al contrario, un trattamento mininvasivo e ben pianificato genera “fastidi” minimi per il paziente nella fase di correzione. Questa è una considerazione clinica cruciale nella scelta del protocollo.
Domande frequenti
- Qual è il reale tasso di successo degli impianti dentali?
- A 10-13 anni il tasso di sopravvivenza è 93-95%. Dopo 20 anni scende a 78-92%. Questi dati sottolineano che il 100% di successo non esiste, ma la stragrande maggioranza dei pazienti ha una guarigione perfetta.
- Perché alcuni operatori hanno fallimenti mentre altri no?
- Tutti gli operatori, anche i migliori, hanno qualche fallimento nella loro casistica. La differenza è nella percentuale e nella capacità di gestire le complicanze. L'esperienza, i materiali moderni e l'aggiornamento costante riducono al minimo, ma non eliminano, i problemi.
- Quali fattori influenzano il successo implantare?
- Sono numerosi: l'esperienza dell'operatore, la qualità e densità dell'osso, la salute generale del paziente, l'aderenza alle prescrizioni terapeutiche, lo stile di vita (fumo, dieta), le condizioni sistemiche (diabete, osteoporosi). Controllarli tutti è difficile anche per l'operatore più abile.
- Perché l'invasività della terapia è importante in caso di fallimento?
- Un approccio molto invasivo che fallisce crea un problema più grande da correggere. Al contrario, un trattamento mininvasivo e ben pianificato genera "fastidi" minimi per il paziente nella fase di correzione. Questa è una considerazione clinica cruciale nella scelta del protocollo.
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