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Un laccio strozza il ribosoma batterico: Lariocidina

Dr. Ernesto Bruschi · · Agg. · 8 min di lettura
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Un laccio strozza il ribosoma batterico: Lariocidina

In breve — La lariocidina è un nuovo antibiotico peptide-lasso scoperto nel batterio Paenibacillus che colpisce il ribosoma in un sito mai toccato da altri antibiotici, con bassissima propensione allo sviluppo di resistenze. Efficace contro batteri Gram-positivi e Gram-negativi, potrebbe trovare impiego contro le infezioni odontostomatologiche a flora mista e come protezione peri-operatoria — lo stesso ruolo che l’evidenza Cochrane assegna già a una singola dose preoperatoria di amoxicillina.

La rivista Nature ha pubblicato a marzo 2025 la scoperta di un nuovo antibiotico.

Jangra, M., Travin, D.Y., Aleksandrova, E.V. et al. A broad-spectrum lasso peptide antibiotic targeting the bacterial ribosome. Nature 640, 1022–1030 (2025). https://doi.org/10.1038/s41586-025-08723-7

Si chiama lariocidina e viene dal batterio Paenibacillus sp. M2. È un peptide lasso, una molecola con struttura ripiegata a nodo che i ricercatori studiano da anni senza trovare mai un’applicazione clinica convincente.

Questa volta è diverso. La lariocidina si lega al ribosoma batterico in un punto mai visto prima. Blocca la sintesi proteica e causa errori nella traduzione del codice genetico. I batteri muoiono. Funziona sia contro i Gram-positivi che i Gram-negativi, cosa rara per questa classe di molecole.

Perché un nuovo antibiotico?

Nel 2021, il fenomeno della resistenza antimicrobica (AMR) ha causato direttamente 1,32 milioni di decessi a livello mondiale, con altri 4,86 milioni di decessi associati ad essa, segnando un aumento sostanziale rispetto al 1990. Lo studio di riferimento è il Global burden of bacterial antimicrobial resistance 1990–2021: a systematic analysis with forecasts to 2050, pubblicato su The Lancet nel 2024.

La maggior parte dei decessi attribuibili è stata causata da soli sei patogeni chiave, tra cui lo Staphylococcus aureus (resistente alla meticillina o MRSA), Escherichia coli e Klebsiella pneumoniae (resistenti alle cefalosporine di terza generazione).

Grafico che mostra l

Decessi attribuibili all’AMR per fascia d’età e posizione nello scenario di riferimento, 2022-2050 Le unità sono in milioni. Tratto da GBD 2021 Antimicrobial Resistance Collaborators, licenza Creative Commons CC-BY.

Un risultato fondamentale è la grave disparità geografica e per fasce d’età. L’impatto è sproporzionatamente elevato nell’Africa subsahariana e nell’Asia meridionale, e la prevalenza maggiore e in peggioramento è sui bambini sotto i cinque anni.

Guardando al futuro, lo studio prevede che, in assenza di “azioni sostanziali”, i decessi annuali attribuibili all’AMR saliranno a 2,45 milioni a livello globale entro il 2050, superando la mortalità combinata da HIV/AIDS e malaria. Gli autori concludono che questo allarmante carico richiede investimenti immediati e sostanziali in sorveglianza, prevenzione delle infezioni, stewardship antibiotica e ricerca e sviluppo di nuovi antibiotici, soprattutto nei paesi a basso e medio reddito.

Possibile rilevanza clinica futura in Odontoiatria

Per noi medici odontoiatri il dato rilevante è l’attività ad ampio spettro. Le infezioni del cavo orale coinvolgono quasi sempre flora mista. Streptococchi, stafilococchi, anaerobi, batteri Gram-negativi. Un antibiotico efficace su molti patogeni diversi semplifica il trattamento di varie infezioni.

Inoltre, potrebbe essere un ottimo prodotto per la protezione peri-operatoria in chirurgia e implantologia, ancora una volta per il largo spettro di efficacia. Gli eventi avversi post-operatori legati a infezioni potrebbero ridursi con molecole più efficaci contro i patogeni resistenti.

Il riferimento più solido resta la revisione Cochrane di Esposito e colleghi, aggiornata al 2013 su sei trial randomizzati e 1.162 pazienti: una singola dose da 2 o 3 grammi di amoxicillina un’ora prima dell’intervento riduce il fallimento implantare in modo statisticamente significativo (rischio relativo 0,33; IC 95% 0,16-0,67; p=0,002), con un numero di pazienti da trattare pari a 25. È l’evidenza dietro il protocollo che consigliamo già: una dose, non una terapia prolungata.

