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Si possono prendere antibiotico e cortisone insieme dopo un impianto o un'estrazione?

Ernesto Bruschi, DDS, MS · · Agg. · 10 min di lettura
Antibiotico e cortisone dopo un impianto o un'estrazione, con i due compiti diversi dei farmaci e la curva del gonfiore che raggiunge il massimo fra il secondo e il terzo giorno

In breve — Antibiotico e cortisone insieme dopo un impianto o un’estrazione sono una prescrizione normale, voluta. Il primo tiene lontani i batteri, il secondo riduce il gonfiore dei primi tre giorni. Il cortisone si prende per poco, anche una sola dose o per due o tre giorni, e non compromette l’impianto. Chi ha il diabete, una gastrite o prende farmaci che abbassano le difese deve avvisare il medico.

Esci dallo studio con due scatole in mano e una domanda. Ti chiedi se davvero si possono prendere insieme. La farmacista ti ha guardato un attimo in più. Su internet hai letto che il cortisone “abbassa le difese immunitarie” e che l’antibiotico “serve a difendersi dalle infezioni”, e ti sembra, giustamente, una contraddizione.

Non lo è. I due farmaci fanno due lavori diversi, nello stesso posto, negli stessi giorni. Se calibrati nel modo corretto, funzionano sinergicamente.

Due farmaci, due lavori

L’antibiotico protegge dalle infezioni peri-operatorie. Nella bocca albergano circa 700 specie batteriche e la ferita chirurgica, nelle prime ore e talvolta per qualche giorno, è una porta aperta. In implantologia la prova più solida ce la da una sola dose prima dell’intervento. Infatti, secondo la revisione Cochrane del 2013 su 1.162 pazienti, due grammi di amoxicillina un’ora prima riducono di due terzi il rischio di perdere l’impianto.

Due terzi. In numeri: senza antibiotico fallivano circa sei impianti su cento, con la dose singola circa due. Bastano venticinque pazienti trattati, una compressa a testa, per evitare un fallimento.

Ne ho scritto per esteso nell’articolo su quando servono gli antibiotici in implantologia: la terapia di più giorni ha senso solo negli interventi estesi, nelle rigenerazioni, nei pazienti a rischio. Gli studi più recenti sul tema sono raccolti nella pagina antibiotici in implantologia e chirurgia orale.

Il cortisone lavora sull’infiammazione. Dopo un intervento sull’osso il corpo invia rapidamente sangue, liquidi e cellule nella zona operata, e la guancia si gonfia. È guarigione, e il gonfiore raggiunge il massimo fra il secondo e il terzo giorno. Il cortisone riduce quella risposta nel momento in cui darebbe più fastidio.

I numeri più solidi vengono dalla chirurgia del dente del giudizio, che è il modello di tutti gli studi sul gonfiore. Canellas e colleghi hanno messo insieme nel 2022, sul British Journal of Oral and Maxillofacial Surgery, 61 studi randomizzati e 3.561 pazienti. Fra cinque cortisonici a confronto, 8 mg di desametasone prima dell’intervento è stata la scelta con la più alta probabilità di ridurre il gonfiore, e nessuno studio ha riportato effetti avversi seri. Una seconda analisi, pubblicata sul Journal of the American Dental Association nello stesso anno su 34 studi, arriva alle stesse conclusioni con una procedura diversa: anche 4 mg, iniettati sotto la mucosa o mescolati all’anestetico, riducono dolore, gonfiore e difficoltà ad aprire la bocca nel primo giorno.

Quindi li prescrivo insieme perché coprono due rischi diversi. Per un giorno o, comunque, per un periodo breve, l’uno non compromette la funzione dell’altro.

