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Impianto dentale che sanguina o si gonfia: quando è peri-implantite e come si cura

Dr. Ernesto Bruschi · · 12 min di lettura
Schema di tre impianti in sezione: gengiva sana, gengiva infiammata con osso conservato (mucosite) e perdita d'osso a cratere (peri-implantite).

In breve — Un impianto non si caria, ma la gengiva e l’osso che lo sostengono si possono ammalare. Se la gengiva attorno all’impianto sanguina, si gonfia o lascia vedere il metallo, fatti vedere. All’inizio non fa male, e prima si intercetta la malattia, più strade restano aperte. La mucosite si cura con l’igiene e torna indietro. La peri-implantite, quando c’è già perdita d’osso, si cura in più passi, a volte con la chirurgia rigenerativa.

Te ne accorgi di solito con lo spazzolino. Un filo di sangue sempre nello stesso punto, intorno a un impianto che hai da anni e che non ti ha mai dato pensieri. Non fa tanto male, quindi lo lasci stare.

È proprio lì che conviene fermarsi un momento a ragionare.

Un impianto non si caria, ma si può ammalare

L’impianto è integrato all’interno di gengiva e osso, che lo circondano in modo simile ai denti. E come intorno a un dente la placca, se rimane lì indisturbata, può generare un’infezione.

Le malattie da biofilm degli impianti sono due, e la differenza è molto importante [1].

La mucosite peri-implantare è l’infiammazione della sola gengiva. Diventa rossa, gonfia, sanguina quando la tocchi. L’osso è ancora al suo posto. È una lesione iniziale, perfettamente reversibile se curata con un’igiene accurata, in studio e a casa.

La peri-implantite è il passo successivo, che si verifica se la mucosite continua ad agire indisturbata. In questa malattia, all’infiammazione si aggiunge la perdita dell’osso che sostiene l’impianto [2]. Quell’osso da solo non ricresce, e senza cure la malattia tende ad accelerare.

Tre impianti in sezione: a sinistra gengiva rosa e osso fino alle prime spire; al centro gengiva rossa e gonfia con punti di sanguinamento ma osso conservato; a destra gengiva infiammata e osso riassorbito a cratere attorno all'impianto

Non è una rarità. In un ampio studio svedese, a nove anni dall’intervento di inserimento, circa un paziente su sette aveva una peri-implantite moderata o grave [3]. Questo non vuol dire in nessun modo che gli impianti durino poco; ne ho scritto a proposito di quanto dura un impianto. Ma vuol dire che un impianto va controllato periodicamente per tutta la vita, come anche un dente.

I segnali da guardare

Con una buona luce, guarda e tocca la gengiva attorno a ogni impianto.

  • Sangue quando spazzoli o passi lo scovolino, sempre lì.
  • Gengiva più rossa o più gonfia di quella dei denti vicini.
  • Pus, oppure un sapore cattivo che parte sempre da quel punto.
  • Il metallo che si vede, o la gengiva che si è abbassata rispetto a prima.
  • Dolore o fastidio che tornano nello stesso posto. Arriva tardi, quando arriva.
  • L’impianto, o la protesi, che si muove. È il segnale più tardivo, e ha un capitolo a parte.

Sangue e gonfiore da soli fanno pensare a una mucosite. Farti vedere comunque prima possibile. Pus, metallo visibile, gengiva che si ritira o un impianto che si muove richiedono una visita urgente, senza aspettare il controllo di routine.

Perché succede tutto ciò

La causa è la placca, la pellicola di batteri che si forma ogni giorno su denti e impianti. Se persiste nel tempo e non viene rimossa almeno ogni 24 ore, matura in un biofilm aggressivo che causa un’infezione ingravescente e una reazione infiammatoria su base immunologica.

Le prove più solide che sia proprio la placca batterica la responsabile delle malattie peri-implantari riguardano tre cose [2]:

  1. Una storia di parodontite. Chi ha perso denti per la parodontite ha più rischio anche sugli impianti, e deve fare controlli più ravvicinati.
  2. L’igiene difficile. Un ponte che non lascia passare lo scovolino, un impianto in una posizione scomoda, un residuo di cemento sotto la gengiva.
  3. I controlli saltati. Senza il sondaggio periodico e la rimozione di placca e tartaro, la malattia corre rapidamente.

Fumo e diabete non controllato sono sospettati anch’essi, con prove meno nette.

