Lo stress, i batteri e le gengive nel modello dell'olobionte
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In breve — Un articolo italiano del 2026 propone di aggiungere il microbiota al modello biopsicosociale di Engel e di considerare la persona e i suoi batteri come un’unica unità, l’olobionte. È una cornice teorica, senza dati propri. La parodontologia lavora su questi legami da anni. La parodontite è una disbiosi, lo stress riduce la risposta alla terapia, i batteri della bocca colonizzano l’intestino. Per il clinico e il paziente le conseguenze pratiche sono concrete.
Un modello che mette i batteri accanto alla psiche
Nel 1977 George Engel scrisse su Science che il modello biomedico non bastava a capire la malattia, e propose di considerare insieme i fattori biologici, psicologici e sociali [2]. È il modello biopsicosociale, poco o per nulla considerato nella pratica clinica.
Ad agosto 2026 Massimo Agnoletti, della Humanitas University, ha pubblicato su Qeios una revisione narrativa che aggiunge un quarto elemento, il microbiota [1]. Il suo modello biopsicosociale dell’olobionte considera la persona, il suo contesto psicologico e sociale e le comunità microbiche che la abitano come una sola unità funzionale. In questa lettura la salute nasce dalla «coerenza» delle interazioni fra i diversi livelli, e la malattia da una loro perdita di coordinazione.
Il termine olobionte indica l’organismo ospite insieme al suo microbiota e ai loro genomi. Viene dalla biologia evolutiva, e Bordenstein e Theis ne hanno proposto dieci principi su PLoS Biology nel 2015 [3].
Agnoletti propone anche di chiamare l’asse microbiota-intestino-cervello «asse microbiota-intestino-cervello-mente», per dare un nome esplicito alla componente psicologica. È una proposta terminologica dell’autore, che rimanda a un suo articolo divulgativo, e per ora non è entrata nell’uso.
Lui stesso nota che su PubMed la ricerca combinata di holobiont e biopsychosocial non restituisce quasi nulla. È un indizio della novità della proposta. Vuol dire anche che nessuno l’ha ancora messa alla prova, e infatti nelle conclusioni l’autore la definisce un quadro teorico preliminare, da validare con studi empirici.
La parodontite era già una malattia dell’ecosistema
Per chi si occupa di parodonto, l’idea che la malattia nasca da un ecosistema ha una storia lunga. Nel 2012 Hajishengallis e Lamont hanno descritto il modello PSD, polymicrobial synergy and dysbiosis: la parodontite inizia da una comunità microbica sinergica e disbiotica, più che da singoli patogeni come quelli del complesso rosso [4]. Alcune specie, i keystone pathogens, modulano la risposta dell’ospite e spostano l’equilibrio verso la disbiosi. È il passo successivo ai complessi di Socransky, che classificavano le specie per gruppi.
Nel 2015, su Nature Reviews Immunology, Hajishengallis ha definito la parodontite una malattia infiammatoria disbiotica con effetti negativi sulla salute sistemica, e ha descritto i meccanismi con cui i batteri sovvertono la risposta immunitaria, nella bocca e in sedi lontane [5].
L’ospite e i suoi batteri, quindi, si studiano insieme da tempo. Il caso estremo di questa convivenza sono i mitocondri, che discendono da batteri inglobati da una cellula antica e oggi fanno parte di ogni nostra cellula.
Dalla bocca all’intestino
Per anni il passaggio di batteri orali nell’intestino è stato considerato un evento raro, segno di malattia. Nel 2019 Schmidt e colleghi hanno confrontato i ceppi microbici della saliva e delle feci di 470 persone di cinque Paesi, per 310 specie [6]. La trasmissione dalla bocca all’intestino, con successiva colonizzazione, è risultata comune ed estesa anche nelle persone sane, e più frequente nei pazienti con cancro del colon-retto e artrite reumatoide.
