Impianto Dentale Mal Posizionato: Rischi, Sintomi e Soluzioni

Dr. Ernesto Bruschi · · 16 min di lettura
Impianto Dentale Mal Posizionato: Rischi, Sintomi e Soluzioni

In breve — Un impianto dentale mal posizionato non è un problema estetico marginale, ma una questione biomeccanica che compromette la longevità della riabilitazione. Per ogni 10 gradi di errore angolare, il rischio di retrazione ossea aumenta di 0,25mm. La prevenzione passa attraverso una pianificazione tridimensionale accurata e la valutazione del biotipo gengivale del paziente.

Summary (EN) — A malpositioned dental implant is not merely a cosmetic issue, but a biomechanical problem that jeopardizes long-term implant durability. For every 10 degrees of angular deviation, bone resorption risk increases by 0.25mm. Prevention relies on accurate three-dimensional planning and assessment of the patient’s gingival biotype.

La notizia arriva dalla SIdP durante il 22° Congresso Internazionale di Rimini: nel 2024 sono stati inseriti in Italia 2,2 milioni di impianti dentali, ma fino al 40% risulta mal posizionato. I dati parlano chiaro. Non si tratta di un problema estetico marginale. Dietro il cosiddetto “sorriso cavallino” si nasconde una questione biomeccanica che compromette la longevità dell’impianto e l’integrità dei tessuti perimplantari.

Potete leggere l’articolo originale qui: https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/salute_denti_gengive/2025/03/14/ansa-boom-impianti-di-denti-ma-4-su-10-sono-mal-messi_a5c41649-dac3-4f2a-b049-372d54235fe2.html

Il malposizionamento implantare non è un concetto astratto. Per ogni errore di angolazione di 10 gradi, il rischio di retrazione ossea aumenta di 0,25 millimetri. Sono numeri che raccontano una storia precisa di carico non assiale, di stress concentrato, di fallimento programmato dell’osteointegrazione a lungo termine.

Ma qual è l’angolo giusto? Dipende dall’angolazione dei denti e dell’osso. Perché alcuni impianti sono posizionati intenzionalmente con un angolo e quelle sono tecniche assolutamente corrette ed efficaci a lungo termine.

Biomeccanica degli Impianti Inclinati: Come le Forze Compromettono l’Osteointegrazione

Un impianto dentale subisce forze occlusali che possono raggiungere i 60-100 kg durante la masticazione, con picchi oltre i 120 kg nei molari. Queste forze si scompongono in componenti assiali e trasversali secondo principi fisici immutabili.

Rappresentazione visiva delle forze occlusali sugli impianti dentali - carico biomeccanico masticatorio

Foto di Heidi Erickson su Unsplash

Quando l’impianto singolo è posizionato correttamente, lungo l’asse ideale della futura corona, la componente assiale prevale. Il carico si trasmette compressivamente all’osso circostante attraverso le spire, che funzionano come una struttura portante ottimizzata per forze intrusive. L’osso risponde secondo la legge di Wolff, rimodellandosi lungo le linee di stress e mantenendo la propria densità.

Un impianto dentale mal posizionato cambia radicalmente questo schema biomeccanico. Le forze trasversali aumentano proporzionalmente all’angolo di deviazione. Non è solo geometria: è meccanica dei materiali applicata al tessuto vivente. L’osso tollera male le forze di taglio. La sua struttura trabecolare è progettata per resistere alla compressione secondo le linee di carico fisiologiche che si sono formate durante l’epoca di eruzione dei denti naturali.

Tuttavia, gli impianti inclinati funzionano egregiamente quando utilizzati nel modo corretto e con schemi meccanici bilanciati su più di uno. Questo è evidente nelle riabilitazioni full-arch con tecnica all-on-four o all-on-six, dove gli impianti distali inclinati compensano la mancanza di osso posteriore e distribuiscono i carichi attraverso una barra rigida di connessione.

A tal proposito potete controllare questo nostro articolo sulla biomeccanica degli impianti inclinati in riabilitazioni complete.

I problemi del malposizionamento implantare sono legati sempre a una posizione tridimensionale errata, non programmata, cosa che più spesso si traduce in una posizione troppo esterna rispetto all’arcata dento-gengivale. L’impianto dentale vestibolarizzato è forse la complicanza più frequente e devastante per i tessuti perimplantari.

