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PCR alta? La causa potrebbe essere nella tua bocca

Ernesto Bruschi, DDS, MS · · Agg. · 9 min di lettura
Infografica: PCR alta, la causa potrebbe essere nella bocca. Scala dei valori di hs-PCR (sotto 1, 1-3, sopra 3 mg/L), batteri delle tasche gengivali che entrano nel sangue e stimolano il fegato, la terapia parodontale riduce la PCR di 0,69 mg/L a sei mesi, e il consiglio di evitare il prelievo nei giorni dopo una seduta intensiva

In breve — La proteina C reattiva (PCR) è una proteina che il fegato produce quando nel corpo c’è un’infiammazione. Fra le cause a cui si pensa meno c’è la bocca. Chi ha la parodontite ha in media una PCR più alta di circa 1,5 mg/L rispetto a chi ha le gengive sane, e la terapia parodontale la abbassa di circa 0,7 mg/L in sei mesi. Anche un granuloma silenzioso la aumenta, e la cura canalare la riduce. Se la tua PCR ad alta sensibilità resta sopra 3 mg/L senza una causa evidente, chiedi al medico di famiglia se ritiene utile una visita parodontale.

Un esame del sangue che riguarda anche la bocca

La proteina C reattiva, la PCR del referto, è una proteina che il fegato produce quando nell’organismo c’è un’infiammazione. Il medico di famiglia la richiede per un’infezione, per un dolore articolare, oppure in un controllo di routine. Nel referto può comparire come PCR o come PCR ad alta sensibilità (hs-PCR). La seconda misura anche valori molto bassi, ed è quella che si usa per stimare il rischio cardiovascolare.

La sigla genera spesso confusione. Questa PCR non ha niente a che vedere con il tampone PCR (reazione a catena della polimerasi) che abbiamo imparato a conoscere durante la pandemia, e che cerca il materiale genetico di un virus.

Per la PCR ad alta sensibilità l’American Heart Association e i Centers for Disease Control americani usano tre fasce. Sotto 1 mg/L il rischio cardiovascolare è considerato basso, fra 1 e 3 mg/L intermedio, sopra 3 mg/L alto. Un valore oltre 10 mg/L di solito indica un’infezione o un’infiammazione acuta in corso, che va cercata prima di qualsiasi altra valutazione (Pearson et al., 2003).

La PCR però non dice precisamente da dove viene l’infiammazione. Il fumo, il sovrappeso, il diabete e molte malattie croniche la fanno salire. Fra le cause a cui si pensa meno c’è la bocca. Le gengive malate la alzano di poco, ma in modo stabile. Un granuloma all’apice di una radice, che spesso non dà sintomi, fa lo stesso. Un ascesso la fa salire molto di più, come ogni infezione acuta.

La parodontite fa salire la PCR

La parodontite è un’infiammazione cronica dei tessuti che sostengono il dente, cioè la gengiva, il legamento parodontale e l’osso alveolare. Intorno ai denti si formano tasche profonde, rivestite da un epitelio spesso ulcerato e a stretto contatto con i batteri della placca. Attraverso quell’epitelio i batteri e i loro prodotti passano nel sangue. Le citochine dell’infiammazione, l’interleuchina 6 in particolare, stimolano allora il fegato a produrre PCR.

Chi ha una parodontite ha in media una PCR più alta di chi ha le gengive sane. Una meta-analisi di dieci studi trasversali ha misurato una differenza media di 1,56 mg/L fra pazienti e controlli, e in molti studi i pazienti superavano i 2,1 mg/L (Paraskevas et al., 2008). Una revisione più recente, su 77 studi caso-controllo in persone altrimenti sane, ha confermato l’associazione. Nelle forme che progrediscono più rapidamente, un tempo chiamate parodontiti aggressive, la PCR è risultata in media più alta di oltre il 50% rispetto alle forme croniche (Machado et al., 2021).

Uno scarto di un milligrammo e mezzo per litro sembra poco. Su una scala in cui la fascia di rischio alto comincia a 3 mg/L, però, può bastare a spostare una persona da una fascia all’altra.

Curare le gengive abbassa la PCR

La prova più solida del legame viene dagli studi sul trattamento. Una meta-analisi di 26 studi randomizzati, con 2.579 partecipanti, ha trovato che la terapia della parodontite riduce la PCR di 0,69 mg/L a sei mesi. La riduzione è maggiore in chi partiva da valori sopra 3 mg/L, e la sua entità è paragonabile a quella ottenuta con i cambiamenti dello stile di vita o con alcuni farmaci. Secondo gli autori, questi dati sostengono un rapporto di causa fra parodontite e infiammazione sistemica (Luthra et al., 2023).

