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Il metodo Bonebenders: l'osso non va sempre aggiunto

Dr. Ernesto Bruschi · · Agg. · 6 min di lettura
Il metodo Bonebenders: espansione crestale e rigenerazione ossea su misura

In breve — Quando un dentista dice «non c’è osso», spesso intende che non c’è abbastanza larghezza. Il metodo Bonebenders parte da lì: prima di aggiungere osso da fuori, si guarda se quello che c’è può essere allargato con l’espansione della cresta, e si rigenera solo quanto serve. Non vale per tutti i casi, e la pagina dice anche per chi non è.

«Non ha abbastanza osso.» È la frase che arriva prima di un innesto dall’anca, di un blocco prelevato dal mento, di un’arcata fissa su quattro impianti inclinati. A volte è vera. Spesso è vera solo in parte: l’osso c’è, ma è stretto. E l’osso stretto, se ha dentro midollare vivo, si può aprire come un libro e lasciar guarire allargato.

Il metodo Bonebenders è questo ragionamento, messo in ordine. L’osso non va sempre aggiunto. A volte basta spostarlo.

Da dove viene

Nel 1994 Agostino Scipioni, Giovanni Battista Bruschi e Calesini pubblicano i risultati a cinque anni di una tecnica per allargare le creste sottili senza innesti: la edentulous ridge expansion, ERE [1]. Nel 1999 lo stesso gruppo documenta con l’istologia che l’osso tra le due pareti separate si rigenera davvero [2]. Nel 2017 arrivano i controlli radiografici del livello osseo a cinque anni dopo espansione e impianto immediato [3].

La storia di come due generazioni della stessa famiglia hanno costruito questa scuola è raccontata in Due generazioni, una rivoluzione. Il protocollo per i colleghi, passo per passo, sta in Espansione crestale Bruschi-Scipioni.

Le tecniche

Il metodo non è una tecnica sola. È una scelta, fatta caso per caso, fra strumenti che hanno lo stesso principio: lavorare con i tessuti che ci sono.

Cosa dice la letteratura

Oltre ai lavori della scuola, la tecnica di divisione ed espansione della cresta ha una revisione sistematica dedicata [6], e studi con carico immediato sugli impianti inseriti nella cresta espansa [4]. La raccolta aggiornata delle revisioni e degli studi più citati è nella pagina Letteratura: espansione crestale, rigenerata ogni mese dalle banche dati.

Le pubblicazioni del Dr. Bruschi, con i link a DOI e PubMed, sono in Pubblicazioni.

Per chi è

  • Hai perso uno o più denti da tempo e la cresta si è assottigliata: manca larghezza, non altezza.
  • Ti hanno proposto un innesto a blocco o un prelievo da un’altra sede, e vuoi sapere se esiste un’alternativa con un intervento solo.
  • Ti hanno proposto un’arcata fissa su pochi impianti e vuoi capire se si può conservare o ricostruire per settori.
  • Un impianto è stato messo dove l’osso non c’era e va rifatto: impianto mal posizionato.

Per chi non è

Dirlo fa parte del metodo.

  • Quando manca soprattutto altezza: servono altre strade, dal rialzo del seno agli impianti corti.
  • Quando la CBCT mostra che la cresta, allargata, non darebbe un osso stabile attorno all’impianto: si sceglie un’altra tecnica.
  • Quando farmaci o malattie sconsigliano una chirurgia ossea, o la rendono da pianificare con chi prescrive: per esempio certe terapie per l’osteoporosi (cosa dice il consensus 2025).
  • Quando l’arcata fissa è davvero la soluzione più semplice e più stabile. Succede, ed è giusto farla: un caso full-arch documentato.

Il percorso

  1. Diagnosi. Visita, fotografie, radiografie. La CBCT, se serve, la prescriviamo e la esegue il radiologo.
  2. Progetto. Sulla CBCT si misura quanto osso c’è, dove, e quale strumento usare. Se serve, una guida chirurgica.
  3. Chirurgia. In anestesia locale, con incisioni ridotte al necessario. Spesso l’impianto entra nello stesso intervento.
  4. Guarigione e controlli. Istruzioni scritte per quel tipo di intervento, controlli programmati, protesi quando l’osso è pronto.