E questo accade anche con impianti non immediatamente classificabili come inclinati, ma che, all’atto pratico puntano troppo verso l’esterno, compromettendo la sottile lamina ossea vestibolare che rappresenta la prima barriera protettiva.

Accade anche se non si calcola o non si compensa in fase chirurgica un probabile riassorbimento dovuto ad eventuali estrazioni concomitanti. La perdita della bundle bone, l’osso alveolare propriamente detto che circondava la radice naturale, è un fenomeno fisiologico inevitabile che deve essere anticipato nella pianificazione. Per approfondire la gestione degli impianti post-estrattivi immediati, ne ho scritto in dettaglio.

Riassorbimento Osseo Perimplantare: La Cascata Biologica

Dalla posizione troppo esterna al riassorbimento osseo perimplantare il passo è breve. Il processo segue una sequenza biologica prevedibile che inizia con il rimodellamento osseo fisiologico post-chirurgico.

Il biotipo gengivale gioca un ruolo critico nel determinare l’esito estetico e funzionale. Il 60% della popolazione italiana ha gengive costituzionalmente sottili, secondo i dati SIdP. In questi pazienti, la perdita ossea si traduce rapidamente in recessione gengivale. L’osso vestibolare sottile, tipico dei settori anteriori, non tollera errori. Una volta perso, non si rigenera spontaneamente.

La distanza biologica perimplantare, quel complesso di tessuti molli che sigilla l’interfaccia tra impianto e ambiente orale, richiede uno spazio verticale minimo di circa 3 millimetri. Quando l’impianto dentale è troppo vestibolare o troppo superficiale, questa distanza biologica non può stabilirsi correttamente. Il risultato è un’infiammazione cronica dei tessuti molli, seguita da perdita ossea progressiva.

D’altro canto, il riassorbimento osseo perimplantare può avvenire anche per cause indipendenti dal posizionamento. La perimplantite — patologia infiammatoria batterica — rappresenta la principale causa di fallimento implantare tardivo. E alcune terapie sistemiche modificano radicalmente il metabolismo osseo attorno all’impianto.

Farmaci e impianti: cosa cambia nel rimodellamento osseo

Un impianto mal posizionato in un paziente sano è un problema. Lo stesso impianto in un paziente che assume farmaci che alterano il metabolismo osseo diventa un problema più urgente — perché il margine di compensazione biologica si riduce.

I bifosfonati e il denosumab (Prolia, Xgeva) sopprimono il turnover osseo. In un paziente con impianto vestibolarizzato, questo significa che il rimodellamento compensatorio che potrebbe stabilizzare la situazione non avviene, o avviene in misura insufficiente. Il rischio di osteonecrosi dei mascellari (MRONJ) è basso — 0,01-0,03% nei pazienti osteoporotici — ma la gestione chirurgica di un impianto da rimuovere cambia radicalmente se il paziente è in terapia anti-riassorbitiva.

I corticosteroidi a lungo termine riducono la densità ossea sistemicamente. Un impianto con posizione marginale che in un paziente sano resterebbe stabile per anni, in un paziente in terapia cortisonica cronica può mostrare perdita ossea accelerata.

Gli SSRI riducono la funzione piastrinica e — dato meno noto — alcuni studi suggeriscono un effetto negativo sulla densità ossea attraverso la via serotoninergica nel metabolismo osseo. La metformina, il farmaco antidiabetico più prescritto al mondo, mostra in modelli animali un effetto diretto sull’osteointegrazione con aumento dell’espressione di RANKL.

La regola è una sola: portate la lista completa dei farmaci. Non quelli “importanti” — tutti. Il dentista vede cose che il medico di base potrebbe non collegare.

Malposizionamento Tridimensionale dell’Impianto: Vestibolare, Palatale e Angolare

Il termine “storto” è colloquiale ma clinicamente ambiguo. Un impianto può essere mal posizionato nelle tre dimensioni spaziali. Ciascuna deviazione ha conseguenze specifiche che compromettono aspetti diversi della riabilitazione implantare.

Un impianto dentale troppo vestibolare erode la sottile lamina ossea esterna. Nell’implantologia classica (che non è vangelo ma rappresenta il consenso basato su decenni di osservazioni cliniche) la distanza minima di sicurezza è 1-2 millimetri dal profilo osseo vestibolare.

