Per-Ingvar Brånemark non voleva fare l'implantologo

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Dr. Ernesto Bruschi · · 5 min di lettura
Ritratto di Per-Ingvar Brånemark

In breve — Per-Ingvar Brånemark era un medico ortopedico, non un dentista. Nel 1952 studiava la microcircolazione nelle ossa dei conigli usando camere ottiche in titanio. Quando provò a rimuoverne una, scoprì che non si staccava più. Quel momento fu l’inizio dell’osteointegrazione. Ci vollero trent’anni prima che il mondo lo ascoltasse.

Summary (EN) — Per-Ingvar Brånemark was an orthopedic surgeon, not a dentist. In 1952 he was studying microcirculation in rabbit bones using titanium optical chambers. When he tried to remove one, he found it wouldn’t come off. That moment was the beginning of osseointegration. It took thirty years before the world listened.

Era un medico che studiava il sangue dentro le ossa.

Non aveva nessun interesse per i denti. Nessun piano segreto per rivoluzionare l’odontoiatria. Aveva un coniglio, un microscopio, e una domanda: come circola il sangue nell’osso vivo?

La risposta cambiò tutto.

Lund, 1952

Per-Ingvar Brånemark nasce il 3 maggio 1929 a Karlshamn, Svezia. Studia medicina all’Università di Lund. Si specializza in anatomia e ortopedia. Il suo interesse è la microcircolazione — il flusso del sangue nei vasi più piccoli, quelli che nutrono l’osso dall’interno.

Per osservarlo direttamente, gli serve una finestra nell’osso vivo. Progetta una camera ottica: un piccolo cilindro con lenti, avvitato nella fibula di un coniglio. In titanio, perché il titanio è inerte, leggero, facile da lavorare.

L’esperimento funziona. Brånemark osserva il microcircolo osseo per mesi, in tempo reale. Poi arriva il momento di togliere la camera.

Non viene via.

La gira, la forza, la studia. Il titanio si è fuso con l’osso. Non c’è una giuntura, non c’è distanza. C’è una continuità. L’osso ha colonizzato la superficie del metallo come se fosse sempre stato lì.

Brånemark resta a fissare quel coniglio.

Una parola nuova per un fenomeno antico

Brånemark chiama quel fenomeno osteointegrazione: contatto diretto, strutturale e funzionale, tra osso vivo e superficie di un impianto in carico.

Radiografia originale di Brånemark: camera ottica in titanio nella fibula di un coniglio, 1952.

La radiografia originale di Brånemark — camera ottica in titanio nella fibula del coniglio. Per-Ingvar Brånemark, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons.

Non è una scoperta cercata. È una risposta a una domanda che nessuno aveva fatto. E come tutte le scoperte non cercate, incontra una resistenza feroce.

Il mondo accademico dell’epoca non vuole sentire. I chirurghi maxillofacciali e i dentisti sono abituati a lavorare con impianti subperiostei, con strutture metalliche posate sull’osso anziché dentro di esso. L’idea che un oggetto di metallo potesse integrarsi nell’osso vivo, sopportare carichi masticatori, durare decenni — suona fantascienza.

Brånemark continua.

Gösta Larsson

Il 1965. Göteborg, Università.

Gösta Larsson ha trentaquattro anni. È nato con una malformazione congenita della mandibola: osso insufficiente, denti assenti, parola difficile. Ha vissuto così per tutta la vita.

Brånemark gli propone qualcosa che non è mai stato fatto su un essere umano.

Quattro viti di titanio nella mandibola. Non sopra l’osso. Dentro.

Larsson accetta.

L’intervento riesce. In poche settimane il titanio si integra. Brånemark monta una protesi. Larsson parla meglio. Mastica. Riprende a vivere una vita normale.

Porta quella stessa protesi per quarant’anni.

Muore nel 2005. Gli impianti posizionati nel 1965 sono ancora in posto.

Trent’anni nel deserto

Ma il mondo non guarda.

