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Quanto si recupera davvero delle spese dentistiche nel 730

Ernesto Bruschi, DDS, MS · · Agg. · 7 min di lettura
Schema della detrazione nel 730 per un impianto da 2.500 euro: franchigia di 129,11 euro, 450,47 euro che tornano con la dichiarazione, e le tre condizioni su fattura, pagamento tracciabile e IRPEF

In breve — Delle cure dentistiche si recupera il 19% della parte che supera 129,11 € nell’anno, e solo se hai IRPEF abbastanza alta da assorbirla. Su un impianto da 2.500 € tornano 450,47 €. Conta la fattura con la descrizione della cura e il pagamento tracciabile. I numeri sono quelli delle istruzioni del 730/2026 dell’Agenzia delle Entrate.

Le spese dentistiche non si scaricano dal reddito. Si detrae il 19% della parte che supera una franchigia, e solo se l’IRPEF che devi è abbastanza alta da assorbire la detrazione. Conviene fare i conti prima di firmare, non a maggio con il commercialista.

Il 19% su cosa

La regola è nell’articolo 15 del Testo unico delle imposte sui redditi e le istruzioni del 730/2026 la ripetono alla lettera: la detrazione del 19% si calcola «solo sulla parte che supera l’importo di 129,11 euro». La franchigia è annuale, una sola, su tutte le spese sanitarie insieme: cure odontoiatriche, farmaci, visite, esami.

La detrazione si toglie dall’imposta, non dal reddito. Non abbassa il reddito su cui paghi le tasse. Toglie una cifra dall’IRPEF che devi, e se l’IRPEF che devi è più bassa della detrazione la differenza si perde. Un pensionato con la minima o un lavoratore con un reddito basso può aver speso 4.000 € di cure e recuperare quasi niente, perché non ha abbastanza imposta da cui togliere.

Dal 2025 esiste anche un tetto alle detrazioni per chi ha un reddito sopra i 75.000 €. Le spese sanitarie ne sono escluse per legge, e le cure odontoiatriche sono spese sanitarie. Le istruzioni lo scrivono in chiaro.

Il conto su un impianto

Un impianto singolo completo, con la corona, in Italia costa in media fra 1.200 e 3.500 €, come ho scritto nell’articolo sui prezzi degli impianti dentali nel 2026. Prendiamo 2.500 €.

Spesa pagata nel 20252.500,00 €
Franchigia− 129,11 €
Base su cui si calcola il 19%2.370,89 €
Detrazione450,47 €
Costo netto dell’impianto2.049,53 €

Se nello stesso anno hai anche speso 500 € di cure per tua figlia a carico, la franchigia si toglie una volta sola. La base diventa 2.870,89 € e la detrazione 545,47 €. Il calcolatore della detrazione per le spese dentali fa questo conto con le tue cifre e ti avvisa se l’IRPEF non basta.

La detrazione non la ricevi dallo studio e nemmeno dallo Stato con un bonifico a parte. Arriva nel conguaglio di luglio in busta paga o in pensione, se presenti il 730, oppure come minore imposta da versare.

Cosa è detraibile e cosa no

Le istruzioni parlano di «spese chirurgiche, per prestazioni specialistiche e per protesi dentarie e sanitarie in genere». In pratica, tutto quello che un odontoiatra fa per curarti.

  • Visite, radiografie, panoramica e TC cone beam.
  • Igiene professionale e terapia parodontale, chirurgica e non.
  • Otturazioni, devitalizzazioni, estrazioni.
  • Impianti, innesti e rigenerazione ossea, rialzi di seno.
  • Protesi fisse e mobili, corone, ponti, dentiere.
  • Ortodonzia, con apparecchi fissi o allineatori trasparenti, per adulti e bambini.

Restano fuori le prestazioni «meramente estetiche o, comunque, di carattere non sanitario». L’Agenzia esclude la chirurgia e la medicina estetica che non seguono un incidente, una malattia o una malformazione. In odontoiatria il confine è quasi sempre dalla parte della cura. Una faccetta su un dente fratturato o un allineatore che corregge una malocclusione sono terapie, e vanno descritti come tali in fattura. Uno sbiancamento fatto in un centro estetico no.

Le cure fatte all’estero seguono le stesse regole, con la stessa documentazione. La detrazione c’è se la fattura estera dice che cosa è stato fatto e a chi, e se il pagamento è tracciabile. Chi sceglie il turismo dentale lo metta nel conto insieme agli altri dell’articolo sui prezzi.

I documenti che servono

La fattura deve descrivere la prestazione. L’Agenzia ha ritenuto sufficiente la dicitura «ciclo di cure mediche odontoiatriche», mentre una fattura che dice solo «prestazione professionale» va fatta integrare dallo studio. Il codice fiscale del paziente deve esserci. Se la cura è per un familiare a carico, in fattura c’è il suo nome e la detrae chi ha pagato.

Il pagamento deve essere tracciabile. Dal 2020 la detrazione del 19% spetta «a condizione che l’onere sia sostenuto con versamento bancario o postale ovvero mediante altri sistemi di pagamento tracciabili», quindi bancomat, carta, bonifico, assegno o app. Il contante resta ammesso solo per medicinali, dispositivi medici e prestazioni di strutture pubbliche o private accreditate con il Servizio sanitario nazionale, e lo studio privato è fuori da queste eccezioni. La prova è la ricevuta del POS o l’estratto conto. In mancanza, basta che il medico dentista annoti sulla fattura il mezzo di pagamento usato.

