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Quanto fa male il rialzo del seno mascellare e cosa aspettarsi dopo

Ernesto Bruschi, DDS, MS · · Agg. · 9 min di lettura
Sezione del mascellare con il mini rialzo dal foro dell'impianto, la membrana sollevata senza biomateriale, e i giorni del decorso: dolore, gonfiore, sangue dal naso e regole per il naso

In breve — Il rialzo del seno mascellare si fa in anestesia locale. Durante il dolore è assente. Dopo, è moderato per due giorni e si controlla con ibuprofene o paracetamolo. Il gonfiore ha il picco al terzo giorno, si può ridurre con un cortisonico in singola o poche dosi, e sparisce in una settimana. Qualche striatura di sangue dal naso per due o tre giorni è normale. Per due settimane non soffiare il naso, starnutisci a bocca aperta, niente aereo e niente cannucce. La via crestale crea meno problemi potenziali della laterale. Se la membrana si buca, in un caso su quattro o cinque, si ripara e non cambia il destino dell’impianto.

Il seno mascellare è una cavità piena d’aria che sta sopra le radici dei molari superiori, dietro lo zigomo. Quando perdi quei denti, il suo pavimento scende e l’osso sotto si assottiglia, finché l’impianto non ha più dove stare. Il rialzo del seno rialza quel pavimento di qualche millimetro, dall’interno della bocca. Il viso non si tocca.

Durante l’intervento senti pressione, non dolore

L’anestesia è locale, la stessa di un’estrazione. Sei cosciente e per questo puoi avvertire pressione, o vibrazione. Dolore no. L’intervento dura da mezz’ora a poco più di un’ora.

Due strade portano allo stesso risultato. La via laterale, il «grande rialzo», apre una finestra in alto sul lato della gengiva, solleva la membrana di Schneider e riempie lo spazio con un biomateriale. La via crestale, il mini rialzo, passa dal foro dell’impianto e solleva il pavimento dal basso, senza finestra. Nei miei casi la via crestale si fa quasi sempre senza toccare la membrana, spostando la corticale nei tre piani dello spazio, e senza biomateriale: lo spazio si riempie di coagulo e il coagulo diventa osso.

Quanto fa male dopo, in numeri

Rengo e colleghi hanno seguito nel 2021, su Clinical Oral Investigations, una serie di pazienti operati con la via laterale e hanno chiesto a loro, non al chirurgo, come era andata. Il dolore medio è rimasto sotto 50 su una scala da 0 a 100 nei primi due giorni, poi è sceso. Gli antidolorifici presi in tutto sono stati in media circa quattro. Il gonfiore c’è stato in 97 pazienti su 100 ed è durato in media quattro giorni; il livido sulla guancia in uno su due, per circa due giorni. Il 78% rifarebbe l’intervento (Rengo et al., 2021).

Questo è il decorso della via più invasiva. La via crestale crea molti meno problemi, e qui c’è uno studio che vale la pena conoscere perché è italiano e randomizzato. Farina e colleghi, a Ferrara e Modena, hanno assegnato a sorte 57 pazienti con poco osso al rialzo crestale o a quello laterale, con impianto nella stessa seduta, e hanno misurato il decorso con questionari per due settimane. Il giorno dell’intervento il dolore è stato più alto nel gruppo crestale, per via dei colpi degli osteotomi; dal primo al quattordicesimo giorno è stato uguale. Gonfiore, lividi e secrezione o sangue dal naso sono stati significativamente meno frequenti nel crestale (Farina et al., 2018). I colpi, nella mia tecnica, non ci sono: gli espansori a vite sostituiscono il martelletto, e con loro sparisce anche la vertigine posizionale che qualche paziente riferiva dopo le percussioni.

Nel 2026 Menini e colleghi hanno riunito su International Journal of Oral & Maxillofacial Implants dodici studi che misuravano il punto di vista del paziente. Il risultato va in due direzioni che si sommano. C’è meno fastidio con la via crestale rispetto alla laterale, e meno dolore a tre e a sette giorni quando non si inserisce biomateriale (Menini et al., 2026). Crestale e senza innesto è esattamente la combinazione che uso quando l’anatomia lo permette.

Per il dolore vale quello che ho scritto per tutta la chirurgia orale. Un antinfiammatorio preso prima che l’anestesia finisca, poi ibuprofene e/o paracetamolo per le prime ventiquattro ore, dal secondo giorno al bisogno. Il gonfiore ha il picco al terzo giorno e cala dal quarto. Se invece cresce, è più prudente chiamare per un controllo.

Il naso

È la parte che nessuno si aspetta. Il pavimento del seno è il soffitto del tuo osso. Appena lo sollevi, la mucosa che lo riveste reagisce come dopo un raffreddore. Per due o tre giorni dalla narice del lato operato può uscire muco rosato o qualche striatura di sangue. Normale. Farina lo ha misurato, ed è uno dei sintomi in cui la via laterale perde il confronto con la crestale.