Quale cortisone prendere, e per quanti giorni

Sulla scatola leggerai quasi sempre uno di questi nomi: Soldesam o Decadron (desametasone), Bentelan (betametasone), Medrol (metilprednisolone), Deltacortene (prednisone). Sono parenti stretti. Cambiano la potenza per milligrammo e la durata dell’effetto, e il dentista sceglie in base all’intervento e alla tua storia. Le compresse di prednisone o le pasticche di betametasone da sciogliere sotto la lingua, per esempio, sono molto comode.

Il tempo è la parte che sorprende i pazienti. Il cortisone dopo chirurgia orale si prende per poco: una dose prima dell’intervento o subito dopo, oppure due o tre giorni a dose calante. Nei casi più a rischio di edema, si può arrivare, scalando, a sei giorni. La finestra da coprire è quella del picco del gonfiore, e più spesso finisce al terzo giorno.

Sulla via di somministrazione la letteratura è ampia e il risultato è analogo. Funziona per bocca, in fiala intramuscolare, iniettato sotto la mucosa accanto alla ferita. La revisione di Libório e colleghi del 2025 sul metilprednisolone conferma la riduzione di dolore, gonfiore e trisma anche con questa molecola. Nella chirurgia parodontale e implantare, Gousias e colleghi hanno analizzato nel 2025 sul Journal of Clinical Periodontology 18 studi e 1.008 pazienti trattati con antinfiammatori prima dell’intervento, cortisone compreso: il dolore cala in modo netto nelle prime otto ore. Dopo, conta di più l’eventuale analgesico che hai già a casa.

Il cortisone compromette l’integrazione dell’impianto?

È la paura più frequente, e la risposta è no.

L’osteointegrazione, cioè l’osso che cresce a contatto con la superficie dell’impianto, si gioca nelle settimane successive, e una dose o tre giorni di cortisone non la compromettono. Il gonfiore che il cortisone riduce è la parte del processo che non serve alla guarigione dell’osso, ma aiuta te a mangiare e parlare nei primi giorni. Nelle revisioni sulla chirurgia del dente del giudizio, dove la ferita ossea è maggiore ma simile a quella di un impianto, i gruppi trattati con cortisone guariscono come i gruppi di controllo.

Il discorso cambia per chi prende cortisone da mesi o anni per un’altra malattia, come artrite reumatoide, asma grave, malattie autoimmuni, trapianto. In questi casi, l’osso guarisce più lentamente, le difese sono più basse e l’impianto va pianificato con questo dato in mano, come spiego nell’articolo su perché un impianto fallisce. Chi è in quella situazione lo sa già, e deve dirlo esplicitamente alla prima visita.

Chi deve stare attento

Tre situazioni meritano una telefonata prima di prendere la prima compressa, se non ne hai parlato in studio.

Il diabete. Il cortisone alza la glicemia per due o tre giorni, anche in dose singola, e l’antibiotico non c’entra. Con un diabete ben controllato si può fare la terapia, ma il dosaggio dovrà essere attento e la glicemia deve essere misurata più spesso e, se prendi insulina, il tuo medico può aggiustare la dose. Con un diabete scompensato il dentista può scegliere di evitarlo, o può comunque sostituirlo con altri farmaci anche nel diabete compensato. In ogni caso l’emoglobina glicata è il dato che conta, se si vuole dirimere ogni dubbio.

Lo stomaco. Gastrite, reflusso, ulcera pregressa devono essere segnalati in studio. Il cortisone, purtroppo, irrita la mucosa gastrica, e la combinazione con un antinfiammatorio come ibuprofene o ketoprofene la irrita ancora di più. La regola pratica è prendere tutto a stomaco pieno. Un gastroprotettore per pochi giorni può essere una buona idea, con una riserva: secondo alcuni autori gli inibitori di pompa protonica interferiscono con l’assorbimento del calcio e potrebbero pesare sull’osteointegrazione, quindi non lo si prolunga oltre il necessario.

