Hai la Parodontite?

Test gratuito di auto-valutazione in 8 domande, basato sul questionario validato dei Centers for Disease Control / American Academy of Periodontology. Compilazione ~90 secondi. Risultato immediato con livello di rischio e cosa fare.

Test informativo, non una diagnosi. Questo strumento è adattato dal questionario di Eke & Genco (J Dent Res 2013), validato per sorveglianza epidemiologica con sensibilità ~85% e specificità ~58%. Solo una visita specialistica con sondaggio parodontale e radiografie può confermare o escludere la parodontite.

Domanda 1 di 8

Le tue gengive sanguinano quando ti lavi i denti o usi il filo?

Domanda 2 di 8

Hai notato che le gengive si sono ritirate, scoprendo parte del dente o facendolo apparire più lungo?

Domanda 3 di 8

Hai mai sentito qualche dente muoversi senza traumi recenti?

Domanda 4 di 8

Un dentista o igienista ti ha mai detto che hai "tasche parodontali" o "perdita di osso" attorno ai denti?

Domanda 5 di 8

Hai mai fatto trattamenti specifici per le gengive (curettage, levigatura delle radici, chirurgia parodontale)?

Domanda 6 di 8

Fumi?

Domanda 7 di 8

Hai il diabete?

Domanda 8 di 8

Quanto tempo fa hai fatto l'ultima visita di controllo dal dentista?

Ultimo dato

Che cos'è la parodontite e perché va riconosciuta presto

La parodontite è un'infiammazione cronica dei tessuti che sostengono i denti — gengive, legamento parodontale e osso alveolare — causata principalmente dai batteri del biofilm sottogengivale. È una delle principali cause di perdita dei denti negli adulti, con picco di incidenza intorno ai 38 anni (Kassebaum 2014). Nella forma severa colpisce circa il 10-15% della popolazione adulta (Preshaw 2012). Nelle fasi iniziali è spesso silenziosa: il sanguinamento gengivale e l'alito cattivo persistente sono i segnali precoci che molti pazienti sottovalutano. Quando i denti iniziano a muoversi o le gengive si ritirano visibilmente, la malattia è già in fase avanzata e la perdita ossea può essere significativa.

Da dove arriva questo test

Le 8 domande sono adattate dal questionario sviluppato dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) in collaborazione con la American Academy of Periodontology (AAP), pubblicato da Eke e colleghi sul Journal of Dental Research nel 2013. È l'unico questionario auto-somministrato validato contro la diagnosi clinica (gold standard: sondaggio parodontale a tutta bocca). La performance documentata è sensibilità ~85% e specificità ~58%, con area sotto la curva ROC di 0,81. Significa che è uno strumento affidabile per identificare chi potrebbe avere parodontite e dovrebbe approfondire, non per confermare la diagnosi. Abbiamo integrato i tre principali fattori di rischio sistemici riconosciuti dalla classificazione EFP/AAP 2017: fumo, diabete, età.

Cosa fare dopo il test

Se il punteggio è basso (0-15), il rischio di parodontite è ridotto: mantieni una buona igiene quotidiana e un controllo professionale annuale. Se il punteggio è medio o alto, fissa una visita parodontale entro 1-6 mesi a seconda della categoria. Porta il risultato del test al dentista insieme, se possibile, a uno strumento di screening clinico professionale (il nostro screening parodontale applica la classificazione EFP/AAP 2017 e fornisce stadio, grado e intervallo di richiamo personalizzato). La diagnosi definitiva richiede un sondaggio parodontale a 6 punti per dente e una valutazione radiografica della perdita ossea.

Domande frequenti

Le gengive sanguinano: è normale?

No, le gengive sane non sanguinano. Il sanguinamento al spazzolamento o al filo interdentale è il primo segnale di infiammazione gengivale (gengivite). Se persiste oltre 2-3 settimane di buona igiene domiciliare, è il momento di chiedere una valutazione professionale: la gengivite non trattata può evolvere in parodontite.

Qual è la differenza tra gengivite e parodontite?

La gengivite è l'infiammazione superficiale della gengiva — sanguina, è arrossata, ma non c'è ancora perdita di tessuti di supporto. È completamente reversibile con igiene professionale e domiciliare. La parodontite è la fase successiva: l'infiammazione si è estesa in profondità, ha distrutto parte dell'osso e del legamento parodontale, e questa perdita è permanente. Si può fermare ma non si recupera senza chirurgia rigenerativa.

Questo test sostituisce una visita?

No. Il test ha sensibilità ~85% e specificità ~58% — cioè identifica bene chi è a rischio, ma può generare anche dei falsi allarmi. La diagnosi definitiva richiede sondaggio parodontale a 6 punti per dente e radiografie. Lo scopo del test è darti un orientamento rapido per decidere quanto urgentemente prenotare una visita.

Il fumo è davvero così importante?

Sì. Il fumo è il secondo fattore di rischio per parodontite dopo la placca batterica, e aumenta il rischio in modo dose-dipendente da 2-3 volte fino a 6 volte nei forti fumatori (Tomar & Asma 2000: OR 2,79 per ≤9 sig/die fino a 5,88 per ≥31 sig/die). È responsabile di oltre il 50% dei casi di parodontite tra i fumatori. Il fumo maschera anche il sanguinamento (vasocostrizione), quindi un fumatore può avere parodontite avanzata senza i segnali "rossi" classici. Smettere ferma la progressione e migliora la risposta al trattamento (Chambrone et al. 2013); il rischio diminuisce gradualmente e dopo circa 11 anni dall'ultima sigaretta torna quasi pari a chi non ha mai fumato.

Diabete e parodontite: che relazione c'è?

Bidirezionale: il diabete (specialmente se scompensato, HbA1c >8%) aumenta di circa 3 volte il rischio di parodontite (Preshaw 2012). A sua volta la parodontite peggiora il controllo glicemico. Il consensus EFP-IDF 2018 (Sanz et al.) ha mostrato che il trattamento parodontale riduce l'HbA1c di 0,27-0,48 punti percentuali a 3 mesi — un effetto clinicamente significativo. Per il diabetico, curare le gengive è anche curare il diabete.
Riferimenti bibliografici
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