Kitamoto e colleghi, su Cell nel 2020, hanno mostrato nel topo un meccanismo che lega la parodontite all’infiammazione intestinale [7]. La parodontite fa espandere nella bocca patobionti come Klebsiella ed Enterobacter. Questi vengono deglutiti, arrivano all’intestino e vi attivano l’inflammasoma. Nello stesso tempo, nella bocca si formano linfociti Th17 reattivi a quei batteri, che migrano verso l’intestino infiammato e contribuiscono alla colite. È un lavoro sperimentale sugli animali, e nell’uomo il meccanismo resta da dimostrare.
Dal cervello ai batteri
Agnoletti cita come esempio di influenza «dall’alto verso il basso» uno studio di Chang e colleghi, pubblicato su Cell nel 2024 [8]. Nel topo le ghiandole di Brunner del duodeno, stimolate dal nervo vago, favoriscono la crescita dei lattobacilli intestinali. Gli autori hanno ricostruito il circuito che collega queste ghiandole al nucleo centrale dell’amigdala. Lo stress cronico riduce l’attività dell’amigdala e produce gli stessi effetti della rimozione delle ghiandole: meno lattobacilli e più vulnerabilità alle infezioni. Stimolare l’amigdala o i neuroni vagali parasimpatici inverte questi effetti.
Anche questo è un lavoro sul topo, e riguarda l’intestino. Non conosco studi che abbiano cercato un circuito simile per il microbiota della bocca.
Lo stress e la risposta alla terapia parodontale
Sul parodonto le prove nell’uomo ci sono. Nel 2025 Mauland e Neupane hanno pubblicato sul Journal of Clinical Periodontology una revisione sistematica di 13 studi, con 1.610 partecipanti, sull’effetto di stress, depressione e ansia sulla risposta alla terapia parodontale [9]. Nella meta-analisi i pazienti sotto stress hanno risposto meno alla terapia. Hanno guadagnato meno attacco clinico e la profondità di sondaggio si è ridotta meno che negli altri pazienti, ma gli autori giudicano limitata o molto bassa la fiducia in queste stime.
Sul legame fra stress e presenza di parodontite, una meta-analisi del 2022 ha trovato un odds ratio di 1,78 [10].
Il meccanismo biologico è in parte noto, e ne ho scritto a proposito dell’asse dello stress, del cortisolo e dell’IL-10. Anche i fattori sociali entrano nel quadro: ne ho parlato commentando i dati su matrimonio e salute delle gengive.
Che cosa cambia nella pratica clinica
Il modello non porta, ancora, a nuove terapie. Il suo valore, tuttavia, esiste ed è ricordare al clinico che una parte delle variabili che influenzano la salute dei tessuti di sostegno dei denti è legata a fattori sistemici e psicologici.
Lo stress entra nell’anamnesi. Accanto a fumo e diabete conviene chiedere del sonno, dell’umore e degli eventi recenti, e annotarli in cartella. Non spetta certo all’odontoiatra diagnosticare un disturbo d’ansia o una depressione; ma, se il quadro lo suggerisce, è necessario indirizzare il/la paziente verso lo specialista competente.
Le aspettative si dichiarano prima. Se i dati di Mauland valgono anche per i nostri pazienti, chi attraversa un periodo di forte stress probabilmente risponderà meno alla prima fase di terapia. Dirlo prima della rivalutazione evita che il paziente legga il risultato come un fallimento suo o del clinico.
La terapia causale resta la stessa. Nessuno degli studi citati qui mostra che un probiotico, un integratore, una tecnica di rilassamento, o una procedura di mindfulness sostituiscano la rimozione del biofilm. La letteratura sulla parodontite e quella sul microbiota orale raccolgono le revisioni aggiornate su entrambi i fronti.
I limiti del modello
Il lavoro di Agnoletti è teorico e non presenta dati nuovi. La «coerenza» su cui si regge non è ancora una grandezza misurabile. L’autore propone di renderla tale con studi longitudinali che integrino biomarcatori infiammatori ed endocrini, analisi del microbiota, valutazioni psicometriche e variabili sociali, ma questi studi non esistono ancora.
Un modello così ampio è compatibile con quasi qualunque risultato. Diventerà utile alla ricerca quando dirà che cosa ci si aspetta di misurare, e che cosa lo smentirebbe.