Il gonfiore dei primi giorni è un’altra cosa

Se hai messo l’impianto da poco, gonfiore e un po’ di sangue nei giorni dopo l’intervento sono normali, e non sono peri-implantite. Quanto dura e quando preoccuparsi lo trovi in quanto dura il gonfiore dopo un impianto, e il checker post-operatorio ti aiuta a capire se quello che vedi è nella norma. La peri-implantite riguarda impianti già integrati in bocca da molti mesi o da anni.

Si può curare?

Spesso sì, soprattutto se la si prende presto. La cura va per gradi, e ogni passo si decide guardando il risultato del precedente [4].

  1. Igiene e pulizia non chirurgica. In studio si toglie la placca attaccata al titanio, sopra e sotto la gengiva; a casa impari a pulire bene proprio quel punto. Per la mucosite spesso basta questo.
  2. Rivalutazione dopo 6–12 settimane. Se la gengiva non sanguina più e non c’è pus, si passa ai controlli.
  3. Chirurgia, se l’infiammazione resta. Si apre la gengiva e si pulisce a vista. A seconda della forma del difetto si leviga la parte di impianto rimasta fuori dall’osso, si innesta osso dove ci sono pareti che lo trattengono, si aggiunge spessore di gengiva per coprire il titanio e tenerlo pulito.
  4. Controlli ravvicinati, per sempre.

Una guarigione garantita non esiste, e nessuno può prometterla. Ma un impianto con la peri-implantite è un impianto da curare, e spesso salvabile.

L’antibiotico da solo non basta?

È la domanda che mi fanno più spesso, e la risposta è breve, netta. I batteri della peri-implantite vivono in una pellicola attaccata alla superficie dell’impianto, e un antibiotico per bocca non la stacca. Va tolta a mano.

Le linee guida europee del 2023 sono esplicite: gli antibiotici per bocca non sono raccomandati come aggiunta di routine, né nella cura non chirurgica né nella chirurgia della peri-implantite [4]. I motivi sono la salute del paziente e la resistenza agli antibiotici. Se ti viene proposto solo l’antibiotico, chiedi quale pulizia è prevista.

Un caso, raccontato senza foto

Un uomo di 60 anni, con un ponte fisso cementato su sei impianti messi molti anni prima. Mi è arrivato per un fastidio a uno solo, un incisivo laterale in alto. Alzando il labbro si vedeva il metallo dell’impianto sotto una gengiva sottile e gonfia. La sonda parodontale affondava per 6 millimetri, la gengiva sanguinava e usciva pus.

La radiografia era quasi pulita. La perdita d’osso stava tutta davanti all’impianto, dalla parte del labbro, e in una radiografia normale lì non si vede. È uno dei motivi per cui la diagnosi la fa la sonda, e non solo la lastra.

Lo stesso impianto in sezione: dalla parte del palato l'osso arriva fino al collo dell'impianto; dalla parte del labbro c'è un cratere chiuso da una parete d'osso sottile e, sopra, il titanio scoperto sotto una mucosa sottile e infiammata

Il difetto aveva due parti, e andavano trattate in modo diverso. Dentro l’osso c’era un piccolo cratere con una parete che poteva trattenere un innesto. Sopra, il titanio era fuori dall’osso, senza parete, coperto da una gengiva troppo sottile per proteggerlo.

Prima della chirurgia il paziente ha fatto la pulizia non chirurgica con l’igienista. Due settimane dopo quell’impianto sanguinava ancora e c’era ancora pus: la chirurgia era indicata. In una sola seduta ho tolto il tessuto infetto, levigato la parte di titanio scoperta, riempito il cratere con granuli d’osso e aggiunto un innesto di gengiva preso dal palato, poi ho tirato su la gengiva e l’ho suturata sopra.

La cura in tre passaggi: pulizia e levigatura della parte di titanio scoperta, granuli d'osso nel cratere, innesto di gengiva dal palato che copre titanio e osso

Tre anni dopo la sonda entra per 2 millimetri, la gengiva non sanguina, non c’è pus e il metallo non si vede più. Il paziente ha fatto i controlli ogni tre mesi, senza saltarne uno, e questo pesa sul risultato quanto la chirurgia.

Prima e tre anni dopo: prima sondaggio di 6 millimetri, sangue, pus e titanio visibile; dopo sondaggio di 2 millimetri, niente sangue né pus e titanio coperto da una gengiva più spessa

Un caso non dimostra una regola fissa. Ma aiuta a capire che cosa si può fare quando l’anatomia del difetto lo permette e il paziente collabora. Altri difetti richiederanno altre strade. Per i colleghi, il caso è documentato con le fotografie nell’articolo tecnico e nel case report su Zenodo [5].

