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L'impianto dentale si muove: cosa significa e cosa fare

Dr. Ernesto Bruschi · · Agg. · 11 min di lettura
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Schema di un impianto dentale con corona, vite di connessione e impianto: corona e vite si riparano, l'impianto mobile va rimosso

In breve — Nella maggior parte dei casi quello che senti muovere è la corona o la vite che la tiene, e si sistema in una seduta. Se a muoversi è l’impianto dentro l’osso, l’osteointegrazione è persa e l’impianto va tolto. La differenza la fa una visita con radiografia entro pochi giorni. Nel frattempo niente dita, niente masticazione su quel lato, niente antibiotici presi da soli.

Prima domanda: cosa si muove davvero?

Un impianto è fatto di tre pezzi. La vite di titanio dentro l’osso, che chiamiamo impianto o fixture. Il moncone, che sporge dalla gengiva. La corona, il dente che vedi. Il moncone si aggancia all’impianto con una piccola vite di connessione. La corona si fissa al moncone con il cemento oppure con la stessa vite.

Quando un paziente mi dice “dottore, mi si muove l’impianto”, nella grande maggioranza dei casi si muove uno degli altri due pezzi.

Jung e colleghi lo hanno misurato su Clinical Oral Implants Research nel 2012: 46 studi, corone singole su impianto seguite in media cinque anni. Gli impianti erano ancora al loro posto nel 97,2% dei casi. Nello stesso periodo la vite di connessione si era allentata nell’8,8% delle corone e il 4,1% aveva perso la ritenzione, cioè si era decementato. Una corona su dieci, in cinque anni, ha un problema meccanico dato da una vite interna svitata con l’impianto perfettamente integrato sotto.

Qualche indizio lo puoi raccogliere da solo, con la lingua e con delicatezza, senza forzare.

  • Si muove solo il dente bianco, magari con un click quando mastichi o un odore sgradevole quando premi. È la corona decementata.
  • Il dente bascula, ruota leggermente, il movimento sembra partire da sotto la gengiva. È la vite di connessione allentata.
  • Si muove tutto il blocco, ti fa male masticare, la gengiva è gonfia, sanguina o esce pus. In tal caso, il sospetto cade proprio sull’impianto.

Con le dita non sempre si distingue, e questo è il limite dell’autodiagnosi. Ma la logica resta. Vite e corona sono sistemi meccanici interni all’impianto e si riparano. Se si muove il corpo dell’impianto, l’osteointegrazione è persa, e non tornerà a posto.

Infografica: tre scenari a confronto, corona decementata, vite di connessione allentata e impianto mobile, con i segni tipici e l'esito

Tre pezzi, tre scenari: cosa senti e cosa significa. Solo l’impianto mobile ha perso l’osteointegrazione.

Impianto messo da poco che si muove

Nei primi tre-sei mesi l’impianto sta facendo una cosa importante. Aspetta che l’osso lo inglobi. Se in quel periodo lo senti muovere, l’osso non è riuscito a bloccarlo. Si chiama fallimento precoce, e ha cause precise.

Il meccanismo più frequente alla base di questo fenomeno è la fibrointegrazione: l’impianto che si muove anche di pochi micron durante la guarigione induce le cellule a deporre tessuto fibroso al posto dell’osso. Esso forma una capsula di tessuto molle che circonda l’impianto. Le cause stanno quasi tutte nel primo giorno o nelle prime settimane di guarigione del sito. Stabilità primaria insufficiente in un osso morbido. Carico prematuro, una protesi provvisoria che ha lavorato troppo presto. Infezione del sito. Surriscaldamento dell’osso durante la preparazione. Il fumo, che riduce l’apporto di sangue riducendo la neoformazione dei piccoli vasi sanguigni. Alcuni farmaci, come i bifosfonati o certi antidepressivi, che rallentano il rimodellamento osseo.

Anche i livelli bassi di vitamina D, spesso con iperparatiroidismo secondario, predispongono al fallimento.

Molti pazienti arrivano con una parola in testa, “rigetto”. Il titanio (anzi, il suo ossido di superficie, che è sostanzialmente una ceramica) è inerte e il sistema immunitario lo ignora. Quindi, il rigetto dell’impianto dentale non esiste. Esiste un’osteointegrazione mancata, che ha cause precise e in buona parte prevedibili.

Un impianto precoce che si muove si toglie, quasi sempre con un gesto semplice e non traumatico, perché l’osso non lo trattiene. Poi si aspetta, si riconsiderano eventuali fattori di rischio, e si riparte con un nuovo impianto.

