Impianti in zirconia o in titanio, cosa dicono i dati e quando la zirconia ha senso
In breve — Nei primi cinque anni zirconia e titanio si equivalgono. La sopravvivenza (percentuale di successo) è sovrapponibile. Il mantenimento dei livelli ossei e gengivali è del tutto simile. La zirconia ha senso in due soli casi, l’allergia al titanio documentata, che riguarda una manciata di pazienti al mondo, e l’estetica in una gengiva sottilissima nella zona anteriore. I suoi limiti sono molteplici. Può fratturarsi e nei diametri ridotti si usa con cautela. Gli impianti in due pezzi sono un po’ peggio dei monoblocco. E i dati oltre i cinque-sette anni mancano. Il titanio ha cinquant’anni di storia. Scegliere la zirconia per paura dei «metalli pesanti» è una scelta basata su una paura inutile alimentata da coloro che vogliono lucrare sulle paure dei pazienti.
«Vorrei quello bianco, senza metallo.» Negli ultimi anni è una richiesta che arriva più spesso, talvolta già accompagnata dal nome del materiale o addirittura del produttore.
E ha due radici. Una è estetica, legittima. Ma l’altra è una paura basata su fondamenta di argilla. Si tratta della teoria fantasiosa sul titanio come «metallo pesante tossico nel corpo», che ho già smontato parlando di metalli pesanti e truffa semantica. Qui metto in fila i dati, perché la zirconia è comunque un materiale serio e merita una risposta seria.
Cosa sono i due materiali
Il titanio è un metallo leggero che, a contatto con l’aria, si ricopre in un istante di uno strato di ossido inerte (TiO2). Ed è quello strato, non il metallo, che aderisce all’osso. L’osteointegrazione è stata scoperta sul titanio, e sul titanio esistono studi a venti, trenta e quarant’anni. La zirconia è biossido di zirconio stabilizzato con ittrio, una ceramica bianca, durissima, che l’osso integra in modo simile. In bocca c’è da decenni come corona; come impianto, in sistemi che valga la pena misurare, dal 2004 circa.
La differenza che conta è meccanica. Il titanio si piega prima di rompersi, e la flessione ripetuta della masticazione lo usura poco (il “quanto” dipende dalla connessione e dalla marca). La zirconia non si piega. È vero che regge compressioni enormi, ma cede di colpo quando la flessione supera il limite elastico. Un impianto è come una vite sottile che lavora di lato ogni volta che mastichi, e questo spiega quasi tutti i limiti che leggerai sotto.
I numeri a confronto
Fino a pochi anni fa i dati sulla zirconia erano serie di casi senza un gruppo controllo di titanio ai quali paragonarli. Pieralli e colleghi, nel 2017, hanno raccolto nove studi prospettici con 398 impianti in zirconia. Hanno verificato una sopravvivenza del 95,6% a un anno, con quasi tutte le perdite nei primi mesi, durante la guarigione, e poi curve piatte. La perdita ossea è stata quantificata in 0,79 millimetri nel primo anno (Pieralli et al., 2017). Roehling, per l’ITI Consensus del 2018, ha separato gli impianti in commercio da quelli sperimentali: per i primi, 510 impianti in 398 pazienti, sopravvivenza del 98,3% a un anno e del 97,2% a due, perdita ossea di 0,7 millimetri, fratture nello 0,2% (Roehling et al., 2018). Lo stesso gruppo, nel 2023, ha raggruppato in una metanalisi gli studi con almeno cinque anni di follow-up. Erano sei studi, con 277 impianti complessivamente e la sopravvivenza raggiungeva il 97,2%, con una perdita ossea marginale media di 1,1 millimetri (Roehling et al., 2023). Sono numeri molto buoni.