Al contrario, un impianto dentale troppo interno o palatale crea problemi protesici e fonetici. L’emergenza della corona risulta innaturale, la pulizia domiciliare diventa difficile, l’estetica è compromessa, e parlare potrebbe risultare difficile per l’ingombro linguale. Nei settori anteriori superiori, un impianto palatale costringe a realizzare corone sovraconturate che accumulano placca e infiammano i tessuti.

L’angolazione è forse il parametro più critico nel malposizionamento implantare. Un impianto può essere angolato in senso antero-posteriore seguendo l’asse radicolare naturale, ma mai in senso vestibolare. L’angolazione vestibolare concentra le forze sulla corticale esterna, quella più sottile e vulnerabile, accelerando il riassorbimento.

Ho visto troppi casi di impianti (soprattutto a carico immediato e ad arcata completa) con emergenze che puntano verso l’esterno e con perdita totale del tessuto in quella zona. In tal caso, è necessario cambiarli. Non esistono alternative conservative quando la posizione tridimensionale compromette irreversibilmente la biomeccanica e la biologia perimplantare.

La posizione apico-coronale, spesso trascurata, determina invece la possibilità di ottenere profili d’emergenza naturali. Un impianto troppo superficiale espone le spire metalliche, mentre uno troppo profondo richiede accorgimenti per realizzare corone con contorni fisiologici (ed è necessaria una connessione conica). La regola generale prevede il posizionamento della piattaforma implantare 4 millimetri apicalmente rispetto al margine gengivale previsto, ma questa è una semplificazione che va adattata al biotipo e al profilo osseo individuale.

Pianificazione Implantare Digitale e Chirurgia Computer-Guidata

Il processo di pianificazione implantare moderna inizia con una TC cone beam che fornisce una mappa volumetrica dell’osso con risoluzione sub-millimetrica. I software di planning permettono di posizionare virtualmente l’impianto considerando non solo l’anatomia ossea ma anche il progetto protesico finale. Si può sovrapporre la ceratura diagnostica, vedere dove emergerà la corona, verificare che l’impianto segua l’asse protesico ideale.

La dima chirurgica trasferisce questa pianificazione in sala operatoria. È una mascherina in resina biocompatibile con boccole metalliche che guidano le frese secondo angolazioni predeterminate. La precisione è nell’ordine dei decimi di millimetro per la posizione e dei gradi per l’angolazione. Le meta-analisi più recenti dimostrano una riduzione dell’errore angolare medio da 5-7 gradi della chirurgia freehand a 2-3 gradi con la chirurgia computer-guidata.

Non è infallibile. La chirurgia guidata richiede stabilità della dima durante la fresatura, corretta preparazione del sito secondo il protocollo del sistema utilizzato, esperienza nell’uso della tecnica. Gli errori si sommano: errore di acquisizione radiografica, errore di segmentazione del software, errore di produzione della dima, errore di posizionamento intraoperatorio. Ciascuno contribuisce alla deviazione finale.

I vantaggi sono molteplici ma il principale è la predicibilità del posizionamento implantare. Si sa prima dove andrà l’impianto. Si possono evitare strutture anatomiche critiche come il canale mandibolare o il seno mascellare con margini di sicurezza calcolati. Si può anche pianificare una chirurgia flapless, senza scollamento gengivale, riducendo il trauma chirurgico e accelerando la guarigione quando il biotipo lo consente.

Personalmente, preferisco di solito il mio metodo con TC intraoperatoria, che mi conduce al medesimo risultato con meno sedute e meno stress per il paziente. Anche perché, nel mio caso, di solito rigenero anche osso e altri tessuti secondo la filosofia conservativa dell’espansione ossea che rappresenta il cuore del metodo Bonebenders.

La valutazione pre-operatoria del biotipo dovrebbe essere parte integrante della pianificazione implantare. Non basta guardare la TC. Serve l’esame clinico dei tessuti molli, la valutazione dello spessore gengivale con sondaggio transgengival, l’analisi della morfologia crestale, il fenotipo parodontale che predice la risposta biologica ai traumi chirurgici.