Impianto che si muove dopo anni

Qui il quadro cambia. L’impianto si era integrato, ha lavorato per anni, e a un certo punto ha cominciato a perdere l’osso che lo teneva. Si chiama fallimento tardivo, e la causa numero uno è la peri-implantite.

Derks e Tomasi, su Journal of Clinical Periodontology nel 2015, hanno messo insieme 11 studi epidemiologici: la mucosite peri-implantare (infiammazione della mucosa senza perdita ossea) colpiva il 43% dei pazienti, la peri-implantite (con perdita ossea) il 22%. E la prevalenza cresceva con gli anni di funzione. Un impianto su cinque, dopo qualche anno, ha già perso osso.

Il punto che devi capire è che la peri-implantite lavora in silenzio. Sanguinamento quando passi lo spazzolino, gengiva che si ritira e scopre le spire, un po’ di pus, talvolta niente. Il consenso del World Workshop 2017 (Berglundh e colleghi, 2018) tiene la mobilità fuori dai segni con cui si diagnostica la peri-implantite, per una ragione precisa. Infatti, quando l’impianto si muove, l’osso attorno è già finito. La mobilità arriva per ultima, di solito dopo anni di segnali più discreti.

Ci sono altre strade che portano allo stesso punto. Il sovraccarico occlusale, tipico di chi digrigna di notte, che scarica sull’osso forze per cui la connessione protesica non era stata pensata. Un impianto mal posizionato, troppo inclinato o troppo vicino al dente accanto, che lavora fuori asse. Una protesi a sbalzo, con un’estensione senza appoggio che moltiplica la leva. E il cemento residuo. Staubli e colleghi (Clinical Oral Implants Research, 2017) hanno rivisto 26 pubblicazioni su 945 pazienti con corone cementate. Nei siti con malattia peri-implantare, il cemento in eccesso sotto la gengiva era presente in una quota tra il 33 e il 100% dei casi a seconda dello studio. Un filo di cemento dimenticato anni prima può bastare.

Se ti stai chiedendo quanto dovrebbe durare un impianto in condizioni normali, la risposta con i numeri è nell’articolo sulla durata degli impianti dentali. Qui basti dire che un impianto che si muove dopo dieci anni è un evento raro, e quando succede ha quasi sempre una storia alle spalle che una visita accurata potrebbe ricostruire.

Infografica: fallimento precoce nei primi 3-6 mesi e fallimento tardivo dopo anni, con le cause di ciascuno

Precoce o tardivo: due momenti, due liste di cause. Il rigetto non compare in nessuna delle due.

Le prime 48 ore: cosa fare, cosa evitare

Chiama il medico dentista che ha messo l’impianto, o il chirurgo orale o maxillo-facciale che lavora con gli impianti, e chiedi una visita entro pochi giorni. Una visita entro la settimana è il tempo giusto. Se la corona si è staccata del tutto, mettila in un contenitore pulito e portala con te. Spesso si riutilizza perché si è solo staccata.

Nel frattempo mastica dall’altro lato. Pulisci la zona con uno spazzolino morbido, senza strofinare forte. Se fa male, l’ibuprofene a dosi normali basta.

Non fare assolutamente le seguenti cose:

  • Non stringere, non ruotare, non “provare se tiene” con le dita. Una vite lenta che continua a lavorare si può fratturare dentro l’impianto, e a quel punto il problema da dieci minuti diventa un problema da mesi di lavoro.
  • Non ricementare la corona con adesivi da supermercato. Ho tolto corone incollate con cianoacrilato e sono difficili da recuperare.
  • Non masticarci sopra per vedere se passa.
  • Non prendere antibiotici avanzati in casa di testa tua.
  • Non aspettare che passi da solo. La vite non si ristringe da sola, l’osso non ricresce da solo attorno a un impianto che si muove. Nel frattempo la gengiva ci ricresce sopra.

Infografica: cosa fare e cosa non fare nelle prime 48 ore con un impianto che si muove

Le prime 48 ore, in attesa della visita.

Cosa faccio alla visita

La visita dura un’ora e ha un ordine preciso.

Prima parliamo. Voglio sapere tutto della storia clinica dentale e non.

Controllo visivamente e con la palpazione. Farò un test di mobilità sulla corona e, se serve, sul moncone da solo. Percussione. Eventuale sondaggio attorno all’impianto, con la sonda parodontale, per misurare le tasche e vedere se sanguina o se esce pus.