Dopo la cura: i controlli

La peri-implantite può tornare. Le linee guida suggeriscono un controllo ogni 3–4 mesi nel primo anno dopo il trattamento, poi con un ritmo deciso sul rischio di ciascuno [4]. Al controllo si misura con la sonda, si toglie la placca dove a casa non arrivi, si controlla che la protesi si pulisca bene.

È meno di quanto sembra, ed è la parte della cura che dipende di più da te.

Quando l’impianto si toglie

A volte togliere l’impianto è la scelta giusta: quando si muove, quando l’osso perso è troppo esteso, quando curarlo costerebbe più osso di quanto ne salverebbe. Anche questa è una cura. Si guarisce, si ricostruisce l’osso se serve, e si può rimettere un impianto in un osso sano.

Cosa fare adesso

Se riconosci uno dei segnali, prenota una visita parodontale completa, con sondaggio attorno a ogni impianto e a ogni dente, radiografie confrontate con le precedenti, controllo della protesi. Se hai una radiografia fatta quando ti hanno messo la protesi, portala. Nessuna scheda e nessun articolo sostituiscono quella visita.

Vuoi sapere se il tuo impianto è sano?

Scarica la guida «Il tuo impianto sanguina?»: il controllo allo specchio, quando farti vedere, cosa chiedere al dentista. Il resto dell’articolo, su come si cura, si apre qui sotto.

Riferimenti bibliografici

  1. Berglundh T, Armitage G, Araujo MG, Avila-Ortiz G, Blanco J, Camargo PM, et al. Peri-implant diseases and conditions: consensus report of workgroup 4 of the 2017 World Workshop on the Classification of Periodontal and Peri-Implant Diseases and Conditions. J Clin Periodontol. 2018;45 Suppl 20:S286-91. doi:10.1111/jcpe.12957 · PMID: 29926491
  2. Schwarz F, Derks J, Monje A, Wang HL. Peri-implantitis. J Clin Periodontol. 2018;45 Suppl 20:S246-66. doi:10.1111/jcpe.12954 · PMID: 29926484
  3. Derks J, Schaller D, Håkansson J, Wennström JL, Tomasi C, Berglundh T. Effectiveness of implant therapy analyzed in a Swedish population: prevalence of peri-implantitis. J Dent Res. 2016;95(1):43-9. doi:10.1177/0022034515608832 · PMID: 26701919
  4. Herrera D, Berglundh T, Schwarz F, Chapple I, Jepsen S, Sculean A, et al. Prevention and treatment of peri-implant diseases—The EFP S3 level clinical practice guideline. J Clin Periodontol. 2023;50 Suppl 26:4-76. doi:10.1111/jcpe.13823 · PMID: 37271498
  5. Bruschi E. Combined resective–reconstructive and mucogingival management of peri-implantitis with a buccal soft-tissue dehiscence at an anterior implant supporting a full-arch restoration: a 3-year case report. Zenodo; 2026. doi:10.5281/zenodo.23351880

Copertina e schemi: disegni originali Bonebenders.

Domande frequenti

Il mio impianto sanguina ma non fa male. Devo preoccuparmi?
Sì, nel senso che conviene farti vedere. Il sangue quando spazzoli è il primo segno dell'infiammazione, e la peri-implantite all'inizio quasi sempre non fa male. Se è ancora una mucosite, con l'osso al suo posto, si cura con l'igiene e torna indietro. Aspettare il dolore vuol dire arrivare tardi.
La peri-implantite si cura con l'antibiotico?
No, non da solo. I batteri vivono in una pellicola attaccata alla superficie dell'impianto, e quella va tolta a mano, in studio. Le linee guida europee del 2023 non consigliano gli antibiotici per bocca come aggiunta di routine né alla cura non chirurgica né alla chirurgia.
Se ho la peri-implantite devo togliere l'impianto?
Non per forza. Molti impianti, curati in tempo, tornano sani e restano in funzione per anni. Si toglie quando si muove, o quando l'osso perso è così tanto che curarlo costerebbe più osso di quanto ne salverebbe.
Si può prevenire?
In gran parte sì. Le prove più solide dicono che contano tre cose: aver curato bene la parodontite, riuscire a pulire attorno agli impianti e sotto la protesi, e non saltare i controlli. Al controllo la sonda vede la malattia prima che tu la senta.
Dopo la cura può tornare?
Sì, può tornare, ed è il motivo per cui i controlli fanno parte della cura. Le linee guida suggeriscono un controllo ogni 3–4 mesi nel primo anno dopo il trattamento, poi con un ritmo deciso sul rischio di ciascun paziente.

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