I casi

Le radiografie prima e dopo sono pubbliche; le fotografie sono visibili agli iscritti alla newsletter.

Come si comincia

Se ti hanno detto che non hai abbastanza osso, porta la CBCT e il piano che ti hanno proposto a una valutazione del caso. È una visita con il Dr. Bruschi: alla fine ricevi una relazione scritta con le alternative, compresa quella che avevi già.

Se sei un collega e hai un paziente con una cresta sottile, puoi inviarci il caso: la protesi resta a te.


Riferimenti bibliografici

  1. Scipioni A, Bruschi GB, Calesini G. The edentulous ridge expansion technique: a five-year study. Int J Periodontics Restorative Dent 1994;14(5):451-9. PubMed
  2. Scipioni A, Bruschi GB, Calesini G, Bruschi E, De Martino C. Bone regeneration in the edentulous ridge expansion technique: histologic and ultrastructural study of 20 clinical cases. Int J Periodontics Restorative Dent 1999;19(3):269-77. PubMed
  3. Bruschi GB, Crespi R, Capparé P, Bravi F, Grande N, Gherlone E, Gastaldi G. Radiographic evaluation of crestal bone level in split-crest and immediate implant placement: minimum 5-year follow-up. Int J Oral Maxillofac Implants 2017;32(1):114-120. DOI · PubMed
  4. Crespi R, Bruschi GB, Gastaldi G, Capparé P, Gherlone EF. Immediate loaded implants in split-crest procedure. Clin Implant Dent Relat Res 2015;17 Suppl 2:e692-8. DOI · PubMed
  5. Bruschi GB, Bruschi E, Papetti L. Flapless Localised Management of Sinus Floor (LMSF) for trans-crestal sinus floor augmentation and simultaneous implant placement. A retrospective non-randomized study: 5-year of follow-up. Heliyon 2021;7:e07927. DOI · PubMed
  6. Bassetti MA, Bassetti RG, Bosshardt DD. The alveolar ridge splitting/expansion technique: a systematic review. Clin Oral Implants Res 2016;27(3):310-24. DOI · PubMed

Domande frequenti

Cos'è il metodo Bonebenders, in una frase?
È un modo di ragionare prima di operare: si guarda se l'osso che c'è può essere spostato e allargato (espansione crestale) invece di aggiungerne dell'altro, e si rigenera solo quanto serve, trattando osso e gengiva come un unico tessuto.
Vale per tutti quelli a cui hanno detto che hanno poco osso?
No. Funziona quando manca soprattutto larghezza. Se manca altezza, se la CBCT mostra che l'espansione non darebbe un risultato stabile o se le condizioni generali sconsigliano la chirurgia, la strada è un'altra: innesto, rialzo del seno, impianti corti o una protesi diversa. Lo si capisce solo con la visita e la CBCT.
Non è una tecnica di nicchia, poco studiata?
L'espansione della cresta è descritta dal 1994, con uno studio a cinque anni, uno istologico su venti casi e controlli radiografici a cinque anni dopo impianto immediato. Esiste anche una revisione sistematica della tecnica. È meno diffusa dell'innesto perché richiede una curva di apprendimento, non perché manchino i dati.
Fa male?
L'intervento si fa in anestesia locale: si sente pressione, non dolore. Nei giorni successivi gonfiore e fastidio sono possibili e si gestiscono con i farmaci prescritti; di solito sono minori rispetto a un prelievo di osso da un'altra sede, perché il prelievo non c'è.
Come si capisce se il mio caso è adatto?
Con una valutazione del caso: visita, lettura della CBCT e del piano che ti hanno proposto. Alla fine ricevi una relazione scritta con le alternative, compresa quella che avevi già.

Cita questo articolo

Formato pronto per tesi, slide e articoli. Se lo citi in una pagina web, usa l’URL come link: è così che i lettori risalgono alla fonte.

Bruschi E. Il metodo Bonebenders: l'osso non va sempre aggiunto [Internet]. Frosinone: Bonebenders; 2025 [aggiornato 2026 set 27; citato 2026 ott 1]. Disponibile su: https://bonebenders.com/blog/il-metodo-bonebenders/

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