Poi la radiografia. Una periapicale con il centratore mostra le spire e il livello dell’osso. Nei casi di difficile diagnosi, o se si pensa a una rimozione, la CBCT fa vedere lo spessore della parete ossea vestibolare che la periapicale nasconde.

Se la corona in ceramica è avvitata, talvolta la svito e controllo se la vite di connessione è integra. Se è cementata, verifico il moncone. Molte diagnosi finiscono qui, con una vite nuova o semplicemente serrando la vite esistente.

Si può salvare?

Se il problema è solo lo svitamento del moncone o della corona, sì, sempre. Basta serrare al torque corretto, o ricementare la corona. Una seduta, a volte due se serve un passaggio in laboratorio.

In caso di impianto integrato ma affetto da peri-implantite iniziale, spesso è possibile ancora recuperarlo. Se la radiografia mostra ancora una buona quantità di osso e la mobilità clinica è assente, si può decontaminare la superficie e fermare la malattia. La strada parte dal trattamento non chirurgico della peri-implantite e, se il difetto è profondo, arriva al trattamento chirurgico, con o senza rigenerazione dell’osso perduto. Funziona quando si interviene prima che il difetto diventi troppo profondo.

Impianto clinicamente mobile. Non è recuperabile perché l’osso non c’è più, e nessuna terapia lo fa ricrescere attorno a una superficie che si muove. L’impianto va rimosso, e prima lo si fa meno osso si perde nel toglierlo.

Dopo la rimozione le opzioni sono due. Gareb e colleghi, su International Journal of Oral and Maxillofacial Surgery nel 2025, hanno rivisto 24 studi sugli impianti inseriti dove uno precedente era fallito: sopravvivenza del 96,7% a un anno, senza differenza significativa tra inserimento immediato e differito. Il numero è ottimo. E ci dice, sostanzialmente, che il secondo impianto ha ottime probabilità di riuscita e può anche essere reinserito immediatamente, se le condizioni cliniche lo consentono.

La condizione per l’inserimento immediato è che resti osso a sufficienza per dare stabilità al nuovo impianto. Se non resta, si rigenera prima e si inserisce dopo, quando l’innesto è maturo, di solito quattro-sei mesi dopo.

Ma un aspetto è fondamentale. Vale la pena capire perché il primo impianto è caduto, prima di metterne un altro. Se hai già in mano una radiografia e un preventivo e vuoi sentire un altro parere prima di decidere, una seconda opinione su quelle immagini è un passaggio ragionevole.

Infografica: si può salvare? Vite o corona sì sempre, impianto integrato con peri-implantite iniziale spesso, impianto mobile no; dopo la rimozione nuovo impianto subito o dopo 4-6 mesi

Si può salvare? Dipende da cosa si muove.

Un’ultima cosa

La domanda “mi si muove l’impianto” ha quasi sempre una risposta rassicurante e una scadenza breve. Rassicurante perché nella maggior parte dei casi è una vitina interna da stringere. Breve perché una vite lenta lasciata a sé stessa, o una peri-implantite lasciata correre, trasformano un problema semplice in uno complesso.

Quello che descrivo qui è quello che dico ai pazienti che arrivano nello Studio Denti Più a Frosinone con un impianto fatto anche altrove che ha cominciato a muoversi.


Dr. Ernesto Bruschi — parodontologo e implantologo, Centro Odontoiatrico Denti Più, Frosinone. ORCID: 0000-0002-4773-5384.


Senti muoversi un impianto e vuoi sapere cosa si muove davvero? Nello Studio Denti Più a Frosinone la visita comprende radiografia, sondaggio e controllo della vite di connessione nella stessa seduta. Chiama il 0775 889009 oppure scrivici su WhatsApp.

Riferimenti bibliografici

  1. Jung RE, Zembic A, Pjetursson BE, Zwahlen M, Thoma DS. Systematic review of the survival rate and the incidence of biological, technical, and aesthetic complications of single crowns on implants reported in longitudinal studies with a mean follow-up of 5 years. Clin Oral Implants Res. 2012;23 Suppl 6:2-21. doi:10.1111/j.1600-0501.2012.02547.x. PMID: 23062124.

  2. Derks J, Tomasi C. Peri-implant health and disease. A systematic review of current epidemiology. J Clin Periodontol. 2015;42 Suppl 16:S158-S171. doi:10.1111/jcpe.12334. PMID: 25495683.