In casi di biotipo sfavorevole è necessario sempre considerare la modifica del biotipo stesso in fase chirurgica, attraverso innesti di tessuto connettivo o l’utilizzo di matrici collageniche che aumentano lo spessore gengivale e proteggono l’osso vestibolare dal riassorbimento. Quando l’osso vestibolare presenta deficit significativi, le tecniche di espansione ossea offrono un’alternativa conservativa alla rigenerazione ossea guidata tradizionale.

Domande Frequenti sul Malposizionamento Implantare

Quanto dura un impianto dentale mal posizionato?

La durata dipende dal grado di malposizionamento e dal biotipo del paziente. Un impianto leggermente deviato può durare anni in un paziente con gengiva spessa e buona igiene. Un impianto significativamente vestibolarizzato in biotipo sottile può mostrare recessione e perdita ossea già nei primi 12-18 mesi. Il riassorbimento osseo perimplantare superiore a 2 millimetri nei primi anni è predittivo di fallimento.

Si può correggere un impianto storto?

Dipende dal tipo di deviazione. Angolazioni moderate possono essere compensate protesicamente con pilastri angolati o abutment customizzati. Posizioni vestibolari o palatali significative non sono correggibili protesicamente e richiedono la rimozione dell’impianto, la rigenerazione ossea guidata della cresta compromessa, e il reinserimento in posizione corretta dopo adeguata guarigione.

Quali sono i sintomi di un impianto mal posizionato?

I sintomi variano. Negli stadi iniziali può non esserci alcun sintomo. Con il tempo compaiono recessione gengivale, esposizione delle spire implantari, infiammazione persistente dei tessuti molli, mobilità della corona, difficoltà nell’igiene, accumulo di placca in zone non raggiungibili, alitosi. Nei casi severi si sviluppa perimplantite con suppurazione e dolore.

L’impianto mal posizionato causa dolore?

Non necessariamente. Il malposizionamento in sé non causa dolore se l’osteointegrazione è avvenuta. Il dolore compare quando si sviluppa infiammazione dei tessuti perimplantari (mucosite o perimplantite) o quando il sovraccarico occlusale genera micromovimenti dell’impianto. Un impianto stabile ma mal posizionato può rimanere asintomatico per anni pur compromettendo l’estetica.

Per i Pazienti: Cosa Significa Veramente un Impianto Mal Posizionato

Se state considerando un impianto dentale o ne avete già ricevuto uno, è importante comprendere che la posizione dell’impianto determina tutto il resto. Non si tratta solo di dove si infila la vite nell’osso, ma di dove emergerà la corona, di come si distribuiranno le forze quando masticate, di quanto durerà nel tempo la vostra riabilitazione.

Un impianto ben posizionato si integra nell’arcata in modo invisibile, si pulisce facilmente, non accumula placca, mantiene la gengiva sana e rosa intorno.

Un impianto mal posizionato invece può creare una serie di problemi a cascata: gengiva che si ritira scoprendo il metallo, corona che sporge troppo o rientra troppo, difficoltà a passare il filo interdentale, infiammazione cronica, necessità di interventi correttivi costosi.

La prevenzione passa attraverso la scelta di un professionista che utilizzi tecnologie moderne di pianificazione, che dedichi tempo alla fase diagnostica, che vi mostri su schermo dove andrà posizionato l’impianto prima ancora di iniziare.

Il costo iniziale apparentemente più alto di una pianificazione accurata si ripaga ampiamente nel tempo attraverso minori complicanze e maggiore durata.

Impianto Dentale Mal Posizionato: Cosa Fare Concretamente

La prima cosa da fare se sospetti un impianto mal posizionato è una valutazione clinica e radiografica specialistica. Non tutte le situazioni richiedono la rimozione. Il percorso dipende da tre variabili: entità della deviazione, stato dei tessuti perimplantari, correggibilità protesica.

SituazioneOpzione clinicaTempistica
Deviazione angolare lieve (<15°), tessuti sani (spesso è voluto intenzionalmente per motivi anatomici e non si tratta di un errore)Compensazione protesica con abutment (pilastro) angolatoImmediata, senza chirurgia
Posizione vestibolare (esterna) con gengiva sottileInnesto di tessuto connettivo per ispessire il biotipoPrima che compaia la recessione
Posizione vestibolare (esterna) con perdita ossea inizialeRigenerazione ossea guidata + eventuale correzione protesicaEntro 6-12 mesi dal posizionamento
Posizione gravemente errata, con perdita ossea avanzataRimozione impianto, rigenerazione, reinserimento in posizione correttaPianificazione accurata, 6-18 mesi totali

La regola pratica: quanto prima si interviene, tante più opzioni conservative sono disponibili. Un impianto vestibolarizzato rilevato a 3 mesi dall’inserimento, prima della protesizzazione definitiva, è gestibile con interventi minimi. Lo stesso impianto con 3 anni di perdita ossea progressiva richiede un piano di trattamento ben più complesso.