Da qui le regole, che valgono per entrambe le vie e durano due settimane:

  • Non soffiare il naso. La pressione spinge l’aria contro la membrana appena sollevata. Se cola, tampona.
  • Starnutisci a bocca aperta. Trattenere uno starnuto manda la pressione nel seno.
  • Niente cannucce e niente fumo. La suzione fa lo stesso lavoro dello starnuto trattenuto, al contrario. Sul fumo ho scritto quanto aspettare, e dopo un rialzo la risposta è: di più.
  • Niente aereo, immersioni, sforzi intensi per dieci-quattordici giorni. Cambiano la pressione nel seno o nei vasi.
  • Lo spray nasale, se te l’ho prescritto, per cinque-sette giorni: tiene aperto il drenaggio del seno mentre la mucosa si sgonfia.

Il sanguinamento dalla bocca segue invece le regole di qualunque impianto: cosa è normale e cosa no nei primi sette giorni.

La membrana che si buca

È la domanda che il paziente informato fa per seconda. Molina e colleghi, nella revisione su Periodontology 2000 del 2022, mettono la perforazione della membrana al primo posto tra le complicanze del rialzo laterale, con un’incidenza intorno al 20-25%. È un caso su quattro o cinque. Le altre complicanze sono rare. Tra queste possiamo elencare rinosinusite cronica, sanguinamento, ostruzione dello sbocco del seno (ostio) da eccesso di biomateriale. Nel rialzo crestale le complicanze proprie sono la perforazione, la vertigine posizionale da percussione e, raramente, lo scivolamento dell’impianto nel seno (Molina et al., 2022).

Un caso su quattro sembra tanto, e lo sarebbe se la perforazione cambiasse l’esito. Sala, Lu e Chrcanovic hanno raccolto nel 2024 i dati di 18 studi: 1.817 impianti inseriti in seni dove la membrana si era perforata, con 73 fallimenti, contro 5.043 impianti in seni con membrana integra, con 274 fallimenti. La differenza non è significativa, e non cambia con il passare degli anni di controllo. Le sinusiti dopo l’intervento sono rare, e dipendono dalle dimensioni della lacerazione e da come è fatto quel seno (Sala et al., 2024). In pratica, se la membrana si buca, si può sigillare con colla chirurgica o chiudere con una tecnica che si chiama “Loma Linda Pouch” e si va avanti senza particolari problemi.

L’antibiotico

Nel rialzo semplice e senza complicazioni la copertura di routine sembrerebbe addirittura non necessaria (Díaz et al., 2025). Personalmente, ritengo valida la stessa logica che seguo per gli antibiotici in implantologia.

Quanto aspetti per il dente o i denti

Il rialzo crestale con l’impianto nella stessa seduta ha i tempi di un impianto qualunque: tre-sei mesi di osteointegrazione. La parte protesica (i denti) si realizza di solito successivamente. In alcuni casi si può fare anche il rialzo crestale con carico immediato.

Il rialzo laterale con impianto contestuale chiede, invece, almeno sei-nove mesi, perché il biomateriale deve maturare. Se l’osso residuo è così poco che l’impianto non si può mettere subito, si fa in due tempi: sei-nove mesi per il solo rialzo e altri quattro-sei dopo l’impianto. In tutti i casi, valgono sempre le regole di cosa mangiare dopo un impianto.

Cosa chiedere prima

Tre domande da fare, al chirurgo che ti propone un rialzo del seno. Da che via passa, e perché in quel caso. Se mette biomateriale, e che cosa succede se non lo mette. Quante perforazioni ha visto e come le gestisce.

Se vuoi arrivarci preparato, gli studi più citati e quelli degli ultimi tre anni sul tema sono raccolti nella pagina di letteratura sul rialzo del seno, aggiornata ogni mese. Un chirurgo che sceglie la via crestale quando l’osso lo consente, che sa fare a meno dell’innesto, che parla della membrana prima che tu lo chieda, ti sta descrivendo un decorso con meno gonfiore, e meno antidolorifici. Che è quello che volevi sapere quando hai chiesto se fa male.