Lo studio trasmette ogni fattura al Sistema Tessera Sanitaria, e tu la ritrovi nel 730 precompilato tra le spese sanitarie. Controlla che ci siano tutte e che gli importi corrispondano. Una fattura pagata il 2 gennaio vale per l’anno dopo, perché conta la data del pagamento e non quella della cura. Se non vuoi che una spesa compaia nella precompilata puoi opporti, sul sito del Sistema TS o direttamente in studio al momento della fattura.

Conserva fatture e ricevute fino al 31 dicembre del quinto anno dopo quello in cui presenti la dichiarazione. Sono gli anni in cui l’Agenzia può chiederle.

Familiari a carico e cure sopra la soglia

Le spese per il coniuge, i figli e gli altri familiari fiscalmente a carico si sommano alle tue nel rigo E1 e le detrai tu, che le hai pagate. La franchigia resta una sola. Per un familiare non a carico la detrazione ordinaria non spetta. Fa eccezione chi ha una patologia esente dal ticket, con regole proprie e un tetto di 6.197,48 €.

Una riabilitazione completa su impianti supera facilmente i 15.493,71 €. Sopra quella soglia puoi dividere la detrazione in quattro quote annuali uguali. Serve a chi ha un’IRPEF bassa. Con 20.000 € di cure la detrazione è di 3.775,47 €, e se la tua imposta annua è di 2.000 € in un anno solo ne perderesti quasi la metà, mentre in quattro anni la recuperi tutta. La scelta si fa barrando una casella in dichiarazione, ed è definitiva.

Le scadenze del 2026

Le spese pagate nel 2025 vanno nel 730/2026, da presentare entro il 30 settembre 2026, da soli con il precompilato oppure tramite CAF, professionista o datore di lavoro. Chi non può usare il 730 presenta il modello Redditi entro il 2 novembre 2026, perché il 31 ottobre cade di sabato.

Come si legge il preventivo?

Quando leggi un preventivo, la cifra in basso a destra è quella che pagherai allo studio. La detrazione la vedrai dieci o venti mesi dopo, e sarà il 19% di quasi tutto, a patto di aver pagato con la carta o altro strumento tracciabile (non in contanti) e di avere un livello di imposte sufficientemente elevato. Nel mio studio la segreteria consegna la fattura con la descrizione completa e la ricevuta del POS agganciata.

Che cosa paga davvero quel prezzo, e perché due preventivi per lo stesso impianto possono distare duemila euro, è nell’articolo su quanto costa davvero un impianto dentale.

Riferimenti bibliografici

  1. Agenzia delle Entrate. Modello 730/2026. Istruzioni per la compilazione (periodo d’imposta 2025). Quadro E, Sezione I, righi E1–E3; «Riordino delle detrazioni». agenziaentrate.gov.it
  2. Agenzia delle Entrate. Tutte le agevolazioni della dichiarazione 2026. Spese sanitarie (art. 15, commi 1, lett. c, e 2, del TUIR). agenziaentrate.gov.it

Domande frequenti

Spese dentista nel 730: quanto si recupera?
Il 19% della parte di spesa sanitaria che supera 129,11 € nell'anno. Su 3.000 € di cure dentistiche tornano 545,47 €; su un impianto da 2.500 € tornano 450,47 €. La cifra arriva come minore IRPEF da pagare o come rimborso in busta paga o pensione, e solo fino all'IRPEF che effettivamente devi.
Quali spese dentistiche sono detraibili?
Tutte le prestazioni odontoiatriche di cura: visite, igiene professionale, otturazioni, devitalizzazioni, estrazioni, impianti, protesi fisse e mobili, ortodonzia con apparecchi e allineatori, chirurgia parodontale, innesti ossei. Restano fuori solo le prestazioni puramente estetiche, che l'Agenzia delle Entrate esclude quando non curano una malattia o un difetto.
Posso detrarre le spese dentistiche pagate in contanti?
No. Dal 2020 le prestazioni di uno studio privato si detraggono solo se pagate con carta, bancomat, bonifico, assegno o app di pagamento. Il contante resta ammesso solo per medicinali, dispositivi medici e prestazioni di strutture pubbliche o private accreditate con il Servizio sanitario nazionale.
Posso detrarre le spese dentistiche dei miei figli o di mio marito?
Sì, se sono fiscalmente a carico. Le spese le detrae chi le ha pagate, e la franchigia di 129,11 € si applica una sola volta sul totale delle spese sanitarie dell'anno. Per un familiare non a carico la regola generale non vale, salvo il caso delle patologie esenti dal ticket.
Ho speso più di 15.000 € di cure dentistiche: conviene rateizzare?
Se le spese sanitarie dell'anno superano 15.493,71 € puoi dividere la detrazione in quattro quote annuali uguali. Conviene a chi ha un'IRPEF bassa, che in un solo anno non riuscirebbe ad assorbire tutta la detrazione. La scelta si fa in dichiarazione e non si può cambiare dopo.
Entro quando si presenta il 730 per le spese del 2025?
Il 730/2026, che riguarda le spese pagate nel 2025, si presenta entro il 30 settembre 2026, da soli con il precompilato oppure tramite CAF, professionista o datore di lavoro. Chi usa il modello Redditi ha tempo fino al 2 novembre 2026, perché il 31 ottobre cade di sabato. Le fatture dello studio arrivano già nella precompilata attraverso il Sistema Tessera Sanitaria, ma vanno controllate.

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