Riposizionare un Impianto Dentale: Quando È Necessario e Come Si Fa

Il riposizionamento implantare non è una singola procedura ma un percorso che comprende tre fasi distinte. La prima è la rimozione dell’impianto mal posizionato: si esegue con strumenti dedicati (trefine o kit di reverse torque), in anestesia locale, conservando il più possibile l’osso circostante. Un impianto ben osteointegrato richiede più forza per essere rimosso rispetto a uno con perdita ossea perimplantare.

La seconda fase è la rigenerazione del sito. L’alveolo lasciato dall’impianto rimosso e l’eventuale difetto osseo vengono trattati con osso autologo, xenotrapianti o sostituti ossei sintetici, protetti da membrane. I tempi di guarigione variano da 4 a 9 mesi secondo l’entità del difetto e la tecnica utilizzata. In questo contesto, l’approccio conservativo con espansione ossea può ridurre significativamente i tempi rispetto alla rigenerazione ossea guidata classica.

La terza fase è il reinserimento in posizione corretta di un nuovo impianto, preceduto da una nuova pianificazione tridimensionale che tenga conto della morfologia ossea rigenerata. In casi selezionati, quando il sito è favorevole e la qualità ossea è adeguata, è possibile un approccio in unica seduta: rimozione, rigenerazione e reimpianto immediato. Questa opzione richiede esperienza e selezione rigorosa del caso.

Il costo del riposizionamento implantare è variabile e dipende dalla complessità del difetto osseo, dalla necessità di rigenerazione, dal tipo di materiali utilizzati. In termini generali, il percorso completo ha un costo paragonabile a quello di un nuovo impianto con rigenerazione ossea. È una spesa significativa che si sarebbe potuta evitare con una pianificazione iniziale accurata. Per un quadro completo dei prezzi degli impianti dentali nel 2026 in Italia e nel mondo, ho preparato un’analisi con tabelle comparative.

Conclusioni: Precisione come Imperativo Etico

I dati SIdP fotografano una realtà preoccupante ma non sorprendente. L’implantologia è diventata una pratica diffusa, accessibile, quasi routinaria. La tecnica è consolidata, i materiali sono affidabili, i tassi di successo osteointegrativi sono alti. Ma questi risultati derivano da studi condotti in centri specializzati, con operatori esperti, su pazienti selezionati secondo criteri di inclusione rigorosi.

Nella pratica quotidiana la realtà è più complessa. Anatomie difficili, pazienti con comorbidità e terapie croniche, aspettative estetiche alte, budget limitati. La tentazione di semplificare è forte. Inserire l’impianto dentale dove è più facile piuttosto che dove è giusto. Accettare un compromesso nel posizionamento implantare per evitare una rigenerazione ossea che allunga i tempi e aumenta i costi.

Questi compromessi si pagano nel tempo con complicanze prevedibili: riassorbimento osseo perimplantare, recessioni gengivali, perimplantiti, fallimenti estetici e funzionali.

La tecnologia oggi disponibile permette di minimizzare gli errori di malposizionamento implantare. La TC cone beam fornisce una mappa chirurgica precisa dell’anatomia tridimensionale. I software di planning permettono simulazioni accurate del risultato finale. Per chi le ama, le dime chirurgiche dell’implantologia computer-guidata rappresentano un ottimo aiuto per trasferire la pianificazione virtuale in realtà clinica.

Il messaggio al paziente è chiaro: un impianto dentale mal posizionato non è solo un problema estetico. È un problema biomeccanico che compromette la longevità della riabilitazione implantare. La prevenzione passa attraverso una pianificazione accurata, l’uso di tecnologie appropriate, l’esperienza del clinico nella gestione dei tessuti duri e molli perimplantari.

Il costo iniziale più alto di una corretta pianificazione implantare si ripaga nel tempo attraverso minori complicanze e maggiore durata dell’impianto. La qualità del posizionamento determina la qualità della vita con l’impianto per i decenni successivi.