Le difese basse. Chemioterapia, farmaci biologici, immunosoppressori dopo un trapianto, HIV non controllato. Qui il cortisone si aggiunge a un sistema immunitario già frenato, e il dentista deve decidere insieme a chi ti segue per le altre patologie. Spesso la soluzione è una copertura antibiotica più lunga e il cortisone ridotto o eliminato.

Altre condizioni pesano meno ma vanno dette. Tra queste è bene ricordare l’ipertensione difficile o scompenso cardiaco (il cortisone trattiene liquidi), glaucoma, un herpes o una candidosi in corso, gravidanza e allattamento. Vale anche per i farmaci che prendi ogni giorno: anticoagulanti, antidepressivi, farmaci per la pressione. La guida alle interazioni farmacologiche dal dentista spiega quali contano davvero, e il calcolatore di interazioni ti dà una prima risposta mentre aspetti di parlare con chi ti ha operato.

Una coppia da conoscere è cortisone e fluorochinoloni (ciprofloxacina, levofloxacina). È importante ricordare che insieme aumentano il rischio di lesioni ai tendini. Dal dentista i fluorochinoloni si usano raramente, e questo è uno dei motivi.

Cosa non fare

Non sospendere l’antibiotico da solo. Se la prescrizione è di più giorni, finiscila anche se stai bene. Fermarsi a metà potrebbe selezionare i batteri resistenti e compromettere la guarigione. Se invece hai preso solo la monodose prima dell’intervento, è normale che non ce ne siano altre.

Non prolungare il cortisone da solo. Se il quarto giorno la guancia è ancora un po’ gonfia e la scatola non è finita, la tentazione è continuare. Il gonfiore in calo è il decorso atteso. Il cortisone in più non accelera particolarmente il calo dell’edema, ma aggiunge altri effetti che non ti servono.

Non aggiungere antinfiammatori di tua iniziativa. Un ibuprofene preso in più del previsto, sopra il cortisone, è il modo più semplice per farsi male allo stomaco. Se il dolore non è controllato, chiama. Si cambia schema, si aumenta il paracetamolo, si guarda che cosa sta succedendo. Il dolore dopo chirurgia orale si governa con un piano farmacologico, e il piano lo fa chi ha operato.

Evita l’alcol finché prendi i farmaci. Con il metronidazolo è un divieto assoluto; con gli altri antibiotici e con il cortisone peggiora la gastrite e rallenta la guarigione.

Quando chiamare

Chiama lo studio, senza aspettare il controllo, se compare uno di questi segni.

  • Febbre sopra i 38 gradi dal secondo o terzo giorno in avanti, oppure brividi.
  • Gonfiore che aumenta dal quarto giorno invece di diminuire, o che scende verso il collo.
  • Difficoltà a deglutire o a respirare: in questo caso il pronto soccorso, non lo studio.
  • Orticaria, prurito diffuso, gonfiore delle labbra o delle palpebre dopo una compressa: può essere un’allergia all’antibiotico, e la dose successiva non va presa.
  • Diarrea abbondante o con sangue, dolori addominali forti.
  • Glicemia molto alta, se hai il diabete e la misuri a casa.
  • Dolore che cresce dal terzo giorno, o un sapore cattivo persistente in bocca.

Tutto il resto, cioè un po’ di gonfiore, un livido sulla guancia, un fastidio che cala giorno dopo giorno, fa parte delle prime 48 ore dopo un’estrazione e dei giorni dopo un impianto. Le due scatole sulla tua tavola servono a renderle più leggere.

Prendile come ti è stato scritto, con il bicchiere d’acqua e qualcosa nello stomaco. Se hai un dubbio su un farmaco che già prendi, la telefonata allo studio richiede solo un minuto e vale la tranquillità di una settimana.