Subito dopo una terapia parodontale intensiva, concentrata in una sola seduta lunga, la PCR però sale. In uno studio randomizzato su 120 pazienti con parodontite grave, a 24 ore dal trattamento intensivo la PCR e gli altri indici di infiammazione erano più alti che nel gruppo di controllo, e la funzione delle arterie era temporaneamente peggiorata. A sei mesi il quadro si era invertito, e la funzione endoteliale era migliore rispetto al gruppo di controllo (Tonetti et al., 2007). Quando la terapia è distribuita in più sedute, invece, la PCR tende a scendere in modo graduale fino a sei mesi (Machado et al., 2021).

Ne derivano due conseguenze pratiche. Se devi fare un prelievo, evita i giorni immediatamente successivi a una seduta di levigatura radicolare, perché il valore potrebbe risultare alto per ragioni temporanee. E in un paziente cardiopatico può avere senso dividere la terapia in più appuntamenti, da concordare con il cardiologo.

Nessuno di questi studi dimostra che curare la parodontite prevenga un infarto. Dimostrano, però, che riduce un’infiammazione generale misurabile, e che i benefici sulla bocca si accompagnano a un miglioramento della funzione dei vasi sanguigni. I lavori più citati su questo tema, e quelli degli ultimi tre anni, sono raccolti nella pagina di letteratura su parodontite e malattie cardiovascolari, aggiornata ogni mese.

Granulomi, ascessi e impianti

Il granuloma, che i medici odontoiatri chiamano parodontite apicale, è un’infiammazione dell’osso intorno alla punta della radice di un dente devitalizzato male o con la polpa necrotica. Spesso non fa male, e si scopre solo con una radiografia. Anche questa infiammazione silenziosa si associa a livelli più alti di PCR e di interleuchina 6 nel sangue (Georgiou et al., 2019). Dopo una cura canalare efficace la PCR ad alta sensibilità scende. In una meta-analisi di sei studi è passata in media da 2,26 a 1,28 mg/L a sei mesi (Jakovljevic et al., 2025). Gli studi sono pochi e diversi fra loro, quindi il dato va letto con prudenza.

Un ascesso dentale acuto, o un’infezione che si estende ai tessuti del viso, fa invece salire la PCR a valori molto più alti, quelli tipici delle infezioni acute.

Per gli impianti i dati sono più scarsi. In uno studio su 151 pazienti ipertesi la PCR era più alta in chi aveva una parodontite, da sola o insieme a una mucosite o a una perimplantite, con valori mediani fra 2,7 e 3,2 mg/L contro 1 mg/L nei controlli sani. Chi aveva una parodontite aveva una probabilità circa sette volte maggiore di superare i 3 mg/L (Orlandi et al., 2024). Se la perimplantite da sola basti ad alzare la PCR non è ancora chiaro. Su come riconoscere un impianto che sanguina o si gonfia ho scritto un articolo a parte.

Quando pensare alla bocca davanti a una PCR alta

Se la tua PCR ad alta sensibilità resta sopra 3 mg/L e il medico di famiglia non trova una causa evidente, chiedigli se sia utile una visita parodontale. Il sospetto è più concreto se le gengive ti sanguinano quando lavi i denti o se l’alito cattivo non passa. Un dente che si muove o che sembra allungarsi indica che la malattia è già avanzata. Anche senza nessuno di questi segni, però, una parodontite può esserci. Spesso non dà dolore.

Dal medico odontoiatra la diagnosi richiede poco tempo. Il sondaggio parodontale misura la profondità delle tasche intorno a ogni dente, e le radiografie mostrano l’osso perso e gli eventuali granulomi. La bocca è spesso il primo posto in cui si vedono i segni di una malattia generale, e non vale solo per l’infiammazione.

Funziona anche nell’altro senso. Se hai una parodontite e soffri di diabete, di una malattia cardiovascolare o di un’altra condizione infiammatoria cronica, dillo al parodontologo, e al tuo medico di’ che stai curando le gengive. La PCR non serve a seguire la terapia parodontale, che si controlla con il sondaggio. Ma un valore che scende nei mesi successivi è un’informazione utile anche per lui.