Per quasi due decenni Brånemark lavora in isolamento. Pubblica. Raccoglie dati. Segue i pazienti anno dopo anno. Il suo team a Göteborg accumula una casistica che non ha precedenti nella storia dell’implantologia.

La comunità scientifica internazionale non risponde. O peggio: risponde con scetticismo istituzionale. Gli impianti endossei sono considerati biologicamente impraticabili. Il corpo rigetterà il metallo. Non durerà. Non funzionerà.

Brånemark non si ferma.

Nel 1977 pubblica il lavoro della vita: Osseointegrated implants in the treatment of the edentulous jaw. Experience from a 10-year period. Dati su oltre un centinaio di pazienti, seguiti per dieci anni, con tassi di successo che nessuno aveva mai visto prima.

Nessun fuoco d’artificio. Nessuna ovazione.

Toronto, 1982

George Zarb è un odontologo canadese dell’Università di Toronto. È scettico. Ha sentito parlare del lavoro di Brånemark e non ci crede.

Decide di vederlo.

Organizza una conferenza. Invita Brånemark a presentare la sua casistica davanti alla comunità scientifica internazionale. Il piano è semplice: esporre il lavoro alla critica sistematica. Se regge, bene. Se non regge, fine.

Brånemark porta i dati di settecento pazienti. Cinque anni di follow-up minimi. Radiografie, cartelle, fotografie. Zarb li studia. I ricercatori presenti li studiano.

Reggono.

Zarb diventa il più strenuo sostenitore dell’osteointegrazione. La Conferenza di Toronto del 1982 è il momento in cui il mondo smette di resistere. Da lì, l’implantologia moderna prende forma in pochi anni.

L’eredità

Brånemark muore il 20 dicembre 2014 a Göteborg. Ha ottantacinque anni.

Nel mezzo secolo tra il coniglio di Lund e la fine della sua vita, l’osteointegrazione è diventata il fondamento biologico di tutta l’implantologia. Ogni anno nel mondo vengono posizionati tra otto e dieci milioni di impianti dentali. Tutti si basano su quello che lui ha visto nel 1952, cercando di svitare una camera ottica dal femore di un coniglio.

Non voleva fare il dentista. Voleva capire come vive l’osso.

Lo ha capito così bene che ha cambiato la vita a milioni di persone.

Domande frequenti

Chi era Per-Ingvar Brånemark?
Per-Ingvar Brånemark (1929-2014) era un medico ortopedico e anatomista svedese. Non era un dentista. Scoprì l'osteointegrazione nel 1952 durante esperimenti sulla microcircolazione ossea nei conigli, usando camere ottiche in titanio.
Come fu scoperta l'osteointegrazione?
Brånemark stava studiando il flusso sanguigno nell'osso dei conigli usando camere ottiche avvitate nelle loro ossa di titanio. Quando tentò di rimuoverne una, scoprì che il titanio si era fuso indissolubilmente con l'osso. Chiamò questo fenomeno osteointegrazione.
Chi fu il primo paziente a ricevere un impianto osseointegrato?
Gösta Larsson, nel 1965 a Göteborg. Aveva una malformazione congenita della mandibola che lo privava di denti e parola. Brånemark gli posizionò quattro impianti in titanio. Larsson portò la stessa protesi per quarant'anni, fino alla morte nel 2005.
Quando l'osteointegrazione fu accettata dalla comunità scientifica?
Nel 1982, alla Conferenza di Toronto organizzata da George Zarb. Brånemark presentò dati su oltre settecento pazienti seguiti per cinque anni o più. Fu lì che il mondo accademico smise di resistere.
Qual è oggi l'importanza dell'osteointegrazione?
L'osteointegrazione è il fondamento biologico di tutta l'implantologia moderna. Ogni anno nel mondo vengono posizionati milioni di impianti dentali. Tutti si basano sul principio scoperto da Brånemark per caso, in un laboratorio di Lund, nel 1952.

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