Il confronto diretto è arrivato anche nel 2026. Pachiou, Balmer e colleghi hanno riunito per lo ZrO Summit nove studi che mettevano i due materiali direttamente a confronto l’uno contro l’altro, 435 impianti, 222 in zirconia e 213 in titanio. A un anno, nei trial randomizzati, non c’è differenza di sopravvivenza e la perdita ossea di 0,16 millimetri in più attorno alla zirconia a cinque anni è scomparsa, con sopravvivenza e perdita ossea comparabili. Nessuna differenza nell’estetica dei tessuti né nel giudizio dei pazienti (Pachiou et al., 2026).
Due riserve, scritte dagli stessi autori. L’evidenza oltre i cinque anni è insufficiente, e parte dei dati viene da sistemi non più in commercio. La zirconia di oggi è diversa da quella del 2008, e questo è un bene; vuol dire però che gli impianti con i dati più lunghi sono quelli che non si usano più.
Dove la zirconia ha senso
L’allergia al titanio documentata. Esiste, ma è rarissima. Restelli e colleghi, nel 2026, hanno setacciato 1.761 studi e hanno trovato 21 pazienti in tutto, con 33 impianti, 20 diagnosi di ipersensibilità accertata, e un totale di 17 impianti rimossi (Restelli et al., 2026). Ventuno pazienti nella letteratura mondiale, a fronte di decine di milioni di impianti. Per chi è fra quei ventuno la zirconia è la soluzione; per gli altri, evitare un’allergia che non hanno non è un buon motivo per escludere il titanio. Come si arriva a quella diagnosi, e perché i test cutanei da soli non bastano, lo trovi alla voce ipersensibilità al titanio.
L’estetica in una gengiva sottilissima. Nella zona anteriore, in un paziente con la gengiva fine e trasparente, il colletto grigio del titanio potrebbe trasparire. In realtà, questo non può accadere con le tecniche dei bonebenders di espansione osteo-mucosa. Ma con altre tecniche a volte si verifica. Nella maggior parte dei casi si risolve con un moncone in zirconia su un impianto in titanio, o con uno spessore di gengiva in più. Nei casi in cui non basta, un impianto bianco, effettivamente, toglie il problema “alla radice”.
La preferenza del paziente. Chi, informato di tutto quello che c’è in questa pagina, vuole comunque un materiale senza metallo ha diritto ad averlo. La condizione è che sia una scelta consapevole e non una paura immotivata. Il titanio sano non rilascia «metalli pesanti», e il sangue si lega al titanio in cinque minuti con una biologia che la zirconia imita, senza superarla.
I limiti da conoscere
La frattura. Lo 0,2% negli impianti in commercio seguiti da Roehling è un numero piccolo, e nel titanio è ancora più piccolo. Cionca, Hashim e Mombelli, nella revisione su Periodontology 2000, mettono la frattura del materiale fra le preoccupazioni principali, insieme ai fallimenti precoci che nelle prime generazioni erano significativamente più alti che nel titanio (Cionca et al., 2017). Un impianto in zirconia che si rompe non si ripara. Si toglie con difficoltà perché non ci sono appigli solidi e spesso è necessario sacrificare l’osso intorno, rendendo molto difficile la sostituzione.
I diametri ridotti. Dove lo spazio è stretto, un impianto in titanio da 3,3 millimetri è routine. In zirconia, la stessa misura ha meno margine di resistenza alla flessione, e in molti sistemi non è disponibile o è sconsigliata nei settori posteriori. Chi ha una cresta sottile ha più soluzioni disponibili con il titanio, anche se poi l’osso spesso non è vero che manca.
Il monopezzo. La maggior parte dei dati buoni viene da impianti in cui vite e moncone sono un pezzo solo. Più robusto, con due conseguenze: il moncone che sporge va protetto subito con un provvisorio, perché la lingua e i cibi lo caricano dal primo giorno, e la sua inclinazione è decisa in studio durante la chirurgia, con poca possibilità di correzione successiva. Gli impianti in due pezzi risolvono questo ma spostano il punto debole nella connessione tra i due. Nella meta-analisi del 2026 la sopravvivenza a un anno degli impianti a due pezzi è stata un po’ più bassa del titanio, quella dei monopezzo uguale (Pachiou et al., 2026).