Riferimenti bibliografici

  1. Pearson TA, Mensah GA, Alexander RW, Anderson JL, Cannon RO 3rd, Criqui M, et al. Markers of inflammation and cardiovascular disease: application to clinical and public health practice: a statement for healthcare professionals from the Centers for Disease Control and Prevention and the American Heart Association. Circulation. 2003;107(3):499-511. doi:10.1161/01.cir.0000052939.59093.45 · PMID: 12551878
  2. Paraskevas S, Huizinga JD, Loos BG. A systematic review and meta-analyses on C-reactive protein in relation to periodontitis. J Clin Periodontol. 2008;35(4):277-290. doi:10.1111/j.1600-051X.2007.01173.x · PMID: 18294231
  3. Machado V, Botelho J, Escalda C, Hussain SB, Luthra S, Mascarenhas P, et al. Serum C-reactive protein and periodontitis: a systematic review and meta-analysis. Front Immunol. 2021;12:706432. doi:10.3389/fimmu.2021.706432 · PMID: 34394107
  4. Luthra S, Orlandi M, Hussain SB, Leira Y, Botelho J, Machado V, et al. Treatment of periodontitis and C-reactive protein: a systematic review and meta-analysis of randomized clinical trials. J Clin Periodontol. 2023;50(1):45-60. doi:10.1111/jcpe.13709 · PMID: 35946825
  5. Tonetti MS, D’Aiuto F, Nibali L, Donald A, Storry C, Parkar M, et al. Treatment of periodontitis and endothelial function. N Engl J Med. 2007;356(9):911-920. doi:10.1056/NEJMoa063186 · PMID: 17329698
  6. Georgiou AC, Crielaard W, Armenis I, de Vries R, van der Waal SV. Apical periodontitis is associated with elevated concentrations of inflammatory mediators in peripheral blood: a systematic review and meta-analysis. J Endod. 2019;45(11):1279-1295.e3. doi:10.1016/j.joen.2019.07.017 · PMID: 31542282
  7. Jakovljevic A, Fransson H, Bakhsh A, Jacimovic J, Lazic EK, Ivanovic KB, et al. Endodontic treatment modifies circulatory inflammatory mediator levels: a systematic review with meta-analysis. Int Endod J. 2025;58(2):171-192. doi:10.1111/iej.14164 · PMID: 39540337
  8. Orlandi M, Pranno N, Patel V, Papi P, Di Murro B, Pompa G, et al. Peri-implant diseases and systemic inflammation: a preliminary analysis from a cross-sectional survey of patients with hypertension. J Periodontol. 2024;95(6):525-534. doi:10.1002/JPER.21-0338 · PMID: 38742572

Domande frequenti

La PCR del sangue e il tampone PCR sono la stessa cosa?
No. La PCR degli esami del sangue è la proteina C reattiva, una proteina che il fegato produce quando nel corpo c'è un'infiammazione. Il tampone PCR è la reazione a catena della polimerasi, un metodo che cerca il materiale genetico di un virus o di un batterio. La sigla è la stessa per caso.
Quanto fa salire la PCR la parodontite?
In media di circa 1,5 mg/L rispetto a chi ha le gengive sane. Una meta-analisi di dieci studi ha misurato una differenza di 1,56 mg/L fra pazienti e controlli. Sembra poco, ma la fascia di rischio cardiovascolare alto comincia a 3 mg/L, quindi una parodontite può bastare a spostare una persona da una fascia all'altra. Nelle forme che progrediscono più in fretta la PCR è in media più alta di oltre il 50% rispetto alle forme croniche.
Curare le gengive abbassa la PCR?
Sì. Una meta-analisi di 26 studi randomizzati su 2.579 persone ha trovato che la terapia della parodontite riduce la PCR di 0,69 mg/L a sei mesi, di più in chi partiva da valori sopra 3 mg/L. La riduzione è paragonabile a quella che si ottiene con i cambiamenti dello stile di vita o con alcuni farmaci. Non è dimostrato che questo prevenga un infarto. È dimostrato che riduce un'infiammazione misurabile.
Posso fare le analisi del sangue subito dopo la pulizia profonda delle gengive?
Meglio aspettare qualche giorno. Nelle 24 ore dopo una seduta intensiva di levigatura radicolare la PCR e gli altri indici di infiammazione salgono, per poi scendere nelle settimane successive. Un prelievo fatto in quei giorni può dare un valore alto per una ragione temporanea. Se la terapia è divisa in più sedute, la PCR tende invece a scendere in modo graduale.
Un granuloma che non fa male può alzare la PCR?
Sì. Il granuloma, o parodontite apicale, è un'infiammazione dell'osso intorno alla punta della radice di un dente devitalizzato o con la polpa necrotica. Spesso non dà sintomi e si scopre con una radiografia. Si associa a livelli più alti di PCR e di interleuchina 6 nel sangue, e dopo una cura canalare efficace la PCR ad alta sensibilità scende, in media da 2,26 a 1,28 mg/L in sei mesi secondo una meta-analisi di sei studi.
La PCR serve a controllare se la cura delle gengive funziona?
No. La terapia parodontale si controlla con il sondaggio, che misura la profondità delle tasche intorno a ogni dente, e con le radiografie. La PCR non dice da dove viene l'infiammazione, quindi non può dire se le gengive stanno meglio. Un valore che scende nei mesi dopo la cura è però un'informazione utile per il medico di famiglia, soprattutto se hai il diabete o una malattia cardiovascolare.

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