Riferimenti bibliografici

  1. Canellas JVDS, Ritto FG, Tiwana P. Comparative efficacy and safety of different corticosteroids to reduce inflammatory complications after mandibular third molar surgery: a systematic review and network meta-analysis. Br J Oral Maxillofac Surg. 2022;60(8):1035-1043. doi:10.1016/j.bjoms.2022.05.003 · PMID: 35728984
  2. Almadhoon HW, Hamdallah A, Abu Eida M, et al. Efficacy of different dexamethasone routes and doses in reducing the postoperative sequelae of impacted mandibular third-molar extraction: A network meta-analysis of randomized clinical trials. J Am Dent Assoc. 2022;153(12):1154-1170.e60. doi:10.1016/j.adaj.2022.08.017 · PMID: 36435528
  3. Libório H, Borges T, Pereira M, et al. The use of methylprednisolone after third molar surgery. A systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials. Med Oral Patol Oral Cir Bucal. 2025;30(1):e86-e96. doi:10.4317/medoral.26842 · PMID: 39724528
  4. Gousias C, Alsuwaiyan Z, Fial A, Han S, Tatakis DN, Kofina V. Pre-Emptive Analgesia for Periodontal and Implant-Related Surgery: A Systematic Review and Meta-Analysis. J Clin Periodontol. 2025;52(8):1167-1195. doi:10.1111/jcpe.14157 · PMID: 40342059
  5. Esposito M, Grusovin MG, Worthington HV. Interventions for replacing missing teeth: antibiotics at dental implant placement to prevent complications. Cochrane Database Syst Rev. 2013;2013(7):CD004152. doi:10.1002/14651858.CD004152.pub4 · PMID: 23904048

Domande frequenti

Si può prendere antibiotico e cortisone insieme?
Sì. Dopo un impianto, un'estrazione o un rialzo di seno, spesso il medico dentista li prescrive insieme di proposito: l'antibiotico protegge la ferita dai batteri, il cortisone riduce il gonfiore e il dolore dei primi giorni. L'unica condizione è che chi prescrive sappia quali altri farmaci prendi e se hai il diabete.
Il cortisone compromette l'impianto?
No. Una dose o due o tre giorni di cortisone riducono l'edema e non alterano l'osteointegrazione, che si gioca nelle settimane successive. Il discorso cambia per chi prende cortisone da mesi o anni per un'altra malattia. In quel caso, lì la guarigione dell'osso è più lenta e il dentista lo deve sapere prima dell'intervento.
Per quanti giorni si prende il cortisone dopo un impianto o un'estrazione?
Di solito pochissimo. Può bastare anche una sola dose prima dell'intervento o subito dopo, oppure due o tre giorni a dose calante. Il gonfiore raggiunge il massimo fra il secondo e il terzo giorno e il cortisone serve a coprire quella finestra. Una cura di una settimana o più è un'eccezione e deve avere una ragione precisa.
Quale cortisone si usa dal dentista?
Quasi sempre desametasone (Soldesam, Decadron), betametasone (Bentelan), metilprednisolone (Medrol) o prednisone (Deltacortene). Il desametasone è il più studiato: nelle revisioni sul dente del giudizio 8 mg prima dell'intervento è la scelta con più prove a favore. La molecola e la dose le sceglie chi opera, in base all'intervento e alla tua salute.
Ho il diabete: posso prendere il cortisone dopo l'estrazione?
Spesso sì, ma va deciso insieme. Il cortisone alza la glicemia per due o tre giorni, anche in dose singola. Con un diabete ben controllato il medico dentista può dartelo e chiederti di misurare la glicemia più spesso; con un diabete scompensato può preferire il solo antinfiammatorio non steroideo e ghiaccio. Dirlo prima dell'intervento è la cosa che conta.
Posso smettere l'antibiotico quando sto meglio?
No. Se ti è stata prescritta una terapia di più giorni, va finita anche se il dolore e il gonfiore sono passati: interromperla a metà seleziona i batteri resistenti e lascia la ferita scoperta nel momento in cui si sta chiudendo. Se invece ti è stata prescritta una sola dose prima dell'intervento, è normale che non ce ne siano altre.

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