La storia corta. Balmer, Jung e Kohal hanno seguito per cinque anni 71 impianti monopezzo in Svizzera e Germania: uno perso a cinque settimane, sopravvivenza del 98,4%, perdita ossea di 0,7 millimetri, tutta prima del carico e poi stabile (Balmer et al., 2020). È uno studio ben fatto, e cinque anni sono cinque anni. Per il titanio ho i dati a vent’anni, e un paziente di quarant’anni che mette un impianto spera che ne duri almeno trenta.
Cosa ti direi in studio
Se hai una gengiva normale, nessuna allergia documentata e un impianto da mettere, ti propongo il titanio, e ti spiego perché. Ci sono più storia, più diametri, più margine di correzione dell’asse protesico. Una connessione protesica che si può correggere è molto importante.
Se sei uno di quei ventuno pazienti al mondo con un’allergia dimostrata al titanio, la zirconia è una scelta solida, con uno 0,2% di fratture da sapere e un provvisorio da portare con attenzione. Se vuoi la zirconia per una paura dei “metalli pesanti”, prima parliamo della paura, poi del materiale.
Quello che non cambia, con l’uno o con l’altro, è che l’impianto dura per l’osso che gli sta attorno e per la gengiva che lo sigilla: come si pulisce a casa conta più del materiale di cui è fatto. Gli studi più citati e quelli degli ultimi tre anni sulle superfici implantari, titanio e zirconia comprese, sono raccolti nella pagina di letteratura, aggiornata ogni mese.
Riferimenti bibliografici
- Pachiou A, Delgado-Ruiz R, Schnurr E, Kim DM, Romanos GE, Balmer M. ZrO Summit 2025, Group 1, ‘Survival and clinical performance of zirconia compared to titanium implants: a systematic review and meta-analysis’. Int J Oral Maxillofac Implants. 2026. doi:10.11607/jomi.11788 · PMID: 42139228
- Roehling S, Gahlert M, Bacevic M, Woelfler H, Laleman I. Clinical and radiographic outcomes of zirconia dental implants. A systematic review and meta-analysis. Clin Oral Implants Res. 2023;34 Suppl 26:112-124. doi:10.1111/clr.14133 · PMID: 37750521
- Roehling S, Schlegel KA, Woelfler H, Gahlert M. Performance and outcome of zirconia dental implants in clinical studies: A meta-analysis. Clin Oral Implants Res. 2018;29 Suppl 16:135-153. doi:10.1111/clr.13352 · PMID: 30328200
- Pieralli S, Kohal RJ, Jung RE, Vach K, Spies BC. Clinical outcomes of zirconia dental implants: a systematic review. J Dent Res. 2017;96(1):38-46. doi:10.1177/0022034516664043 · PMID: 27625355
- Balmer M, Spies BC, Kohal RJ, Hämmerle CH, Vach K, Jung RE. Zirconia implants restored with single crowns or fixed dental prostheses: 5-year results of a prospective cohort investigation. Clin Oral Implants Res. 2020;31(5):452-462. doi:10.1111/clr.13581 · PMID: 31981374
- Cionca N, Hashim D, Mombelli A. Zirconia dental implants: where are we now, and where are we heading? Periodontol 2000. 2017;73(1):241-258. doi:10.1111/prd.12180 · PMID: 28000266
- Restelli L, Uriarte X, Moreno X, Mena C, Fernández E, Fan S, et al. Titanium hypersensitivity in dental implants: A systematic review of updated clinical evidence and diagnostic strategies. J Prosthodont Res. 2026. doi:10.2186/jpr.JPR_D_25_00255 · PMID: 41581901
Domande frequenti
Gli impianti in zirconia sono meglio di quelli in titanio?
Quando ha senso scegliere un impianto in zirconia?
La zirconia si può rompere?
Monopezzo o due pezzi: cosa cambia?
Con la zirconia non ci sono allergie e la gengiva sta meglio?
Ho già un impianto in titanio: devo cambiarlo con uno in zirconia?
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