Una meta-analisi più recente di Momand e colleghi, su un pool diverso di sette trial e 3.014 impianti, non ha confermato la significatività statistica (rischio relativo 0,66; IC 95% 0,30-1,47) — un risultato che dipende soprattutto dai trial più ampi e recenti inclusi nel calcolo, e che per ora resta minoritario rispetto al corpo di evidenza Cochrane. Il costo e il rischio di una dose singola restano quasi nulli, e il beneficio atteso resta reale — motivo sufficiente per lasciare invariato il protocollo clinico, anche se la sua entità esatta è ancora in discussione tra le diverse meta-analisi. Díaz e colleghi, in una umbrella review del 2025 sul rialzo di seno mascellare — un intervento più esteso della semplice inserzione implantare — trovano che la profilassi sistematica aggiunge beneficio soprattutto negli scenari ad alto rischio: perforazione della membrana, approccio laterale esteso, comorbidità sistemiche. Se la lariocidina o molecole simili arriveranno mai in odontoiatria, dovranno confrontarsi con lo stesso standard: un beneficio dimostrato in trial clinici ben condotti, non solo un ampio spettro in laboratorio.

Il meccanismo di azione

Il meccanismo è nuovo. Nessun altro antibiotico si lega in quel punto del ribosoma. Questo significa che i meccanismi di resistenza comuni non funzionano. I batteri resistenti alla meticillina, agli aminoglicosidi, ai macrolidi rimangono sensibili alla lariocidina. I ricercatori hanno provato a selezionare ceppi resistenti in laboratorio ed essi sono riusciti a sopravvivere solo raramente.

Le mutazioni necessarie per sviluppare resistenza danneggiavano troppo il batterio.

La molecola agisce in modo particolare. Si inserisce tra l’RNA ribosomiale e il tRNA (RNA di trasporto) durante la traduzione. Blocca la traslocazione del ribosoma sull’mRNA. Il risultato è che le proteine vengono sintetizzate male o non vengono sintetizzate affatto. Le proteine di membrana sbagliate attivano sistemi di stress che portano alla morte cellulare.

Illustrazione che mostra il meccanismo di sintesi proteica nel ribosoma, evidenziando il legame di tRNA e la posizione dei siti A e P.

Gli studi strutturali hanno mostrato che la lariocidina ha due forme. Una è il peptide lineare ciclizzato a lasso. L’altra è una variante con un’ulteriore ciclizzazione interna. Entrambe le forme sono attive. Entrambe si legano al ribosoma nello stesso modo.

Il follow-up: come si difende il batterio che la produce

Nel gennaio 2026 lo stesso gruppo di ricerca — McMaster University e University of Illinois a Chicago — ha pubblicato un secondo studio, questa volta sul meccanismo di autoresistenza del batterio produttore. Jangra e colleghi hanno identificato un enzima, un’acetiltransferasi chiamata LrcE, che Paenibacillus sp. M2 usa per modificare la propria lariocidina e proteggersi dalla sua tossicità: acetila un residuo di lisina critico della molecola, impedendole di legarsi al ribosoma.

La notizia utile per lo sviluppo clinico è dove questo enzima non si trova. Gli omologhi di LrcE compaiono in batteri ambientali, non nei patogeni clinicamente rilevanti. Il rischio che questo specifico meccanismo di resistenza si trasferisca per via orizzontale ai batteri che infettano davvero i pazienti è, per ora, considerato basso dagli stessi autori — un dato che rende la lariocidina un candidato più solido, non solo una curiosità di laboratorio.

Il futuro

Restano molte domande aperte. Gli studi clinici richiederanno anni. Ma la base scientifica si sta consolidando: due revisioni pubblicate nel 2026 — una su Antibiotics firmata da Wahnou e colleghi, l’altra su Molecules di Yilmaz e colleghi — inseriscono ormai la lariocidina nell’elenco ristretto delle nuove classi antibiotiche, insieme a combinazioni già approvate come sulbactam/durlobactam e aztreonam/avibactam e al primo antibiotico di nuova classe per le infezioni urinarie, il gepotidacin. Fa parte di un cambiamento reale, per quanto lento, nella pipeline degli antibiotici.

I peptidi lasso erano considerati interessanti ma poco promettenti. Nessuno prima aveva trovato un peptide lasso che colpisse il ribosoma. Ora sappiamo che esistono e che funzionano bene.

Per la pratica clinica odontoiatrica l’impatto sarà lontano, e dovrà superare uno standard già alto: quello fissato dall’evidenza Cochrane sull’amoxicillina preoperatoria. Ma è bene seguire questi sviluppi. La resistenza agli antibiotici è un problema reale. Servono nuove molecole, dimostrate in trial clinici veri e non solo in laboratorio. La lariocidina potrebbe essere una di queste.