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Domande frequenti

Quanto dura un impianto dentale mal posizionato?
La durata dipende dal grado di malposizionamento e dal biotipo del paziente. Un impianto leggermente deviato può durare anni in un paziente con gengiva spessa e buona igiene. Un impianto significativamente vestibolarizzato in biotipo sottile può mostrare recessione e perdita ossea già nei primi 12-18 mesi. Il riassorbimento osseo perimplantare superiore a 2 millimetri nei primi anni è predittivo di fallimento.
Si può correggere un impianto storto?
Dipende dal tipo di deviazione. Angolazioni moderate possono essere compensate protesicamente con pilastri angolati o abutment customizzati. Posizioni vestibolari o palatali significative non sono correggibili protesicamente e richiedono la rimozione dell'impianto, la rigenerazione ossea guidata della cresta compromessa, e il reinserimento in posizione corretta dopo adeguata guarigione.
Quali sono i sintomi di un impianto mal posizionato?
I sintomi variano. Negli stadi iniziali può non esserci alcun sintomo. Con il tempo compaiono recessione gengivale, esposizione delle spire implantari, infiammazione persistente dei tessuti molli, mobilità della corona, difficoltà nell'igiene, accumulo di placca in zone non raggiungibili, alitosi. Nei casi severi si sviluppa perimplantite con suppurazione e dolore.
L'impianto mal posizionato causa dolore?
Non necessariamente. Il malposizionamento in sé non causa dolore se l'osteointegrazione è avvenuta. Il dolore compare quando si sviluppa infiammazione dei tessuti perimplantari (mucosite o perimplantite) o quando il sovraccarico occlusale genera micromovimenti dell'impianto. Un impianto stabile ma mal posizionato può rimanere asintomatico per anni pur compromettendo l'estetica.
Come si capisce se un impianto è mal posizionato?
I segnali più affidabili sono: gengiva che si ritira attorno alla corona scoprendo il metallo, infiammazione cronica nonostante buona igiene, corona che sporge o rientra rispetto ai denti adiacenti, difficoltà a passare filo o scovolino. La conferma richiede una radiografia — idealmente una CBCT — che mostri la posizione tridimensionale dell'impianto rispetto all'osso residuo.
L'impianto dentale mal posizionato va sempre rimosso?
No. Se la deviazione è lieve e i tessuti perimplantari sono sani, si può compensare protesicamente con un pilastro angolato. Se il biotipo gengivale è sottile ma l'osso è ancora presente, un innesto connettivale può prevenire la recessione. La rimozione è necessaria quando la posizione compromette irreversibilmente la biomeccanica o i tessuti mostrano perdita ossea progressiva non gestibile con misure conservative.
Quanto costa rimuovere e riposizionare un impianto dentale?
Il costo dipende dalla complessità del caso. Il percorso completo — rimozione, rigenerazione ossea, reinserimento — ha un costo paragonabile a un nuovo impianto con rigenerazione. È una spesa significativa, ma intervenire presto riduce i costi: un impianto vestibolarizzato scoperto a 3 mesi richiede interventi minimi, lo stesso caso dopo 3 anni di perdita ossea richiede un piano ben più complesso.
L'impianto si muove leggermente: è mal posizionato?
Un impianto che si muove non è necessariamente mal posizionato — ma ha un problema. La mobilità implantare indica perdita di osteointegrazione, che può derivare da sovraccarico occlusale, perimplantite, o da un'integrazione mai avvenuta completamente. Serve una valutazione radiografica immediata: se l'osso attorno all'impianto mostra radiotrasparenza, il quadro richiede un intervento.
I farmaci possono influenzare un impianto già in sede?
Sì. I bifosfonati e il denosumab (Prolia) modificano il metabolismo osseo e possono complicare la gestione chirurgica di un impianto problematico. Gli SSRI riducono la funzione piastrinica e aumentano il rischio di sanguinamento. I corticosteroidi a lungo termine riducono la densità ossea. Il dentista deve conoscere tutti i farmaci del paziente — non solo per nuovi impianti, ma anche per gestire quelli già in bocca.

Referenze

  1. PubMed 31449578
  2. https://doi.org/10.1111/prd.12278
  3. https://doi.org/10.1002/JPER.24-0083

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