Conta anche la sede. Qeios è una piattaforma di pubblicazione con revisione aperta, e il lavoro risulta approvato dai revisori; non è una rivista di parodontologia o di microbiologia.
Per un parodontologo il passo concreto è piccolo, ma forse importante nell’ambito di una diagnosi circolare della persona nel suo insieme. Una domanda in più in anamnesi, una riga in più in cartella e un’aspettativa detta prima della rivalutazione.
Immagine di copertina: «Gut-Brain Axis», da Suganya K e Koo BS, vettorializzazione di Mrmw, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.
Riferimenti bibliografici
- Agnoletti M. The Bio-Psycho-Social Holobiont Model of Health: Integrating the Biopsychosocial Paradigm, Microbiota Science, and Psychoneuroendocrinoimmunology. Qeios. 2026;8. doi:10.32388/RC9P2S.2
- Engel GL. The need for a new medical model: a challenge for biomedicine. Science. 1977;196(4286):129-136. doi:10.1126/science.847460 · PMID: 847460
- Bordenstein SR, Theis KR. Host Biology in Light of the Microbiome: Ten Principles of Holobionts and Hologenomes. PLoS Biol. 2015;13(8):e1002226. doi:10.1371/journal.pbio.1002226 · PMID: 26284777
- Hajishengallis G, Lamont RJ. Beyond the red complex and into more complexity: the polymicrobial synergy and dysbiosis (PSD) model of periodontal disease etiology. Mol Oral Microbiol. 2012;27(6):409-419. doi:10.1111/j.2041-1014.2012.00663.x · PMID: 23134607
- Hajishengallis G. Periodontitis: from microbial immune subversion to systemic inflammation. Nat Rev Immunol. 2015;15(1):30-44. doi:10.1038/nri3785 · PMID: 25534621
- Schmidt TS, Hayward MR, Coelho LP, et al. Extensive transmission of microbes along the gastrointestinal tract. eLife. 2019;8:e42693. doi:10.7554/eLife.42693 · PMID: 30747106
- Kitamoto S, Nagao-Kitamoto H, Jiao Y, et al. The Intermucosal Connection between the Mouth and Gut in Commensal Pathobiont-Driven Colitis. Cell. 2020;182(2):447-462.e14. doi:10.1016/j.cell.2020.05.048 · PMID: 32758418
- Chang H, Perkins MH, Novaes LS, et al. Stress-sensitive neural circuits change the gut microbiome via duodenal glands. Cell. 2024;187(19):5393-5412.e30. doi:10.1016/j.cell.2024.07.019 · PMID: 39121857
- Mauland EK, Neupane SP. The Influence of Psychological Stress and Stress-Related Disorders in the Treatment Outcome of Periodontitis: A Systematic Review and Meta-Analysis. J Clin Periodontol. 2025;52(12):1760-1778. doi:10.1111/jcpe.70022 · PMID: 40855968
- Aggarwal K, Gupta J, Kaur RK, et al. Effect of anxiety and psychologic stress on periodontal health: a systematic review and meta-analysis. Quintessence Int. 2022;53(2):144-154. doi:10.3290/j.qi.b2091191 · PMID: 34595909
Domande frequenti
Che cos'è un olobionte?
Lo stress può davvero far peggiorare la parodontite?
Un probiotico può sostituire la terapia parodontale?
Non è solo un modo nuovo di chiamare cose che sappiamo già?
Il mio odontoiatra deve chiedermi dello stress?
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Bruschi E. Lo stress, i batteri e le gengive nel modello dell'olobionte [Internet]. Frosinone: Bonebenders; 2026 [citato 2026 ott 30]. Disponibile su: https://bonebenders.com/blog/olobionte-stress-microbiota-parodontite/ Bruschi, E. (2026, 27 ottobre). Lo stress, i batteri e le gengive nel modello dell'olobionte. Bonebenders. https://bonebenders.com/blog/olobionte-stress-microbiota-parodontite/
@misc{bruschi2026olobionte,
author = {Bruschi, Ernesto},
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} Approfondisci
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