Riferimenti bibliografici

  1. Farina R, Franceschetti G, Travaglini D, Consolo U, Minenna L, Schincaglia GP, et al. Morbidity following transcrestal and lateral sinus floor elevation: a randomized trial. J Clin Periodontol. 2018;45(9):1128-1139. doi:10.1111/jcpe.12985 · PMID: 29992594
  2. Menini M, Canullo L, Pesce P, Bixio F, Bagnasco F, Del Fabbro M. Patient-reported outcome measures (PROMs) in sinus elevation procedures: a systematic review and meta-analysis. Int J Oral Maxillofac Implants. 2026;41(5):557-566. doi:10.11607/jomi.11434 · PMID: 40553622
  3. Rengo C, Fiorino A, Cucchi A, Nappo A, Randellini E, Calamai P, et al. Patient-reported outcomes and complication rates after lateral maxillary sinus floor elevation: a prospective study. Clin Oral Investig. 2021;25(7):4431-4444. doi:10.1007/s00784-020-03755-x · PMID: 33620600
  4. Molina A, Sanz-Sánchez I, Sanz-Martín I, Ortiz-Vigón A, Sanz M. Complications in sinus lifting procedures: classification and management. Periodontol 2000. 2022;88(1):103-115. doi:10.1111/prd.12414 · PMID: 35103321
  5. Sala YM, Lu H, Chrcanovic BR. Clinical outcomes of maxillary sinus floor perforation by dental implants and sinus membrane perforation during sinus augmentation: a systematic review and meta-analysis. J Clin Med. 2024;13(5):1253. doi:10.3390/jcm13051253 · PMID: 38592698
  6. Díaz L, Ivanković M, Urrutia P, Uriarte X, Olivares M, Torres A, et al. Use of antibiotics for prevention and treatment of sinus lift infections: an umbrella review of systematic reviews and meta-analyses. BMC Oral Health. 2025;26(1):152. doi:10.1186/s12903-025-07465-2 · PMID: 41413511

Domande frequenti

Il rialzo del seno mascellare fa male?
Durante l'intervento no: si fa in anestesia locale e senti pressione e vibrazione, non dolore. Dopo, il dolore è moderato per i primi due giorni e poi cala. In uno studio su pazienti operati con la tecnica laterale il dolore medio è rimasto sotto 50 su una scala da 0 a 100 nei primi due giorni, con circa quattro antidolorifici presi in tutto, e il 78% rifarebbe l'intervento. Ibuprofene, meglio se con paracetamolo, basta quasi sempre.
Quanto dura il gonfiore dopo il rialzo del seno?
Nel rialzo laterale il gonfiore compare quasi sempre, 97 pazienti su 100, dura in media quattro giorni e ha il picco al terzo; in un paziente su due arriva anche un livido sulla guancia, che scompare in un paio di giorni. Nel rialzo crestale gonfiore e lividi sono molto meno frequenti. Ghiaccio nelle prime ore, testa alta la notte, e il gonfiore deve calare dal quarto giorno: se cresce, chiama.
Mi esce sangue dal naso dopo il rialzo del seno: è normale?
Qualche striatura di sangue o muco rosato dalla narice del lato operato, per due o tre giorni, è normale: il pavimento del seno è stato toccato e la mucosa reagisce. Non è normale un sanguinamento abbondante, che non si ferma, o che compare dopo il terzo giorno insieme a dolore pulsante, febbre o secrezione gialla: in quel caso serve una visita.
Quando posso soffiare il naso, starnutire e prendere l'aereo dopo il rialzo del seno?
Non soffiare il naso per due o tre settimane: la pressione spinge l'aria contro la membrana appena sollevata. Starnutisci a bocca aperta, senza trattenere. Niente cannucce, niente fumo. Aereo, immersioni e sforzi intensi aspettano dieci-quattordici giorni. Lo spray nasale, se te l'ho prescritto, per cinque-sette giorni.
Se la membrana si buca, l'intervento è fallito?
No. Nel rialzo laterale la membrana si perfora in circa un caso su quattro o cinque, ed è la complicanza più comune: si ripara con una membrana di collagene e si prosegue. Una revisione su 1.817 impianti inseriti in seni con membrana perforata e 5.043 con membrana integra non ha trovato una differenza significativa nei fallimenti. Si rimanda solo quando la lacerazione è ampia.
Devo prendere l'antibiotico dopo il rialzo del seno?
Dipende dal caso, non dall'abitudine. Le infezioni dopo il rialzo vanno dallo 0,3% all'11,6% secondo le revisioni, e la sopravvivenza degli impianti resta sopra il 90% con o senza antibiotico. La profilassi ha senso nei casi a rischio, come la membrana perforata, un rialzo laterale esteso o malattie generali che abbassano le difese; nel rialzo semplice, senza complicazioni, la copertura di routine non è necessaria.
Mini rialzo o grande rialzo: quale fa meno male dopo?
Il mini rialzo, quello crestale. In uno studio randomizzato il giorno dell'intervento il dolore è stato più alto nel crestale, per via dei colpi degli osteotomi (che con i nuovi strumenti Bonebenders non sono più necessari), ma dal giorno dopo al quattordicesimo è stato uguale, e il crestale ha dato molto meno gonfiore, meno lividi e meno sangue dal naso. Una meta-analisi del 2026 conferma: meno fastidio con la via crestale, e meno dolore a tre e sette giorni quando non si mette biomateriale.

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