  3. Berglundh T, Armitage G, Araujo MG, Avila-Ortiz G, Blanco J, Camargo PM, et al. Peri-implant diseases and conditions: consensus report of workgroup 4 of the 2017 World Workshop on the Classification of Periodontal and Peri-Implant Diseases and Conditions. J Clin Periodontol. 2018;45 Suppl 20:S286-S291. doi:10.1111/jcpe.12957. PMID: 29926491.

  4. Staubli N, Walter C, Schmidt JC, Weiger R, Zitzmann NU. Excess cement and the risk of peri-implant disease - a systematic review. Clin Oral Implants Res. 2017;28(10):1278-1290. doi:10.1111/clr.12954. PMID: 27647536.

  5. Gareb B, Vissink A, Terheyden H, Meijer HJA, Raghoebar GM. Outcomes of implants placed in sites of previously failed implants: a systematic review and meta-analysis. Int J Oral Maxillofac Surg. 2025;54(3):268-280. doi:10.1016/j.ijom.2024.10.006. PMID: 39490354.

Domande frequenti

Perché un impianto dentale si muove?
Nella maggior parte dei casi si muove la parte protesica, non l'impianto: la vite che collega il moncone all'impianto si è allentata, oppure la corona si è scementata. È un problema meccanico e si risolve in una seduta. Se invece si muove la vite di titanio dentro l'osso, l'impianto ha perso l'osteointegrazione: nei primi mesi per un fallimento precoce (l'osso non lo ha mai afferrato), dopo anni quasi sempre per peri-implantite o sovraccarico. In quel caso l'impianto va rimosso.
L'impianto si muove leggermente: è normale?
No. Un impianto integrato è fermo come un dente anchilosato, senza il minimo gioco. Un movimento appena percepibile della corona indica quasi sempre una vite di connessione allentata, e va sistemato presto: una vite lenta che continua a lavorare sotto masticazione può fratturarsi o danneggiare la connessione. Un movimento del corpo dell'impianto, anche lieve, significa che l'osteointegrazione è compromessa.
Cosa fare se mi si muove un impianto?
Chiama il dentista entro pochi giorni, senza aspettare il controllo programmato. Nel frattempo non masticare su quel lato, non stringere né ruotare la corona con le dita, non provare a ricementarla con adesivi domestici e non prendere antibiotici per conto tuo. Se la corona si è staccata, conservala in un sacchetto pulito e portala alla visita: spesso si riutilizza.
Un impianto che si muove fa male?
Non sempre. Una vite allentata o una corona scementata di solito danno solo fastidio, un click quando mastichi o un cattivo odore. L'impianto che ha perso l'osteointegrazione può far male alla masticazione o alla pressione, spesso con gengiva gonfia, sanguinamento o pus. L'assenza di dolore non esclude il problema: la peri-implantite avanza per anni in silenzio.
Un impianto che si muove dopo anni si può salvare?
Dipende da cosa si muove. Vite e corona: sì, sempre. Impianto ancora integrato ma con peri-implantite e osso in parte perso: spesso sì, con terapia non chirurgica o chirurgica, purché si intervenga prima che il difetto arrivi in fondo. Impianto clinicamente mobile: no. L'osso attorno è andato, l'impianto va rimosso e, dopo la guarigione o la rigenerazione, si può inserirne uno nuovo.
Se l'impianto si muove è un rigetto?
Il titanio è inerte e il corpo non lo riconosce come estraneo: il rigetto immunologico di un impianto dentale non esiste. Quello che chiamiamo "fallimento" è o un'osteointegrazione mai avvenuta (tessuto fibroso al posto dell'osso, per micromovimenti, infezione o surriscaldamento) o un'osteointegrazione persa nel tempo per infezione batterica o sovraccarico. Entrambe hanno cause concrete e in gran parte prevenibili.
Dopo la rimozione posso rimettere subito un altro impianto?
Spesso sì. Una revisione sistematica di 24 studi (Gareb e colleghi, 2025) trova una sopravvivenza del 96,7% a un anno per gli impianti inseriti in un sito di precedente fallimento, senza differenza tra inserimento immediato e differito. La condizione è che resti osso sufficiente. Se non c'è, si rigenera prima e si inserisce l'impianto dopo la maturazione dell'innesto, di solito 4-6 mesi.

Referenze

  1. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23062124/
  2. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25495683/
  3. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29926491/
  4. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/27647536/
  5. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39490354/

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