Riferimenti bibliografici

  1. Jangra M, Travin DY, Aleksandrova EV, et al. A broad-spectrum lasso peptide antibiotic targeting the bacterial ribosome. Nature. 2025;640(8060):1022-1030. doi:10.1038/s41586-025-08723-7. PMID: 40140562.
  2. Jangra M, Travin DY, Kaur M, Hackenberger D, Koteva K, Polikanov YS, et al. An acetyltransferase conferring self-resistance of the producer to lasso peptide antibiotic lariocidin. ACS Infect Dis. 2026;12(2):714-723. doi:10.1021/acsinfecdis.5c00885. PMID: 41532636.
  3. Wahnou H, El Kebbaj R, Demoré B, Limami Y, Duval RE. Current state of the fight against antimicrobial resistance: what are the different strategies for tomorrow? Antibiotics (Basel). 2026;15(6):564. doi:10.3390/antibiotics15060564. PMID: 42353688.
  4. Momand P, Naimi-Akbar A, Hultin M, Lund B, Götrick B. Is routine antibiotic prophylaxis warranted in dental implant surgery to prevent early implant failure? A systematic review. BMC Oral Health. 2024;24(1):842. doi:10.1186/s12903-024-04611-0. PMID: 39054434.
  5. Díaz L, Ivanković M, Urrutia P, Uriarte X, Olivares M, Torres A, et al. Use of antibiotics for prevention and treatment of sinus lift infections: an umbrella review of systematic reviews and meta-analyses. BMC Oral Health. 2025;26(1):152. doi:10.1186/s12903-025-07465-2. PMID: 41413511.
  6. Esposito M, Grusovin MG, Worthington HV. Interventions for replacing missing teeth: antibiotics at dental implant placement to prevent complications. Cochrane Database Syst Rev. 2013;2013(7):CD004152. doi:10.1002/14651858.CD004152.pub4. PMID: 23904048.

Domande frequenti

Qual è la scoperta principale pubblicata su Nature nel marzo 2025 riguardante gli antibiotici?
La scoperta principale è un nuovo antibiotico chiamato lariocidina, un peptide lasso che agisce contro i batteri bloccando la sintesi proteica attraverso un meccanismo unico.
Perché si sente il bisogno di sviluppare nuovi antibiotici come la lariocidina?
A causa dell'aumento della resistenza antimicrobica che causa milioni di decessi globali, è urgente sviluppare antibiotici più efficaci per contrastare i batteri resistenti, specialmente in regioni ad alto impatto come Africa subsahariana e Asia meridionale.
In che modo la lariocidina differisce dagli altri antibiotici?
La lariocidina si lega a un punto unico del ribosoma che nessun altro antibiotico ha mai colpito, rendendo i meccanismi di resistenza tradizionali inefficaci e mantenendo la sua efficacia contro molti ceppi resistenti.
Qual è il meccanismo di azione della lariocidina?
La lariocidina si inserisce tra l'RNA ribosomiale e il tRNA durante la traduzione, bloccando la traslocazione del ribosoma sull'mRNA, causando una sintesi proteica errata o assente e provocando la morte batterica.
Quali saranno le implicazioni cliniche future della lariocidina nel campo odontoiatrico?
Potrebbe rappresentare un'arma efficace contro le infezioni del cavo orale, spesso causate da flora mista, e migliorare la protezione peri-operatoria e ridurre il rischio di infezioni post-operatorie grazie alla sua vasta efficacia antimicrobica.
Se il batterio che la produce sa già difendersi dalla lariocidina, non rischia di perdere efficacia in fretta anche nei pazienti?
Un enzima di autoresistenza (LrcE) esiste davvero nel batterio produttore, Paenibacillus sp. M2, ma i suoi omologhi sono stati trovati solo in batteri ambientali, non nei patogeni clinicamente rilevanti. Il rischio che questo meccanismo si trasferisca ai batteri che infettano i pazienti è, per ora, considerato basso dagli stessi autori.
La profilassi antibiotica prima di un impianto riduce davvero il rischio di fallimento?
Sì, secondo l'evidenza più solida. La revisione Cochrane di Esposito e colleghi (2013, sei trial randomizzati, 1.162 pazienti) trova una riduzione statisticamente significativa del fallimento implantare con una dose singola preoperatoria di 2-3 grammi di amoxicillina (rischio relativo 0,33; numero di pazienti da trattare pari a 25). Una meta-analisi più recente di Momand e colleghi, su un diverso pool di sette trial, non ha confermato la significatività statistica — un risultato di minoranza rispetto al corpo di evidenza Cochrane, che lascia invariato il protocollo clinico raccomandato.

Referenze

  1. https://doi.org/10.1038/s41586-025-08723-7
  2. https://doi.org/10.1021/acsinfecdis.5c00885
  3. https://doi.org/10.3390/antibiotics15060564
  4. https://doi.org/10.1186/s12903-024-04611-0
  5. https://doi.org/10.1186/s12903-025-07465-2
  6. https://doi.org/10.1002/14651858.CD004152.pub4

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